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Allo Spallanzani le sperimentazioni sul vaccino per il Coronavirus Allo Spallanzani le sperimentazioni sul vaccino per il Coronavirus 

Spallanzani, Vaia: il vaccino sia per tutti

Aumentano i casi di Covid19 nel mondo. Preoccupazione soprattutto per la situazione negli Usa, in America Latina e India. A Roma iniziata la sperimentazione di un vaccino italiano, anche se è presto per trarre risultati. Cala in modo drastico l'età media dei contagiati

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

Sono 24 milioni circa i casi di coronavirus nel mondo. Il primo paese per contagi rimangono gli Stati Uniti con oltre 5 milioni e 700 mila contagi, e preoccupa l’andamento della diffusione del virus in Brasile e India. A livello mondiale intanto continua il lavoro per arrivare a un vaccino. Il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, dove si sta sperimentando un vaccino italiano però usa cautela: “Correndo e lavorando bene una commercializzazione potrà esserci per la prossima primavera. Soprattutto serve un vaccino che venga messo a disposizione di tutti, come ha detto giustamente il Papa”.

Ascolta l'intervista a Francesco Vaia

Ancora nuovi contagi soprattutto negli Usa, in India e Brasile

In questo momento, l’Oms ha intensificato la vigilanza soprattutto nei paesi in via di sviluppo. L'India, ad esempio, ha confermato 67.151 nuovi casi di Covid-19 nelle ultime 24 ore, per un totale di oltre 3,2 milioni di contagi dall'inizio dell'emergenza sanitaria, stando agli ultimi dati diffusi dal ministero della Salute indiano. I 1.059 decessi in più che si contano rispetto a ieri portano a 59.449 i morti legati alla pandemia nel Paese asiatico. Il Brasile, invece,  ha registrato nelle ultime 24 ore altri 1.271 decessi legati al coronavirus, per un totale di 116.580 vittime. Registrati altri 47.134 casi di contagio, per un totale di 3.669.995 infezioni dall'inizio dell'epidemia. In aumento i casi anche in Europa. Il primo ministro francese, Jean Castex, ha detto che si "constata che in Francia e ovunque in Europa c'è una ripresa dell'epidemia, di quella che chiamiamo la circolazione virale. Ma dico subito che non ci sono motivi di allarmarsi. Non siamo tornati alla situazione di aprile, di maggio".

In tutto il mondo aumentano le sperimentazioni 

Sono circa 160 a livello mondiale le sperimentazioni sui vaccini. Il possibile vaccino australiano S-Spike, sviluppato presso l'Università del Queensland in Australia, ha dimostrato di essere sicuro e "in grado di fornireprotezione" sia dalla riproduzione del coronavirus, sia dai suoi sintomi. Il responsabile del progetto Keith Chappel, della Scuola di Chimica dell'Università stessa, ha reso noto ieri gli ultimi dati in un forum dell'International Society of Vaccines, in cui i maggiori produttori di vaccini si scambiano aggiornamenti sui rispettivi progressi.

Vaia: forse a primavera pronto il vaccino italiano

Continua la sperimentazione del vaccino italiano allo Spallanzani di Roma. Il direttore Francesco Vaia dice che "siamo ancora all'inizio, abbiamo cominciato con le prime somministrazioni. Non ci può essere nessun risultato. Comunque, le persone in questa fase non hanno avuto ad oggi nessun problema di intolleranza. Come abbiamo già detto questa prima fase durerà 24 settimane, dopo che ci sarà la fase due, entro fine anno. Ma voglio ribadire che noi dobbiamo lavorare per un vaccino efficace, che deve essere prodotto per il bene comune. Ci auguriamo che possa mettere la parola fine a questa lunga battaglia contro il Covid. Correndo, ma lavorando bene, pensiamo che per primavera prossima possa esserci, per quanto ci riguarda il nostro candidato vaccino, una possibilità di commercializzazione. Comunque ci sono tantissimi altri candidati nel mondo".

Serve un'alleanza tra generazioni per evitare nuovi contagi

Vaia poi parla di una possibile seconda fase dell’epidemia e di come ci si debba comportare da qui all’arrivo del vaccino. “La popolazione contagiata positiva ora è molto più giovane, la media è al di sotto dei 34 anni; comincia ad esserci qualche persona anziana in più, ma siamo ancora come in un'area di allarme, non di catastrofe - dice Vaia -  La seconda fase non è un dato ineluttabile. Quindi ci sono le tre regole auree che dobbiamo sempre ribadire: il distanziamento; l'uso della mascherina; l’igiene personale, ovvero il lavaggio delle mani. Accanto a questo oggi, l'attenzione è rivolta soprattutto ai giovani che sono prevalentemente asintomatici o poco sintomatici. Dunque loro devono essere ancora più attenti affinché non siano, seppure involontariamente, vettori della diffusione del virus. Noi non dobbiamo criminalizzare i giovani, ma faccio un appello ai genitori. C’è bisogno di un'alleanza generazionale, i genitori esercitino fino in fondo il loro dovere genitoriale, orientando e accompagnando i giovani in questa fase”.

26 agosto 2020, 16:01