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Sfollati a Tariq Abu Ziad in provincia di Idlib Sfollati a Tariq Abu Ziad in provincia di Idlib  (AFP or licensors)

I drammatici rischi del contagio in Siria

Preoccupa la situazione in Siria in relazione all’epidemia da Covid-19. Al decimo anno di conflitto la popolazione è allo stremo, sette medici su dieci hanno lasciato il Paese ed è già shock economico dopo che negli ultimi mesi la valuta locale si è svalutata del 50 per cento.

Fausta Speranza – Città del Vaticano

L’organizzazione Azione contro la fame (Acf), presente in Siria dal 2008 e impegnata in particolare dall’inizio dell’anno a garantire aiuti a oltre 300.000 persone, lancia l’allarme per l’evolversi della crisi umanitaria se il contagio da coronavirus, che ha colpito i Paesi vicini, dovesse progredire. L’accesso all'acqua potabile e ai materiali di base per l’igiene, il sostegno a sistemi sanitari e l’attenuazione dello shock economico legato alle limitazioni imposte agli spostamenti costituiscono, oggi, le priorità indicate dall’organizzazione. La preoccupazione riguarda, innanzitutto, la situazione nei campi presenti nel nord-est del Paese ma anche le criticità che potrebbero caratterizzare i civili dell’area nord-ovest: qui, infatti, l’impossibilità di accedere all’acqua potabile potrebbe rendere la popolazione ancora più esposta al contagio. Delle difficoltà dal punto di vista sanitario e delle emergenze della malnutrizione e della mancanza di acqua potabile abbiamo parlato con Orazio Ragusa Sturniolo, portavoce di Azione contro la fame: 

Ascolta l'intervista con Orazio Ragusa Sturniolo

I dati non lasciano spazio a interpretazioni: sette operatori sanitari su dieci hanno lasciato il Paese dal 2011; solo 59 dei 111 ospedali continuano a operare, ma sono sprovvisti di forniture mediche sufficienti a causa delle sanzioni; meno di 500 sono, infine, le unità di terapia intensiva dotate di ventilatori all’interno dei nosocomi pubblici. In Siria sono 11 milioni le persone che già necessitano di aiuti umanitari e 4,5 ne hanno un disperato bisogno. Sei milioni sono, infine, gli sfollati interni e i rifugiati, e le restrizioni ai movimenti, promosse dal 14 marzo come misure di contenimento al Covid-19, stanno ostacolando l’attività umanitaria, da cui milioni di persone dipendono. Tali provvedimenti rischiano, tra l’altro, di colpire duramente una popolazione allo stremo dopo nove anni di conflitto e il cui sostentamento dipende, oggi, dalla piccola impresa. L’organizzazione sta incrementando le forniture idriche ad Hasakeh e nelle zone rurali di Aleppo e auspica, adesso, di poter fare presto lo stesso anche nelle aree recentemente liberate del distretto di Ildib. Va ricordato che, in generale, i bisogni umanitari legati all’acqua colpiscono in Siria 15,5 milioni di persone. L’accesso all'acqua potabile e ai materiali di base per l’igiene, il sostegno a sistemi sanitari e l’attenuazione dello shock economico legato alle limitazioni imposte agli spostamenti costituiscono, oggi, le priorità indicate dall’organizzazione. Si stanno raddoppiando gli sforzi per garantire, in tempi brevi, la fornitura di acqua pulita e l’igiene di base, due elementi cruciali per prevenire il contagio.

05 maggio 2020, 16:03