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Il Malawi torna alle urne per le presidenziali. La sfida è vincere la povertà

Il voto del maggio dell’anno scorso è stato annullato per brogli dalla Corte costituzionale: finora era successo solo in Kenya, evidenzia la studiosa di questioni africane Liliana Mosca. La sfida è tra il presidente uscente Peter Mutharika e Lazarus Chakwera. I vescovi intanto chiedono un “sostegno sociale per i poveri e le persone vulnerabili”, nel quadro di più ampie misure per il coronavirus

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Il Malawi torna questo martedì alle urne per scegliere il proprio presidente dopo che la Corte costituzionale ha annullato per frode il voto del maggio 2019, che portò alla rielezione di Peter Mutharika. Un anno fa la Commissione elettorale aveva proclamato la vittoria del capo di Stato uscente, attribuendogli il 38,57% dei voti, appena 160 mila in più rispetto all'avversario Lazarus Chakwera, fermo al 35,41 %. Quest'ultimo non aveva mai accettato i risultati, parlando di brogli. Più staccato il terzo candidato, Peter Kuwani.

I presidenti Mutharika

Mutharika, 79 anni, è al potere dal 2014. Già suo fratello aveva guidato il Paese dal 2004, con accuse di derive autoritarie da parte di oppositori e comunità internazionale che, anche per Peter Mutharika, denunciano un mandato contrassegnato da corruzione, mancanza di cibo e continui blackout elettrici per la popolazione.

L’appello dei vescovi

Nel febbraio scorso i vescovi avevano lanciato un appello alla giustizia, alla pace ed allo stato di diritto, sollecitando maggiore attenzione per le aree rurali: nel Paese, oltre la metà dei 18 milioni di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà, secondo la Banca Mondiale, e quasi 2 milioni di malawiani affrontano un'acuta insicurezza alimentare, in base ai dati della Fao. L’economia dipende in gran parte dall'agricoltura, che occupa l'80% della popolazione, e il tabacco rimane la principale produzione ed esportazione.

Aids e Covid-19

Negli ultimi mesi, il Malawi ha vissuto una stagione contrassegnata da manifestazioni dell'opposizione, spesso caratterizzate da episodi di violenza tra dimostranti e polizia, durante le udienze per l’annullamento delle presidenziali. In questo clima, cresce la preoccupazione per l’emergenza coronavirus, che al momento ufficialmente fa registrare 600 casi e una decina di vittime, in un Paese in cui l’Hiv ha già causato quasi un milione di orfani: la Conferenza episcopale ha chiesto campagne di sensibilizzazione più accurate contro la pandemia e maggiore rispetto delle misure anti Covid, invocando un ampio “sostegno sociale per i poveri e le persone vulnerabili”.

Liliana Mosca, già docente di Storia e Istituzioni dell’Africa contemporanea all’Università Federico II di Napoli e ora rappresentante mondiale alla Fao del gruppo di ong Ahgingos, sottolinea a Vatican News come il Malawi si sia distinto per essere uno dei pochi Paesi del continente in cui la magistratura ha abrogato uno scrutinio elettorale.

L'intervista a Liliana Mosca

R. - In Africa abbiamo assistito solo in un caso all’annullamento di presidenziali, in Kenya nel 2017. Non ce ne sono stati altri finora. La differenza di voti nel caso del Malawi era veramente minima, 160 mila, tra Peter Mutharika e Lazarus Chakwera. Poi sono scoppiate manifestazioni con episodi di violenza altissima, in un Paese che non ha mai avuto grandi sconvolgimenti o avvenimenti delittuosi: forse possiamo ricordare solo quando il primo presidente del Paese, Hastings Kamuzu Banda, voleva mantenere il potere. Quella di Mutharika è una famiglia di presidenti, lo era stato anche il fratello. Certamente l’alta Corte ha esaminato il voto, appurando brogli, comunque non meno di altri Paesi. Da quello che emerge, l’opposizione dovrebbe vincere a mani basse: lo scarto è parecchio pesante, più del 20% a favore del Partito del Congresso del Malawi.

Mutharika è al potere dal 2014, prima appunto lo era stato suo fratello. Che anni sono stati per il Malawi?

R. - Certamente non anni felici. Il Malawi si è impoverito ancor di più. È vero che non ha grandi risorse naturali, come per esempio lo Zimbabwe. È un Paese di agricoltori. Poi c’è stato il problema che per circa vent'anni la ferrovia costruita dai cinesi non ha funzionato, quindi anche l'esportazione di prodotti verso l'esterno è stata difficilissima. Quindi è un Paese che ha molto sofferto la povertà. Tra i provvedimenti adottati in questi anni possiamo però ricordare che Mutharika ha alzato l'età del matrimonio a 18 anni, anche se di contro ci sono stati tanti arresti di giornalisti.

In un Paese in cui l’Hiv ha causato quasi un milione di orfani, che paure ci sono per l’emergenza coronavirus?

R. - I numeri sono ancora bassi ufficialmente, almeno da quello che si sa. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che non ci sono mezzi di collegamento e quindi l'espansione del virus nel continente africano, da quanto si legge, sta avvenendo soltanto nei grandi centri. Poi non vengono fatti dei test e anche questo è un problema.

Di cosa avrebbe bisogno oggi il Malawi?

R. - Il Malawi ha bisogno di ritrovare prima di tutto la tranquillità, dopo gli ultimi mesi che sono stati abbastanza duri. Inoltre, come altri Paesi, continua ad importare beni di prima necessità dall'estero: quindi è necessario che si ritorni a lavorare con calma, a produrre, perché anche se non è nel mercato globalizzato è pur vero che ciò che si produce può servire a sfamare le persone. E poi, come altrove in Africa, quello che serve è la costruzione delle infrastrutture.

22 giugno 2020, 14:41