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Nel Sud Sudan piegato dalle inondazioni, il soccorso del Pam

Gli aiuti alimentari e per la ricostruzione del Programma alimentare mondiale, Premio Nobel per la pace 2020, nel Paese africano che cerca la pace, colpito da siccità, allagamenti, carestie e dal Covid-19. Su poco più di 7 milioni di abitanti, si stima che 6 e mezzo abbiano bisogno di assistenza

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Nel Sud Sudan in cerca di pace, ci sono quasi 6 milioni e mezzo di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare, su una popolazione che supera di poco i 7 milioni. Una situazione disastrosa, causata prima dai combattimenti tra fazioni, iniziati nel 2015 e mai completamente interrotti, poi dalla siccità del 2019 e dalle successive inondazioni, che hanno rovinato gran parte del raccolto. Ad inizio 2020 l’invasione di locuste e a metà settembre i nuovi allagamenti con esondazioni del Nilo Bianco, hanno dato quasi il colpo di grazia a questo Paese, piegato da malaria e morbillo, con uno dei più alti tassi di mortalità infantile e, da marzo, afflitto anche dal Covid-19, con più di 3000 casi confermati.

Il Pam prevede di aiutare 5 milioni di sud sudanesi 

In queste condizioni opera il Programma alimentare mondiale, Premio Nobel per la pace 2020, la più grande organizzazione umanitaria del mondo, gestita dalle Nazioni Unite, che punta ad aiutare almeno 5 milioni di sud sudanesi in questo 2020. I numeri che diffonde sono drammatici: 1 milione e mezzo gli sfollati interni, in fuga da combattimenti, inondazioni e carestia, 2 milioni e 200 mila le persone rifugiate nei Paesi vicini. E mancano ancora 467 milioni di dollari di finanziamenti per assicurare gli aiuti necessari.

L'impatto del Covid-19 ha aumentato la povertà in città

L’impatto economico del Covid-19 ha aumentato di 1,6 milioni il numero di persone che hanno bisogno di assistenza immediata, e 700 mila sono quelle colpite dalle inondazioni. Nelle città, dove la maggior parte degli abitanti lavora a giornata o nell’economia informale, il lockdown e la limitazione degli spostamenti hanno annullato i mezzi di sussistenza per molti. La maggior parte del cibo è importato e la crisi ha fatto decollare i prezzi. Le limitazioni ai trasporti hanno messo sotto stress i mercati cittadini, e un sacco di mais da 50 kg è aumentato di oltre un terzo da marzo. In queste condizioni gli indigenti aumentano.

Gli aiuti appena scaricati da un elicottero del Pam
Gli aiuti appena scaricati da un elicottero del Pam

Strade allagate, gli aiuti arrivano per via aerea

Il Pam distribuisce cibo ai più vulnerabili e agli sfollati, sostiene le comunità che costruiscono o riparano sistemi di irrigazione e di raccolta dell'acqua, e fornisce anche prodotti nutrienti speciali per la prevenzione e il trattamento della malnutrizione tra i bambini e le donne incinte o che allattano. Finora ha consegnato 22mila tonnellate di aiuti alimentari per via aerea, visto che le strade sono state distrutte dalle forti inondazioni. E infine sostiene il ministero della Salute del Sud Sudan con medici e dispositivi di protezione individuale per la lotta al Covid-19.

Campi e allevamenti distrutti dalle inondazioni

Nelle immagini girate da Jonathan Dumont, responsabile della comunicazione video del Pam, e dai suoi collaboratori, gli effetti delle inondazioni del 17 e 18 settembre nelle contee di Bor South e Juba, che hanno portato ad una significativa espansione delle zone umide dei bacini di Sobat e del Nilo. Abitazioni distrutte e perdita del bestiame, fonte primaria di sostentamento nello Stato di Jonglei, hanno portato circa 50 mila persone a cercare rifugio a Bor. Dove però l’operatore del Pam riprende il centro per bambini malnutriti sommerso dall’acqua.

Bambini nell'acqua nella città sud sudanese di Bor
Bambini nell'acqua nella città sud sudanese di Bor

Sott'acqua anche il centro per i bambini malnutriti

In quei locali il Pam e i suoi partner aiutano 500 bambini con il trattamento per la malnutrizione e altri 1.100 con quello di prevenzione. Nell’intervista il direttore del PAM in Sud Sudan Matthew Hollingworth spiega che l’agenzia delle Nazioni Unite dovrà sostenere “quasi 600 mila persone in questa stagione del raccolto”. “Abbiamo gli strumenti, le persone e i partner sul campo per farlo – assicura - ma abbiamo un disperato bisogno di 58 milioni di dollari per dare un aiuto immediato alle comunità in fuga, ma anche per rimetterle in piedi non appena saranno in grado di tornare a casa".

In 6 mila nel campo per sfollati di Pabial

Tra i circa 6 mila sud sudanesi sfollati nel campo di Pabial c’è anche Adol Kur Akuei, 40 anni, con i suoi sette figli. La sua casa nel Villaggio di Mathiang è stata sommersa dalle inondazioni e Adol ha perso 20 capi di bestiame e tutti i suoi raccolti, rimanendo così senza reddito. Si lamenta di essere al campo da quasi un mese e di non aver ancora ricevuto assistenza. Lei e i suoi figli hanno bisogno di cibo, e il Pam ha avviato per loro e gli altri ospiti del campo la distribuzione di alimenti.

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La fame dei profughi in fuga dall'acqua
11 ottobre 2020, 08:40