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Eccellenza umana, imparare a rialzarsi dopo aver sbagliato

All’Università Europea di Roma si è concluso il percorso “Eccellenza umana”, che fa parte delle attività sviluppate dall’Ufficio di Formazione Integrale. Al centro la relazione con sé stessi e con gli altri, spiega nell'intervista Giovanni Intra Sidola, responsabile di questo corso

Debora Donnini – Città del Vaticano

“Non è eccellente chi non sbaglia mai; è eccellente chi si rialza ogni volta dopo aver sbagliato, apprendendo dai propri errori”. Così Giovanni Intra Sidola, responsabile dell'area di "Eccellenza umana" dell'Ufficio di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma, fotografa il cuore dell’essenza dell’eccellenza umana e il senso del percorso dall’Ateneo romano, giunto alla sua X edizione.

Un percorso che quest’anno a causa del lockdown imposto dalla pandemia si è sviluppato per metà in videoconferenza. Gli incontri sono stati tenuti da tre docenti di Psicologia: i professori Massimo Marchisio, Paolo Musso e Alessandro Spampinato. Al centro la questione della relazionalità da diversi punti di vista: la relazione con noi stessi, il rapporto con gli altri in un piccolo gruppo (per esempio la famiglia o gli amici) e la relazione nei grandi gruppi. In un’epoca di continue trasformazioni tecnologiche dove l’intelligenza artificiale trasforma e trasformerà decisamente la nostra vita e il nostro modo di lavorare, appaiono come centrali le cosiddette soft skills, quelle competenze che non trattano materie specifiche ma le proprie capacità personali e relazionali. A questo punta il corso sull’Eccellenza Umana? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Intra Sidola:

Ascolta l'intervista a Giovanni Intra Sidola

R. - Il primo dei temi fondamentali è proprio quello della conoscenza di sé stessi: avere una visione più oggettiva sui propri limiti ma soprattutto sulle proprie qualità e capacità in modo da poter implementare, anche a livello relazionale, tutta quella serie di soft skills che sono sempre più importanti anche in ambito lavorativo.

Centrale è imparare a accettare i propri limiti e a trarne magari anche un bene, un miglioramento. Non è eccellente chi non sbaglia - tu dici - è eccellente chi si rialza dopo aver sbagliato apprendendo dai propri errori…

R. - Io penso che sia dell'esperienza di ciascuno di noi in realtà il fatto che sbaglia solo chi prova a fare e tante volte l'apprendimento e il miglioramento passa proprio anche attraverso l'esperienza dell'errore. Di conseguenza l'esperienza del proprio limite è un qualcosa di necessario perché ci rende molto realisti ma allo stesso tempo ci permette anche poi di trovare il modo di superare quel limite. Penso che un concetto fondamentale quando si parla di eccellenza sia quello di conoscersi, accettarsi e superarsi.

A ispirarvi la nota frase di San Giovanni Paolo II: "Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro". Come si sposa questa asserzione in un ambito formativo a livello universitario?

R. - Sicuramente c'è l'aspetto di impegno accademico per riuscire a formarsi al meglio dal punto di vista professionale però dal nostro punto di vista, dal punto di vista dell'Università Europea, e in particolare dell'ufficio di Formazione Integrale, questo non basta. Per fare della propria vita un vero capolavoro, bisogna appunto riuscire a trovare il meglio di sé e portarlo alla sua massima espressione. Quindi questo è senz'altro uno dei punti fondamentali di questo programma.

La questione di portare avanti degli obiettivi è centrale anche a livello lavorativo, però voi sottolineate: non successo a ogni costo, o meglio, non successo a discapito degli altri. Direi un successo “ecologico” in relazione agli altri e al contesto. In questo senso quanto incide imparare a intessere relazioni positive?

R. - Direi che è fondamentale sicuramente. Noi viviamo in un’epoca molto individualista ma l'uomo non è una monade, non vive in maniera indipendente dagli altri. L'uomo è sociale per natura. Di conseguenza è nella socialità che la singola persona può raggiungere la propria pienezza di vita anche professionale ed evidentemente ciò non può essere fatto a scapito degli altri.

Come ha insegnato questa pandemia e come ha rimarcato più volte il Papa, "tutto è interconnesso" e noi siamo tutti legati l’uno all'altro?

R. - Abbiamo proprio visto nello svolgersi della seconda parte di questo programma, che si è svolto in via telematica per via del lockdown, che i nostri studenti hanno visto questo appuntamento come un vero e proprio punto di ristoro, un punto di certezza, di crescita. E’ stata una modalità di poter vivere questo lockdown sviluppando delle relazioni importanti e penso che proprio questa esperienza ci abbia insegnato ancora di più che senza gli altri, non siamo nessuno.

E’ interessante perché gli esseri umani spesso sono disposti a fare molto più per un obiettivo che non riguarda sé stessi di quanto non farebbero per sé stessi. In questo senso – immagino – nel corso di Eccellenza umana viene anche dipanata la dimensione del dono nella ricerca della propria mission, in senso alto…

R. - Sicuramente. La dimensione del dono è una delle dimensioni fondamentali di quella che noi chiamiamo la formazione integrale e di conseguenza questa consapevolezza acquisita aiuta a stabilire degli obiettivi che sono non solo per sé stessi ma anche per gli altri. Quindi a mettere a disposizione il proprio dono per il bene comune. La cosa importante è tenere presente che questo programma di "Eccellenza umana" è parte di un percorso di eccellenza che abbraccia un po' tutta l'esperienza universitaria dei nostri studenti e di tutte le persone. Il motto della nostra università è: formiamo persone, prepariamo professionisti. Per noi è fondamentale per preparare dei professionisti e formare delle persone e quindi non limitarci all'aspetto accademico ma accompagnare i nostri studenti nella formazione di tutti gli aspetti della propria persona.

15 giugno 2020, 13:10