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Vatican News

Violata la tregua in Nagorno-Karabakh

Continuano i violenti scontri nella regione caucasica. Domenica il Papa ha chiesto alle parti di riprendere la tregua ed ha pregato per le vittime del conflitto. Luciano Bozzo, docente di Relazioni Internazionali: “Possibile un nuovo cessate il fuoco, ma ad oggi è improbabile la fine del conflitto”

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Avviato sabato 10 ottobre, il cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh si sta rivelando troppo fragile perché cessino gli scontri che proseguono ormai oltre due settimane. Il Papa domenica, dopo la preghiera mariana dell’Angelus, ha chiesto alle parti in conflitto di “riprendere la tregua”, sottolineando il suo apprezzamento per il cessate il fuoco del giorno prima. Francesco ha anche pregato “per le vittime e per tutti coloro la cui vita è in pericolo”, esprimendo “partecipazione al dolore per la perdita di vite umane, per le sofferenze patite e per la distruzione di abitazioni e luoghi di culto”. Già lo scorso 27 settembre Francesco aveva chiesto che fosse scelta la via del dialogo. Un auspicio che a più riprese è stato espresso anche dalla comunità internazionale. Si registra infatti una forte preoccupazione per l’escalation militare iniziata alla fine dello scorso mese nella regione del Caucaso meridionale.

Usa ed Ue chiedono la fine delle ostilità 

Di “caos” e “situazione allarmante” aveva parlato il Cremlino già la scorsa settimana. Da più parti si sono moltiplicati gli appelli, affinché si ponga fine ad un conflitto che potrebbe avere conseguenze drammatiche per il Caucaso. Non solo Russia ed Iran, ma anche Stati Uniti ed Unione Europea si sono espressi in tal senso. Ieri, parlando in conferenza stampa dal Lussemburgo, l'Alto Rappresentante dell'Ue per gli Affari Esteri, Josep Borrell, ha affermato di aver sentito “il ministro degli Esteri francese sugli sforzi diplomatici del gruppo di Minsk, perché le parti cessino le ostilità e ritornino a negoziare. “Questo cessate il fuoco concordato il 10 ottobre - ha ribadito - deve essere rispettato, e tutti gli attori regionali devono contribuire a fermare il conflitto armato per arrivare alla pace". Oggi, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha chiesto di porre fine ai bombardamenti, che causano vittime anche tra i civili. "Gli Stati Uniti - scrive Pompeo in un tweet - chiedono ad Azerbaigian e Armenia di attuare i loro impegni per il cessate il fuoco come concordato e cessino di colpire le zone civili, per un accordo di pace"

Il cessate il fuoco 

Lo stop delle ostilità era stato perseguito con lo scopo di permettere, tramite la mediazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa, lo scambio dei prigionieri ed il recupero delle numerose vittime. Raggiunto grazie all’intermediazione della Russia, esso però si è rivelato troppo fragile nonostante i colloqui a Mosca della scorsa settimana fossero stati i primi contatti tra armeni ed azeri da quando, lo scorso 27 settembre, erano scoppiati i combattimenti nella regione contesa. Già dopo poche ore le prime accuse reciproche ed ora, a distanza di 72 ore, si moltiplicano gli scontri e sono aumentate le vittime tra i militari.

Una pace difficile

Va ricordato che per il Nagorno-Karabakh è stata combattuta una sanguinosa guerra negli anni '90, costata la vita a circa 30 mila persone. Dal 1994 è in vigore un accordo di cessate il fuoco, anche se non si è mai arrivati a una pace, malgrado la mediazione di Stati Uniti, Francia e Russia attraverso il cosiddetto Gruppo di Minsk. Gli ultimi scontri si erano verificati nel 2016. Ma è possibile arrivare ad una tregua che conduca poi alla pace? “Giungere ad un compromesso o ad un nuovo cessate il fuoco è sicuramente possibile, anche perché è nell’interesse di alcune delle parti”, spiega nell’intervista a Vatican News Luciano Bozzo, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Firenze. “La pace, però,  - aggiunge - è decisamente improbabile, perché stiamo parlando di un conflitto iniziato sulle ceneri dell’Urss e mai risolto definitivamente”.

Ascolta l'intervista a Luciano Bozzo

“Nel 2016 - prosegue Bozzo - ci furono gli ultimi scontri, ma è chiaro che in gioco non è solo la regione del Nagorno-Karabakh”. “Ha ragione Papa Francesco a chiedere la tregua, ad invocare la pace, perché si tratta di un conflitto potenzialmente esplosivo visti gli attori esterni. Non solo - conclude il docente di Relazioni Internazionali - Russia ed Iran, ma anche diversi Paesi membri della Nato”.

13 ottobre 2020, 15:18