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Elezioni in Repubblica Dominicana. I vescovi: sia un voto responsabile

Domenica di elezioni generali in Repubblica Dominicana: i candidati alla presidenza puntano sul rilancio del turismo, ma anche sul rinnovamento del sistema d’istruzione e dei porti per lo smistamento delle merci. Si teme una bassa affluenza per i timori legati alla pandemia. I vescovi esortano a votare guardano al bene comune e alla famiglia

Marco Guerra – Città del Vaticano

In Repubblica Dominicana domenica di elezioni generali. Si vota infatti sia per le presidenziali, sia per il rinnovo del parlamento. Sono chiamati alle urne circa sette milioni e mezzo di cittadini, nel pieno della pandemia di coronavirus, che non ha risparmiato questo Paese dei Caraibi e che ha generato forti perplessità sull’affluenza ai seggi. Da marzo si sono contati 35mila contagi e 775 vittime.

Il voto durante il picco dei contagi

Le elezioni erano previste per il 17 maggio scorso, ma sono state rinviate a luglio a causa del Covid-19. Il cambio di date, tuttavia, ha portato al voto in un momento di picco dei contagi, derivante dalle aperture e dal rilancio delle attività economiche iniziato il 18 maggio. Il principale candidato di opposizione, favorito secondo i sondaggi, Luis Abinader, è stato positivo al coronavirus. L'altro candidato più accreditato è Gonzalo Castillo, del Partito della liberazione (PLD) che è la forza politica di maggioranza nell’attuale parlamento. La paura del contagio è una realtà e preoccupa circa il 30% della popolazione, quindi si teme che il livello di partecipazione al voto scenderà. E' stato di circa del 70% nelle elezioni del 2012 e del 2016, entrambi gli appuntamenti vinti dal presidente uscente Danilo Medina.

La campagna elettorale

I piani di rilancio dell’economia post-coronavirus sono stati al centro della campagna elettorale e i diversi candidati si sono messi in vista, effettuando donazioni al sistema sanitario e in aiuti umanitari. Ciò ha incluso l'organizzazione di voli di rimpatrio dei domenicani bloccati all'estero e la distribuzione di tonnellate di cibo nei quartieri poveri, aree che sono il solito serbatoio di voti del Partito della liberazione domenicano (PLD), formazione che potrebbe perdere consensi per la prima volta dal 2004.

L’appello dei vescovi per il bene comune e la famiglia

Intanto lo scorso 1° luglio, i vescovi della Repubblica Dominicana, al termine della loro assemblea plenaria, hanno lanciato un appello alla partecipazione alle elezioni, “esercitando il voto responsabile per i candidati con proposte a favore del futuro del Paese – si legge in una nota dei presuli - che privilegino il bene comune, la famiglia, i valori e la vita dal concepimento alla morte naturale. Questa maturità civica deve essere espressa soprattutto rispettando responsabilmente i risultati di queste elezioni”.

I candidati promettono rilancio turismo e istruzione

“La pandemia ha fatto crollare l’economia e in particolare il turismo, che rappresenta il secondo giro d’affari della Repubblica Dominicana”, così Belkis Mota, giornalista ed esponente della comunità dominicana in Italia, parla della situazione nel Paese caraibico a Vatican News. Secondo la giornalista le promesse dei candidati si sono concentrate sul rilancio del turismo, dell’agricoltura e del sistema dell’istruzione, puntando sulla formazione tecnica, più che universitaria, dei giovani, per creare una manodopera qualificata, che possa aiutare il processo di industrializzazione.

Ascolta l'intervista a Belkis Motta

Le relazioni internazionali

“Gli Stati Uniti sono un partner storico della Repubblica Dominicana e recentemente c’è stata un’apertura alla Cina. Si guarda anche ad un rapporto con l’Europa, perché ormai siamo in un’economia globalizzata”, spiega ancora Belkis Mota, parlando delle relazioni internazionali del Paese e di quella che definisce una  posizione strategica nei Caraibi, “perché la Repubblica Dominicana è un porto strategico per le merci di tutto il mondo”.

04 luglio 2020, 14:09