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Zimbabwe, un uomo si disinfetta le mani prima di entrare in un negozio Zimbabwe, un uomo si disinfetta le mani prima di entrare in un negozio  (ANSA)

Africa, preoccupazione per gli effetti indiretti del coronavirus

Mentre molti Paesi a livello globale registrano un aumento di contagi da Covid-19, i dati sulla diffusione del virus in Africa restano relativamente bassi. La riflessione dell'organizzazione Medici con l’Africa Cuamm

Amedeo Lo Monaco ed Elvira Ragosta – Città del Vaticano

Il coronavirus continua a minacciare varie regioni del mondo e l’Organizzazione mondiale della sanità esorta ad agire immediatamente per evitare morti inutili. Gli Stati Uniti sono ancora il Paese con il più alto numero di nuovi positivi giornalieri, ma la preoccupazione cresce anche per quanto riguarda l'America Latina, nel solo Perù sono stati superati gli 880mila casi, con 34mila decessi. Continua poi  l’escalation di contagi in Europa, è nuovo record in Francia dove, dall'inizio della pandemia, è stato accertato oltre un milione di casi. Il Lussemburgo ha deciso di stabilire un coprifuoco e in Italia c’è un nuovo picco. In Asia, l'India, con i suoi 1,3 miliardi di abitanti, è il secondo Paese al mondo per numero di contagi e il terzo per decessi.

Gli interrogativi sull'Africa

Nonostante l’Africa resti il continente meno colpito dalla pandemia - 1 milione e 700mila casi e circa 40mila morti registrati - molte sono le difficoltà, non solo dal punto di vista sanitario, nei Paesi colpiti dal virus. A spiegare a Vatican News le possibili ragioni del basso numero di contagi è il dottor Giovanni Putoto, responsabile Programmazione delle emergenze per Medici con l’Africa Cuamm: “In Africa, in questo momento, c’è una scarsa disponibilità di capacità diagnostiche, quindi un numero di tamponi non elevato. Inoltre, la classifica dei decessi non poggia su sistemi anagrafici simili a quelli di altri Paesi, quindi molte persone muoiono nell’oblio. Ci sono probabilmente anche altri motivi che spiegano il ridotto impatto diretto dell’epidemia. Uno - prosegue il medico, racentemente rientrato dall'Etiopia - è l'eta mediana della popolazione, intorno ai 20 anni. C'è poi la dispersione della popolazione rurale, che rappresenta la maggioranza della popolazione africana e che agisce come barriera geografica al virus. La terza ragione potrebbe essere anche un intervento delle capacità immunitarie della popolazione, sia in termini di immunità innata, che acquisita”. Ma questi, per il medico di  Cuamm, sono solo gli aspetti più superficiali dell’epidemia, che in realtà sta avendo affetti indiretti più gravi.

Ascolta l’intervista al dottor Putoto

Gli effetti indiretti

A preoccupare Cuamm sono, dunque, gli effetti secondari della diffusione del Covid-19, che si stanno dimostrando più letali. “Da un lato – dice ancora il dottor Putoto - abbiamo una popolazione spaventata dal virus, le donne non vanno a partorire nelle strutture sanitarie e non portano i bambini a vaccinarsi, ci sono crisi di approvvigionamento di farmaci per pazienti affetti da tubercolosi, malaria e malattie croniche come il diabete”. Questo crollo degli ingressi, sottolinea ancora il medico volontario, aumenta quella che viene definita “mortalità evitabile”. Tali difficoltà, poi, si aggiungono alla situazione economica alla base in Africa, con l’assenza dei sussidi e degli aiuti economici alla popolazione. Ecco che a pagare il prezzo più alto, in termini sociali, economici e di riflesso sulla salute, è proprio l’Africa sub-sahariana.

Necessità e obiettivi

Attrezzare strutture sanitarie e personale, garantire la protezione dal Covid19, ma anche le prestazioni sanitarie di base, sensibilizzare le comunità e le istituzioni a non abbandonare l’Africa in questo momento. Sono le maggiori necessità sottolineate del Cuamm, che è presente in 8 Paesi sub-sahariani, quali Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda, con progetti di assistenza sanitaria a lungo termine.

24 ottobre 2020, 13:22