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Il fiume Ambarnaya Il fiume Ambarnaya  (AFP or licensors)

Disastro petrolifero in Russia, tonnellate di diesel nel fiume

Il crollo di un serbatoio in una centrale elettrica in Siberia settentrionale ha provocato lo sversamento di 20mila tonnellate di gasolio, contaminando due fiumi. Mosca afferma che la fuga di carburante è stata bloccata. Con noi Fabrizio Dragosei, corrispondente del Corriere della Sera

Elvira Ragosta – Città del Vaticano

Le acque del fiume Ambarnaya colorate di rosso. E’ l’immagine innaturale dello sversamento che ha interessato anche un altro corso d’acqua, il Pyasina. Sono 20 i chilometri di fiume a rischio contaminazione e si teme per le conseguenze ambientali. Intanto, dal governo fanno sapere che la fuga di carburante è stata contenuta e più di 200 tonnellate di derivati del petrolio e lubrificanti sono stati ormai raccolti. Un portavoce del ministero per le Situazioni di emergenza ha dichiarato che ci sono piani per espandere la squadra di soccorso e che i soccorritori aiuteranno la regione fino a quando l'area non sarà completamente ripulita. I prodotti petroliferi, che hanno finito per galleggiare sull’acqua con uno spessore di 20 centimetri, sono fuoriusciti per il crollo di uno dei serbatoi in una centrale elettrica appartenente alla Ntec, una società del gruppo Nornikel nella città di Norilsk.

“E’ un disastro di enormi dimensioni - dice a Vatican News Fabrizio Dragosei, corrispondente da Mosca del Corriere della Sera – tanto che si è subito ricordato il naufragio della petroliera Exxon Valdez, a largo delle coste dell’Alaska avvenuto 30 anni fa. Ventimila tonnellate di gasolio non sono tantissime, il problema è il luogo. Siamo in Siberia, ma siamo nella zona al di sopra del Circolo polare artico, quindi oltre il 66esimo parallelo, una zona delicatissima e nella quale purtroppo sempre di più c’è ricerca di idrocarburi”.

Ascolta l'intervista a Fabrizio Dragosei

Danni ambientali ed economici

Gli esperti di Greenpeace stimano che i danni ai corpi idrici potrebbero superare i 6 miliardi di rubli (circa 77,5 milioni di euro), senza considerare i costi della bonifica del suolo e l'inquinamento atmosferico. “Per ora - dice Dragosei - i danni ambientali sono stati quantificati in 350 chilometri quadrati di fiumi inquinati. Il gasolio si è sversato nel fiume Ambarnaya, che a sua volta finisce in un lago e da lì sembra abbia già imboccato un secondo fiume che va a finire nel mare di Kara e quindi nell’Oceano Artico. Si tratta di materiale altamente inquinante e di difficile recupero, perché siamo in zone di permafrost e in parte di paludi dove è difficile arrivare”.  

Polemiche sui presunti ritardi

L'incidente è avvenuto il 29 maggio ma il governatore della regione di Krasnoyarsk, Aleksandr Uss, ha detto di esserne venuto a conoscenza solo due giorni dopo, dalle "informazioni allarmanti" provenienti dai social media. In una videoconferenza trasmessa in tv, il presidente russo Putin ha rimproverato il direttore della società che gestisce la centrale. "Perché - ha chiesto – le agenzie governative hanno saputo di questo solo due giorni dopo i fatti? “. La procura ha avviato un'indagine penale sull'incidente. Intanto, a Norilsk e nella penisola di Taymyr è stato dichiarato lo stato di emergenza.

Il permafrost e i cambiamenti climatici

Sull’ipotesi che i cambiamenti climatici possano avere influito indirettamente su questo sversamento, il corrispondente del Corriere della Sera aggiunge: “ Tecnicamente è crollato un serbatoio appoggiato su palafitte conficcate nel terreno. Il terreno qui è il permafrost, si chiama così perché è permanentemente ghiacciato, in estate e in inverno, ma con il surriscaldamento il terreno si ammorbidisce già in primavera e quindi queste palafitte si sono piegate e il serbatoio è crollato. Questo è stato l’elemento scatenante specifico. Ma è chiaro che in tutta la Siberia lo scioglimento del permafrost crea problemi enormi a tutte le abitazioni. Tutta la Siberia settentrionale, tutta la zona dell’Artico, è costruita su questo terreno che una volta veniva ritenuto duro come roccia e quindi affidabile e ora, ammorbidendosi, è come se passiamo dalle rocce alla sabbia. Un'altra conseguenza sono gli allagamenti, perché questo permafrost, scaldandosi, rilascia acqua e fiumi che allagano intere regioni”.

05 giugno 2020, 13:17