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Ingresso di alcune bambine in una scuola del Medio Oriente Ingresso di alcune bambine in una scuola del Medio Oriente  (ANSA)

La pandemia mette a rischio le bambine: matrimoni forzati e abbandono scolastico

Un report mondiale di Save the Children stima che potrebbero essere vanificati 25 anni di progressi nel campo dell’infanzia e della scolarizzazione. A causa della povertà 500.000 ragazze in più nel mondo sono costrette a matrimoni forzati e mutilazioni genitali

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Quando ripenso a quel giorno mi sento molto triste e so che ci sono molte ragazze che devono affrontare questa situazione e non hanno nessuno che le salvi dal diventare spose bambine”, quello di Subira, 14 anni, sposa bambina della Tanzania, è solo uno dei tanti racconti di matrimoni forzati raccolti da Save the Children nell’ambito del nuovo rapporto “The Global Girlhood Report 2020: Covid-19 and progress in peril”. La ricerca, resa pubblica oggi, mette in luce gli effetti devastanti della pandemia di Covid-19 sul futuro di milioni di bambine e ragazze di tutto il mondo, tra matrimoni e gravidanze precoci, abbandono scolastico e violenze di genere.

Un milione di gravidanze precoci

Nel documento si legge che nel 2020 quasi 500.000 ragazze in più nel mondo potrebbero essere costrette al matrimonio forzato per effetto delle conseguenze economiche della pandemia, a cui si aggiungerebbero 1 milione in più di gravidanze precoci, causa principale di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni. Si tratta di un’inversione di tendenza negativa che arriva dopo 25 anni di progressi, e che sta costringendo le adolescenti al matrimonio forzato soprattutto nell’Asia meridionale (191.000), ma anche nell’Africa centrale e occidentale (90.000) e nell’America Latina e Caraibi (73.000). Le gravidanze precoci sono invece concentrate in gran parte in Africa, 282.000 nell’area meridionale e orientale del continente e 260.000 in quella centrale e occidentale, e nell’America Latina e Caraibi (181.000).

Le conseguenze sull’istruzione

Save the Children spiega che nove Paesi su dieci con la più alta percentuale di matrimoni precoci sono quelli più fragili, “perché colpiti da crisi umanitarie, come conflitti, alluvioni, siccità, terremoti o epidemie, e dove le ragazze sono maggiormente esposte a questo rischio”. Ovviamente queste nazioni hanno dimostrato di essere meno attrezzate ad affrontare la pandemia e la sospensione dei servizi di istruzione pubblica è stata una delle conseguenze più immediate. “La chiusura delle scuole per il Covid-19 ha lasciato 1,6 miliardi di bambini senza istruzione – si legge ancora nel documento - ma, come ha insegnato il caso della recente epidemia di Ebola, le bambine e le ragazze hanno molte meno probabilità di riprendere la scuola per la pressione dei bisogni della famiglia”. Sempre il report stima un aumento delle violenze e degli abusi come effetto indiretto della misure di restrizione dovute al Covid: si prevedono 2 milioni di casi di mutilazione genitale femminile in più nei prossimi 10 anni.

Fatarella: bambine prime a rinunciare alla scuola

“La pandemia ha aggravato la povertà di molte famiglie e le bambine sono le prime a cui viene chiesto di rinunciare alla scuola ma spesso sono spinte anche a trovare un lavoro o a contrarre un matrimonio precoce per garantire la loro sicurezza, ovviamente ciò non e vero e ci ritroviamo un numero enorme di matrimoni forzati e di gravidanze precoci”, ha spiegato a Vatican News Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia.

Ascolta l'intervista a Daniela Fatarella

I diritti della ragazze

Secondo Fatarella la fascia di età più a rischio riguarda le bambine dai 10 a i 15 anni, un fenomeno che mette a rischio sia la salute del nascituro sia della madre il cui corpo non è pronto ad affrontare una gravidanza. “L’uscita delle ragazze dalla scuola – prosegue la direttrice generale di Save the Children Italia – è il trend più preoccupante perché la scuola non solo fornisce una formazione culturale, ma dà la contezza dei propri diritti e di avere delle opportunità diverse e un futuro migliore”.

A rischio una generazione

L’approccio meramente sanitario alla pandemia deve quindi essere rivisto dalla comunità internazionale: “è fondamentale che ci sia un impegno di tutti i Paesi - conclude Fatarella - a far fronte all’emergenza educativa, altrimenti perdiamo una generazione”.

01 ottobre 2020, 15:27