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Una delle classi dopo l'irruzione armata - Kumba, Camerun (REUTERS) Una delle classi dopo l'irruzione armata - Kumba, Camerun (REUTERS) 

Strage di bambini in Camerun

Sabato 24 ottobre, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nelle aule dell’Istituto elementare Mother Francisca della città di Kumba aprendo il fuoco sui piccoli studenti. L’ennesimo atto brutale di una crisi che dura da quattro anni

Fausta Speranza - Città del Vaticano

Almeno otto bambini sono stati uccisi e dodici altri sono rimasti feriti  in un attacco ad una scuola di Kumba nella regione anglofona del Camerun sud-occidentale. E' quanto si legge in un comunicato dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) in Camerun. Particolarmente drammatico il dettaglio dell'uso del machete riferito dai funzionari Onu.  Dalle autorità locali è arrivata la dichiarazione del prefetto del dipartimento Meme, Chamberlin Ntou'ou Ndong, che ha assicurato che "i responsabili saranno catturati con qualsiasi mezzo" ma non ha detto se gli aggressori siano presunti membri dei gruppi separatisti della regione. 

La reazione del vescovo 

“Il giorno più triste”: così, in una nota riportata da “La Croix Afrique”, il vescovo di Kumba, in Camerun, monsignor Agapitus Enuyehnyoh Nfon, definisce la strage. "A causa di questo atto barbaro – afferma il presule - la gente di Kumba è in lacrime e tutta la diocesi è in lutto, i nostri cuori sono spezzati perché i nostri figli innocenti non ci sono più”. Appellandosi, quindi, al governo camerunese e alla comunità internazionale affinché agiscano per porre fine alle numerose uccisioni di civili nell'area anglofona del Camerun, monsignor Nfon chiede: “Per quanto tempo le autorità rimarranno ancora con le mani in mano? I nostri figli dovranno morire di nuovo prima che si faccia qualcosa?”. Il presule annuncia infine che, in suffragio delle vittime, venerdì 30 ottobre terrà una Santa Messa nella Cattedrale cittadina, intitolata al “Sacro Cuore”.

Le regioni anglofone in preda agli scontri

Nelle  regioni occidentali si verificano disordini e scontri  dal 2017. Il conflitto, nel Paese a maggioranza francofona,  tra separatisti anglofoni in due distretti  occidentali e forze di sicurezza governative ha causato più di 3.000 vittime e almeno 70.000 persone sono fuggite dalle loro case. All'inizio di settembre, l'esercito ha lanciato  un'operazione contro i separatisti nella regione del nord-ovest, che insieme con la regione del sud-ovest lamenta decenni di discriminazione da parte della maggioranza francofona. Nelle province nord-occidentali  la maggior parte della popolazione parla inglese ed è legata a tradizioni amministrative britanniche. I gruppi di separatisti armati hanno iniziato a combattere contro le forze dell’ordine di Yaoundé nel 2017 e hanno dichiarato l’indipendenza della cosiddetta Ambazonia. Il Presidente del Camerun, Biya, ha etichettato i gruppi come “terroristi”.  

La minaccia terroristica

Molti villaggi camerunensi vicini al confine nigeriano sono stati distrutti da Boko Haram, il gruppo terrorista di matrice islamica che ormai da qualche anno ha varcato i confini della Nigeria e terrorizza i Paesi vicini, oltre al Camerun, il Niger e il Ciad. Nel solo 2019 il gruppo terroristico ha commesso più di 100 attacchi in Camerun, uccidendo oltre un centinaio di civili. E oltre 270.000 camerunensi sono sfollati a causa delle violenze di Boko Haram. La povertà, l’insicurezza e la mancanza di prospettive future rende i ragazzi obiettivi facili da manipolare per i jihadisti.

Ultimo aggiornamento 26.10.2020 ore 16.20

25 ottobre 2020, 09:42