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Michelangelo, divino artista, testimone della storia

Il 31 ottobre 1512, papa Giulio II inaugurava gli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina. A 508 anni di distanza fino al prossimo 14 febbraio, nell'Appartamento del Doge del Palazzo Ducale di Genova è allestita la mostra "Michelangelo. Divino artista"

Paolo Ondarza - Città del Vaticano

Una pagina cruciale nella storia della cultura e dell’identità occidentale attraverso gli occhi di Michelangelo. La racconta la mostra allestita al Palazzo Ducale di Genova attraverso le opere originali del grande Maestro, i disegni, gli scritti autografi, solitamente custoditi nei caveaux degli archivi.

Le  origini della nostra cultura

Il Buonarroti è definito “Artista universale” già da Giorgio Vasari nel Cinquecento: è un’espressione che sintetizza  un giudizio condiviso sullo scultore, pittore, architetto e poeta, artefice di opere inimitabili. L’esposizione ripercorre la lunga parabola del protagonista del Rinascimento, quasi novant’anni, costellata, fin dall’adolescenza,  di contatti e incontri con personaggi chiave, protagonisti della politica e della cultura del tempo.  “L’epoca di Michelangelo – spiega la curatrice Cristina Acidini – è uno dei momenti più splendidi della storia italiana, in cui sono già delineati i contorni dell’Europa moderna. È questa la storia di cui siamo figli: una storia di crescita, contrasto, anche di violenza, che ha segnato il nostro modo di essere europei.”

Volto virile per la Volta Sistina, 1509-1510 circa matita rossa su carta, mm 125 x 142 Firenze, Casa Buonarroti
Volto virile per la Volta Sistina, 1509-1510 circa matita rossa su carta, mm 125 x 142 Firenze, Casa Buonarroti

Relazioni e incontri

“Nonostante facesse del suo meglio per tenersi lontano dalla politica, Michelangelo era immerso in questo contesto”.  È stato infatti testimone dei burrascosi rivolgimenti politici dell’epoca: dall’ascesa alla cacciata dei Medici a Firenze, alla predicazione di Savonarola e all’avvento della repubblica; dal Sacco di Roma alle lacerazioni della cristianità, fino al profilarsi della Controriforma. Un concatenarsi di vicende storiche narrate a Palazzo Ducale dal punto di vista di un uomo dalle grandi contraddizioni: generoso e sospettoso, schietto e prudente, amabile e brusco. Ricostruendo la fitta rete di relazioni e di incontri avuti dall’artista, spiega Cristina Acidini, la mostra ne fa emergere un ritratto: “non l’artista solitario e scontroso,  ma l’uomo immerso nella vita sociale del tempo”.

Al servizio di sette papi

Michelangelo ha servito ben sette papi, frequentando ancora adolescenti due futuri pontefici della famiglia Medici: Leone X e Clemente VII. Il carattere schivo e lo stile di vita sobrio lo hanno sempre reso indipendente e libero da condizionamenti, pur lavorando per molti potenti: da Lorenzo il Magnifico, ai reali di Francia, come Francesco I di Valois e Caterina de’ Medici.  “Aveva un carattere affermativo, a volte brusco”,  ricorda Cristina Acidini.  “In una una l’amico Sebastiano del Piombo gli scrive: voi fate paura anche ai papi" .

La Madonna della scala, , 1490 circa marmo, cm 56,7 x 40,1 Firenze, Casa Buonarroti
La Madonna della scala, , 1490 circa marmo, cm 56,7 x 40,1 Firenze, Casa Buonarroti

I capolavori giovanili

Tra le opere  esposte a Palazzo Ducale spicca la Madonna della Scala, capolavoro di età giovanile, realizzato nel 1490,  conservato a Casa Buonarroti a Firenze, in cui è assimilata la lezione di Donatello. “E’ un bassorilievo eseguito presumibilmente a soli 16 -17 anni. Michelangelo – osserva Acidini - imita Donatello, ma ha un’originalità di impianto tutta sua: rappresenta una scala misteriosa con fanciulletti affaccendati; una Madonna di profilo astratta nel proprio pensiero. Una serie di segni e simboli ancora da decifrare”. Nel marmo è impressionante la capacità di resa spaziale: “come nella Battaglia dei Centaruri: anche in superfici ridotte, Michelangelo riesce a ricavare incredibili vedute prospettiche e affollamenti di corpi”

La venatura del marmo

Degno di nota è anche il Cristo Risorto del 1515 circa, conservato nella chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano in provincia di Viterbo. Alto 2,5 metri il marmo è la prima versione del Cristo Redentore custodito in Santa Maria sopra Minerva a Roma: fu solo iniziato e poi abbandonato dal Buonarroti a causa di una venatura del marmo, tutt’ora ben visibile sulla guancia del Salvatore. “La statua fu lasciata non finita. Fu completata da un ignoto scultore incaricato dai Giustiniani che commissionarono l’opera”.

Michelangelo Buonarroti Non so se s’è la desiata luce, post 1540 penna e inchiostro su carta, mm 285 x 200 Firenze, Casa Buonarroti, Archivio Buonarroti
Michelangelo Buonarroti Non so se s’è la desiata luce, post 1540 penna e inchiostro su carta, mm 285 x 200 Firenze, Casa Buonarroti, Archivio Buonarroti

I disegni per gli amici

L’esposizione documenta anche le relazioni più intime di Michelangelo: quella con Vittoria Colonna, marchesa di Pescara e interprete delle inquietudini religiose del tempo, o l’amicizia con il giovane Tommaso Cavalieri. Eseguito per quest’ultimo nel 1535 è lo straordinario disegno di Cleopatra, un foglio concepito come “presentation drawings”: “Sono disegni preparati per amici, hanno carattere esclusivo. Sul recto del foglio – prosegue la curatrice Acidini - Cleopatra è una bella donna acconciata con nobiltà e grazia, sul verso è una testa urlante, in preda all’angoscia del suicidio. Quasi un ammonimento di come sia rapida la trasformazione dalla gioia al dolore, di come i destini umani possano mutare.”

La lista della spesa

A Palazzo Ducale è presente una significativa selezione del carteggio michelangiolesco: disegni autografi, rime, studi in gran parte conservati nella Casa Buonarroti. Disegni sia di scultura che di architettura, ma anche appunti come una singolare lista della spesa, corredata di disegni e schizzi. Il visitatore è infine proiettato da Palazzo Ducale al territorio regionale circostante: tanti infatti sono i luoghi legati alla famiglia savonese dei Della Rovere, da cui provenivano i papi Giulio II e Sisto IV, tanto legati a Michelangelo.

Ascolta l'intervista a Cristina Acidni
31 ottobre 2020, 08:00