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Perché è importante il voto in Birmania

Tra dieci giorni si terranno le elezioni presidenziali nel Paese asiatico, le prime dopo quelle storiche del 2015. L’appuntamento è stato confermato nonostante le richieste di rinvio da parte dell’opposizione, a causa della pandemia di Covid-19. Lo scorso luglio l’appello della Chiesa. Ai nostri microfoni Stefano Vecchia: “Fondamentale l’affluenza”

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Non solo Stati Uniti. Il mese di novembre presenta altre elezioni presidenziali importanti, e proprio come accade negli Usa, anche in Birmania sono iniziate le procedure di voto. Anticipate, in questo caso, per gli ultrasessantenni, vista la pandemia di Covid-19. Un’emergenza, quella sanitaria, che aveva portato l’opposizione birmana a chiedere il rinvio del voto, ma lo stesso è stato confermato alla data stabilita: domenica 8 novembre 2020. Si tratta delle prime elezioni dopo quelle, storiche, del 2015.

Le procedure hanno avuto inizio

Il consigliere di Stato della Birmania, Aung San Suu Kyi, ha votato oggi, 29 ottobre, in vista delle elezioni generali che si terranno nel Paese dell’Asia Meridionale tra dieci giorni. Suu Kyi, leader 75enne della Lega nazionale per la democrazia, si è presentata al seggio elettorale con mascherina e guanti in lattice. Il voto per gli over 60 è stato anticipato per evitare assembramenti domenica 8 novembre, quando alle urne saranno chiamati gli altri elettori birmani. Un funzionario elettorale citato dalla stampa locale ha dichiarato che il Governo adotterà misure tese a tutelare gli elettori dai rischi di natura sanitaria, ad esempio aumentando i seggi elettorali per ridurre sensibilmente la presenza di persone.

L’importanza del voto

“Queste elezioni potrebbero preparare la Birmania ad una svolta, soprattutto per quanto riguarda il controllo militare sul Paese”. Lo afferma Stefano Vecchia, giornalista esperto di Asia, nell’intervista a Vatican News. “I militari, di fatto, hanno potere di veto su quasi tutte le Istituzioni, ed a loro spetta di principio – prosegue - il 25% dei seggi”.

Ascolta l'intervista a Stefano Vecchia

“La Costituzione scritta ed approvata sotto il regime militare del 2008 prevede tutto questo”, spiega Vecchia. “Il potere dei militari si vede chiaramente nelle aree di confine, dal loro interesse di controllare questi territori”.

La partecipazione

“L’affluenza alle urne sarà fondamentale, occorre – prosegue il giornalista - una maggioranza certa per un Paese come la Birmania dove la democrazia è ancora fragile. Questo è essenziale”. Quale, invece, l’effetto della pandemia sul voto? “Non credo – conclude Vecchia – che avrà un’importanza notevole, lo dimostra già il fatto che è stata bocciata l’ipotesi di rinviare le elezioni”.

L’appello della Chiesa 

È dello scorso luglio l’appello rivolto a tutti gli attori politici, sociali e confessionali del Paese dai leader religiosi birmani di Religions for Peace (RfP), l’organizzazione interreligiosa mondiale impegnata nella promozione della pace, in un messaggio pubblicato in vista del voto di novembre. Intitolato “Seize this opportunity!” (“Cogli questa occasione!”), il documento porta le firme di numerosi esponenti buddisti, musulmani induisti e cristiani tra i quali i vescovi cattolici, ed è stato diffuso dal cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia. Il cardinale ha lanciato un accorato appello alla pace, affinché “non si arrivi solo a degli accordi fragili”, ma si lavori per "investire nella speranza, prepararsi per il mondo dopo la pandemia, ascoltare il grido della Madre Terra, rispettarsi l’un l’altro, incoraggiando sempre i giovani a studiare".
 

29 ottobre 2020, 12:50