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Naufragio al largo della Libia: almeno 45 morti. È il peggiore del 2020

Nuova tragedia dell’immigrazione. Almeno 45 persone, tra cui cinque bambini, hanno perso la vita a causa di un naufragio avvenuto a largo delle coste libiche. I superstiti sono 37

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

A dare la tragica notizia sono state due agenzie: l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati precisando che la tragedia, costata la vita a 45 persone, è avvenuta lo scorso 17 agosto. Si tratta del "peggior naufragio" del 2020 davanti alle coste libiche. Sono almeno 37 i sopravvissuti, provenienti principalmente da Senegal, Mali, Ciad e Ghana. Sono stati soccorsi da pescatori locali e poi posti in stato di detenzione. Il naufragio sarebbe avvenuto a causa dell'esplosione del motore dell'imbarcazione. L'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati denunciano inoltre "inaccettabili ritardi nei soccorsi in mare" ribadendo che, come dimostra anche l'arresto dei migranti riusciti a sopravvivere, quello libico non è un porto sicuro. Secondo le due agenzie internazionali ai mercantili che offrono aiuto ai migranti non dovrebbe essere imposto di ricondurre le persone in Libia ma va subito assicurato loro un "porto sicuro".

“L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo. Ce l’ha detto Lui stesso. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare. (Papa Francesco, Santa Messa nell'anniversario della visita a Lampedusa, 8 luglio 2020)”

Durante il Pontificato, Papa Francesco si è più volte soffermato sulle tragedie e le sofferenze legate alle migrazioni, ai "viaggi della speranza". Lo scorso 8 luglio, in occasione del settimo anniversario della visita a Lampedusa, il Pontefice aveva in particolare ricordato alcuni drammatici aspetti connessi allo scenario libico: "Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti". Riferendosi sempre alla Libia. aveva infine aggiunto: "La guerra sì è brutta, lo sappiamo, ma voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione. E questa gente veniva soltanto con la speranza e di attraversare il mare".

Il cordoglio del Centro Astalli

E in mattinata sul naufragio e sui suoi tragici contorni, arriva la riflessione del  Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. "Lasciar morire in mare i migranti non ci rende più sicuri o immuni dai mali del mondo”. Esprimendo “profondo cordoglio e dolore per le vittime”, insieme alla “preoccupazione per la sorte dei migranti riportati indietro, in un Paese in guerra e altamente instabile”, il Centro Astalli ribadisce: “Evacuare i migranti forzati dalla Libia è l'unico modo per interrompere l'ecatombe nel Mediterraneo”.  

In queste ore, infatti, sono segnalate altre imbarcazioni di migranti in difficoltà “che rischiano la vita in assenza di operazioni di soccorso da parte dell'Unione Europea”. Di qui, l’esortazione dei Gesuiti ad “aprire vie legali e quote d'ingresso negli Stati europei per coloro che fuggono da povertà, guerre e crisi umanitarie”. Il Centro Astalli lancia, infine, due hashtag specifici sull’emergenza: #ciriguarda e #conirifugiati.

20 agosto 2020, 07:22