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Covid-19, l’Europa riapre le frontiere: rischi ed opportunità

Da lunedì 15 giugno cadranno gran parte dei divieti di spostamento all’interno dell’Unione Europea, ma è dal primo luglio che le chiusure conosceranno, in sostanza, la parola fine. Un ritorno alla normalità che richiede prudenza, offre possibilità di nuovi studi, ma presenta anche alcune insidie. Con noi l’epidemiologo Giovanni Rezza

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Impensabile fino a sei mesi fa parlare di un’Europa che si apprestava a riaprire le frontiere… ai cittadini europei. Eppure questa è la notizia: la Commissione europea ha pubblicato giovedì 11 giugno nuove-linee guida, raccomandando ai Paesi della Zona Schengen di eliminare restrizioni alle loro frontiere interne fin dalla prossima settimana. Venendo ai Paesi extraeuropei nei quali la situazione epidemiologica appare sotto controllo, la raccomandazione è di predisporre aperture dall’inizio del prossimo mese.

Una ripartenza necessaria

“I viaggi sono fondamentali per il turismo e gli affari”, ha affermato il commissario agli Affari Interni, Ylva Johansson. Il messaggio è chiaro: vi è la necessità di ripartire senza perdere tempo. I dati da questo punto di vista sono confortanti: all’interno dell’Unione si registra ad eccezione di pochi Paesi (quali la Svezia) un netto calo dei contagi; le terapie intensive si sono di fatto svuotate rispetto ai mesi critici di marzo ed aprile e soprattutto i cittadini hanno una maggiore consapevolezza riguardo alle misure da adottare. Ovviamente ciò non implica che si possa tornare a vivere come sei mesi fa (in Italia, ad esempio, resta il divieto di assembramento ed anche l’ultimo Dpcm ha rinviato la ripartenza di alcune attività e pratiche sportive), ma riaccende i motori di un’Unione Europea che ha visto un crollo del Pil senza precedenti nella storia.

Ottimismo e prudenza, insieme

“Sono le tre misure che tutti conosciamo: distanziamento sociale, utilizzo delle mascherine e frequente lavaggio delle mani”. Abitudini che non devono essere mai dimenticate, semmai ripetute a gran voce. Lo afferma nella nostra intervista l’epidemiologo Giovanni Rezza, dirigente dell’Istituto superiore di Sanità. Secondo il medico italiano, la riapertura delle frontiere interne rappresenta più di una cosa. “Innanzitutto è un forte segnale di ottimismo, poi ci dice che le dure misure adottate in questi mesi hanno portato a dei risultati concreti. Guai però - ripete – a pensare che sia finita”. Siamo nella Fase 2, non ancora nella auspicata Fase 3.

Ascolta l'intervista a Giovanni Rezza

“L’app Immuni in questo senso è uno strumento che si aggiunge a quelli che già conosciamo - spiega il dottor Rezza - ed ora siamo chiamati ad individuare immediatamente i nuovi focolai e ad intervenire subito. Così riusciremo a vincere la battaglia”. “Riaprire le frontiere comporta dei rischi naturali, sappiamo tutti che lo spostamento di persone è veicolo per i virus, così come siamo consapevoli che ogni Paese ha una situazione diversa. L’Italia ad oggi - conclude - è uno degli Stati dell’Unione più sicuro”.

I numeri in Italia 

Nello Stivale sono meno di 30mila le persone attualmente positive, più del 60% in Lombardia. Meno dell’1% si trova in terapia intensiva, con un calo di ricoveri superiore al 50% rispetto al mese di aprile. L’indice di trasmissibilità Rt è sotto il fatidico valore di 1 in tutte le Regioni, anche se restano marcate le differenze nei territori. L’aumento di casi registrati in Lombardia nell’ultima settimana, ad esempio, desta qualche preoccupazione, così come il nuovo focolaio romano che conta quasi un centinaio di casi in pochi giorni. Il virus, come detto, però continua a circolare. Di conseguenza è necessario - nonostante i numeri positivi che si riferiscono all’inizio della cosiddetta Fase 2 - mantenere alta la guardia. Lo ha detto anche il Papa dopo la preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro dello scorso 7 giugno: “Rimane la necessità - non cantare vittoria prima eh! Non cantare troppo presto vittoria - di seguire con cura le norme vigenti, perché sono norme che ci aiutano a evitare che il virus vada avanti. Grazie a Dio – ha affermato Francesco - stiamo uscendo dal centro più forte, ma sempre con le prescrizioni che ci danno le autorità”.
 

13 giugno 2020, 12:33