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La cooperativa Rosario Livatino La cooperativa Rosario Livatino 

La minaccia mafiosa sulla cooperativa Livatino: "Non ci fermiamo"

Riparte con coraggio e grazie alla solidarietà, l'azienda agricola che, in provincia di Agrigento, lavora sui terreni confiscati alla mafia e ne subisce spesso duri contraccolpi. Fa parte di un consorzio, Libera Terra, che raggruppa nove cooperative attive in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. "L'unione fa la forza - dice il presidente Lo Iacono - da soli, purtroppo, non si riesce a contrastare il fenomeno mafioso e la diffidenza che ci può essere di fronte a queste iniziative".

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

Sono arrivati da tutta Italia attestati di stima e vicinanza alla cooperativa “Rosario Livatino Libera Terra”. A fine giugno, infatti, una quarantina di ettari dei 70 totali, coltivati in parte a grano e a foraggio, a Naro nell’agrigentino, sono stati distrutti dalle fiamme, probabilmente di origine dolosa. Il presidente della cooperativa Giovanni Lo Iacono dice: “Il nostro obiettivo è non abbandonare mai quei terreni, in realtà non si tratta di una ripartenza, ma stiamo continuando a lavorare quei terreni. Ovviamente con difficoltà rispetto a prima. Al momento si sta ancora valutando sulla natura dell'incendio e ricercando i responsabili. Ma ancora non abbiamo nessuna notizia”.

Ascolta l'intervista a Giovanni Lo Iacono

Libera Terra: valore, recupero e rispetto

Sono nove le cooperative che hanno deciso di produrre sui terreni confiscati alla criminalità. Sono raggruppate sotto il marchio “Libera Terra” e attive in Campania, Puglia, Calabria, e Sicilia. L'obiettivo è dunque valorizzare territori stupendi ma difficili, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie per ottenere prodotti di alta qualità, attraverso metodi rispettosi dell'ambiente e della dignità della persona. Inoltre Libera Terra “svolge un ruolo attivo sul territorio, coinvolgendo altri produttori che condividono gli stessi principi e promuovendo la coltivazione biologica dei terreni”.

Beni confiscati alla criminalità, ora a beneficio dei cittadini

Lo Iacono afferma che “quello che è stato fatto ad oggi è stato rimettere in un circuito produttivo beni appartenuti ai mafiosi, che adesso sono dello Stato. Quindi valorizzare beni dello Stato, a vantaggio della collettività. Questo obiettivo è stato perseguito anche offrendo opportunità lavorative nel territorio. Negli anni abbiamo occupato diverse persone, la cooperativa è di tipo B, quindi ci occupiamo di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati mediante l'utilizzo dei beni confiscati. Abbiamo offerto magari impieghi stagionali, per come insomma è l'agricoltura, ma continuiamo a offrire opportunità di lavoro”.

L'unione fa la forza

Dopo l’incendio sono arrivati tanti attestati di solidarietà, anche dal mondo extracooperativo. “Siamo in territorio che si interessa dell'operato della cooperativa – dice Lo Iacono – non possiamo però nascondere che il territorio è difficile. Non siamo in molti ad operare su beni confiscati, ma non siamo gli unici. Ci auguriamo che queste iniziative siano sempre di più perché comunque l'unione fa la forza. Da soli, purtroppo non si riesce a contrastare il fenomeno mafioso e la diffidenza che ci può essere di fronte a queste iniziative. Noi arriviamo ad un prodotto finito che è il miele, per il resto ci occupiamo di materie prime per la produzione di altri prodotti finiti, quindi grano e legumi che poi vengono trasformati e commercializzati sotto il marchio Libera Terra".

17 luglio 2020, 07:55