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La difficile strada della conciliazione lavoro-maternità

In Italia, nel 2019, 37mila lavoratrici madri hanno lasciato volontariamente il proprio posto di lavoro, secondo i dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro. Ne parla nell'intervista Giorgio Graziani, segretario confederale Cisl con delega a Donne e Giovani

Debora Donnini - Città del Vaticano

Che le donne siano il perno fondamentale della vita delle famiglie, dei figli, del welfare, lo dimostrano, anche se indirettamente, i dati diffusi dall’Ispettorato del Lavoro: nel 2019, in Italia, il 73% delle dimissioni volontarie sono state presentate da donne. Un impegno importante quello delle donne e delle madri, che va però sostenuto e riconosciuto. I dati dell’INL ci dicono infatti che l’anno scorso più di 37mila lavoratrici madri hanno lasciato il lavoro, il 60 per cento in attesa del primo figlio o dopo la nascita. Dati che da soli disegnano senza possibilità di fraintendimento la difficoltà di conciliare il lavoro e la cura della famiglia, in particolare dei figli. La fascia d’età più coinvolta è fra i 29 e i 44 anni. È come quindi se una donna che ha figli fosse costretta spesso quasi ad una scelta ineluttabile.

Fra le cause figura l’assenza di parenti di supporto, spesso i nonni, e a seguire i costi troppo alti di asilo nido e baby sitter ma anche il mancato accoglimento al nido. Una situazione, peraltro, resa ancor più difficile con il coronavirus dove al lavoro quotidiano e di cura si è aggiunta la didattica a distanza, senza contare le altre difficoltà che hanno coinvolto tutta la popolazione. Un dato che pone interrogativi, fra l’altro, se confrontato con l’inverno demografico del Paese: nel 2019 il numero medio di figli per donna è del 1,29%, secondo dati Istat.

"Per le madri-lavoratrici, i primi tre anni di vita di un bambino rappresentano il periodo in cui occorre un maggiore sostegno”, ha detto la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, commentando i numeri dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro. “Un primo passo avanti - sostiene - lo abbiamo già fatto con il Family Act nel quale, fra le altre cose, oltre all'assegno unico e al potenziamento dei congedi parentali è prevista una quota di riserva della dotazione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese per l'avvio delle nuove imprese start up femminili e l'accompagnamento per i primi due anni".

Save the Children: non lasciare sole le donne con figli

A segnalare che bisogna aiutare le madri nella conciliazione famiglia-lavoro è anche Save the Children che in un rapporto dal nome eloquente - “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020” -  segnala come in Italia il 57% delle madri tra i 25 e i 54 anni risulta occupata rispetto all’89,3% dei padri. Emerge un divario più consistente rispetto alla media europea di 10 punti e che le madri in Italia “non ricevono il necessario sostegno da una rete per la prima infanzia (solo il 24,7% dei bambini frequenta un servizio socio-educativo per la prima infanzia)”.

“Alla luce della crisi socio-economica legata al Covid-19, è ancora più urgente intervenire per non lasciare sole le donne con figli e garantire loro il sostegno necessario perché possano conciliare la vita familiare e quella lavorativa, senza in nessun modo essere penalizzate nel loro percorso professionale. Per questo è fondamentale mettere a disposizione strumenti di sostegno alla genitorialità, specialmente nei contesti di maggiore vulnerabilità, a partire da una rete di servizi per i bambini da 0 a 6 anni di qualità e accessibili a tutti”, ha detto Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

La Cisl: inaccettabile che la maternità porti a allontamento dal lavoro

Preoccupazione anche dalla Cisl. "I dati resi noti dall'Ispettorato del lavoro sulle dimissioni volontarie delle donne madri del 2019 sono inaccettabili: è assurdo, nel 2020, constatare come la maternità, pur essendo tutelata dalla legge, rimanga una delle cause principali di allontanamento delle donne dal mondo del lavoro", hanno dichiarato in una nota congiunta il segretario confederale della Cisl, Giorgio Graziani, con delega a Donne e giovani e Liliana Ocmin, responsabile Coordinamento Donne della Cisl.

“Il disegno  di  legge  del  Family Act fa  delle  buone  proposte: che acceleri,   perché  la  famiglia  è  assolutamente  centrale,  è una  colonna  fondamentale  del  Welfare  italiano  e le  madri ne sono protagoniste  perché  sono coloro  che  ancora  oggi  si  devono  sobbarcare del  fardello  più  grande  di  questa  colonna  fondamentale”, sottolinea nell’intervista Giorgio Graziani che evidenzia l’importanza di riconoscere la famiglia e chiaramente dentro questa in modo esplicito la maternità. 

Ascolta l'intervista a Giorgio Graziani

Per Graziani, il Family Act è intanto un punto di partenza, che “poi  va  migliorato. Noi  - dice - abbiamo  chiesto  confronto,  non  deve  essere  rigido  perché  deve  lasciare  spazio  alla  contrattazione  Ma  dal  nostro  punto  di  vista  è  assolutamente  un  buon punto di partenza".

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25 giugno 2020, 14:40