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Brexit: fallito ultimo round di negoziati, intesa lontana

Il capo negoziatore britannico, David Frost, sottolinea che c'è ancora "la possibilità di un'intesa" con l'Unione Europea per settembre. Ma restano diversi nodi da sciogliere. Con noi il giornalista esperto di questioni internazionali, Fulvio Scaglione

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Sulla Brexit all’ultimo round di negoziati non è stato raggiunto un accordo. Il capo negoziatore britannico, David Frost, ha spiegato che non è possibile raggiungere un accordo con l'Unione europea entro la fine di luglio, come auspicato dal governo di Boris Johnson. Si cerca un’intesa per settembre ma i tempi potrebbero dilatarsi ulteriormente. Tra i terreni di scontro ci sono l’accordo sui rapporti commerciali e il capitolo della pesca: ”Il Regno Unito - ha detto Michel Barnier, il caponegoziatore europeo - chiede una esclusione semi-totale delle imbarcazioni Ue dalle acque britanniche. Questo è semplicemente inaccettabile”. I "colloqui informali" con Bruxelles riprenderanno a Londra il 17 agosto. Il rischio - sottolinea Fulvio Scaglione, giornalista esperto di questioni internazionali - è che si arrivi ad una soluzione non concordata.

Ascolta l'intervista a Fulvio Scaglione

R. - Certamente si sapeva che il negoziato era complicato e difficile. Tutta complicata e difficile è stata la vicenda della Brexit. Adesso il rischio è che la trattativa si incarti e che porti a quello che viene chiamato “no deal”, cioè ad una uscita definitiva del Regno Unito dall’ambito europeo senza che vi sia alcun accordo. E questo, peraltro, è un tema che inquieta particolarmente più il fronte europeo che quello britannico: uno dei grandi campi di battaglia di questa trattativa è proprio quello della regolamentazione commerciale ("level playing field"), cioè allineamento normativo che l'Europa vorrebbe fosse sposato dalla Gran Bretagna rispetto a tutte le questioni con dei risvolti commerciali importanti. Il Regno Unito non ne vuol sapere perché vuole essere completamente indipendente e autonomo. Il timore dell'Unione Europea è che questa autonomia serva, poi, per fare una sorta di concorrenza sleale all’economia europea. In effetti adesso i tempi cominciano a essere un po' stretti.

La data tassativa entro cui raggiungere un accordo è il 31 dicembre. Il rischio è quello proprio di un “no deal”. Tra i terreni di scontro ci sono sia l'accordo sui rapporti commerciali sia il capitolo della pesca…

R. – Per quanto riguarda la pesca, il Regno Unito chiede adesso la quasi totale esclusione dei pescherecci europei delle proprie acque territoriali. Sembra un po' una clausola capestro, messa per trattare. L'altro tema credo sia molto più delicato: uscendo dall'ambito europeo, il Regno Unito, inevitabilmente, si dispone comunque a spostarsi di più verso l'ambito nordamericano. Questo comporta per l'Unione Europea dei problemi commerciali molto importanti. E qui sarà, secondo me, la vera trattativa. Qui giace il vero rischio che si arrivi ad una soluzione non concordata e quindi, in qualche modo, conflittuale.

Su questa trattativa quale impatto ha la pandemia?

R. – Certamente, non ha aiutato ad accelerare i tempi perché tutti erano impegnati a contrastare il contagio. Anche l'Unione Europea, fino praticamente all'altro ieri, era impegnata nel discutere di “Recovery Fund”. Credo che le questioni che dividono in questo momento il Regno Unito e l'Unione Europea, non siano legate al virus. Il Covid è comunque un'emergenza e quindi, prima o poi, finirà. A dividere sono proprio questioni di orientamento politico completamente diverse e potenzialmente conflittuali. 

27 luglio 2020, 08:00