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Manifestazione di insegnanti e famiglie per il ritorno in classe a settembre Manifestazione di insegnanti e famiglie per il ritorno in classe a settembre  (ANSA)

Scuola: concorso per oltre 30mila docenti, intesa raggiunta

Gli insegnati precari sosterranno una prova scritta dopo l’estate. Molte sono ancora le incognite per garantire la didattica in presenza e sul sostegno alle scuole paritarie che accolgono quasi un milione di studenti. Rosalba Candela (Insegnanti cattolici): le assunzioni sono il primo passo per trovare soluzioni adeguate alla didattica

Marco Guerra – Città del Vaticano

La maggioranza di governo ha trovato un accordo, la scorsa notte, sul decreto scuola nella parte che prevede un concorso straordinario per circa 32mila insegnanti attualmente precari degli istituti secondari (scuole medi e superiori).

Concorso tramite prova scritta

Il concorso si dovrebbe tenere a settembre o comunque dopo l’estate e non si svolgerà più tramite test a crocette - come era stato inizialmente ipotizzato e sostenuto da parte della maggioranza – ma con una prova scritta "che permette di combattere il precariato garantendo la meritocrazia", hanno fatto osservare fonti del governo. Nel frattempo, i 32 mila docenti entreranno in cattedra a tempo determinato direttamente dalle graduatorie d'istituto, che dovranno essere aggiornate.

Annunciate 78mila assunzioni

"Abbiamo 78 mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Fra gli aspiranti anche migliaia di giovani che si preparano da tempo e vogliono avere la loro occasione per cominciare ad insegnare. Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto” ha commentato con soddisfazione il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

 

Molte incognite su inizio anno scolastico

Nel frattempo restano sul tappeto le numerose problematiche relative al ritorno in classe degli studenti a settembre e il nodo relativo alle scuole paritarie che fanno parte a tutti gli effetti del sistema scolastico pubblico-integrato italiano. Gli istituti paritari hanno sofferto maggiormente per la chiusura dovuta alla pandemia, molte famiglie sono andate in sofferenza e non hanno potuto garantire il pagamento delle rette. Il governo ha stanziato 150 milioni di euro ma questi non sono sufficienti a coprire i costi di un servizio che allo Stato fa risparmiare oltre 6 miliardi di euro l’anno, accogliendo circa 900mila alunni che altrimenti si riverserebbero negli istituti statali.

Insegnanti cattolici: garantire la didattica in presenza

Della stabilizzazione dei precari e della ripresa delle lezioni in presenza abbiamo parlato con Rosalba Candela, Presidente nazionale dell'UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori):

Ascolta l'intervista a Rosalba Candela

R.  - È ovvio che, piuttosto che il test, fare una prova scritta inerente la disciplina che devo andare insegnare sia una cosa più qualificante. Perché con una prova scritta si esprime un pensiero compiuto, si vedono di più le conoscenze e le competenze del docente.

Intanto restano molte incognite sul inizio dell'anno scolastico a settembre avere più insegnanti può servire ad evitare le classi pollaio e mantenere quel distanziamento che serve per contenere il virus?

R. - Sicuramente può servire, però attenzione, non basta, perché a volte ci sono classi fisicamente troppo piccole. Ma è già un primo passo: con più docenti sarà più facile trovare le soluzioni.

La continuità didattica per molti studenti non è stata garantita dalla didattica a distanza, è evidente che la scuola non può essere “virtualizzata”, bisogna trovare un modo per tornare in classe. Quattro mesi sono sufficienti per trovare soluzioni?

R. -  È opportuno che riguardo alla didattica a distanza siano formati tutti i docenti. Diciamoci la verità, finora l'hanno improvvisata. Di conseguenza, ci sono quattro mesi, formiamoli seriamente . Poi è ovvio che niente può superare la didattica in presenza. In particolare siamo assolutamente contrari alla didattica a distanza per le prime classi, si immagini una prima elementare deve per forza fare una didattica in presenza. Ma come si fa a insegnare a scrivere a un bambino a distanza? E’ ovvio che deve esserci la presenza dell’insegnante.  Riduciamo il numero degli alunni per classe se proprio non si può fare diversamente per avere una didattica in presenza e credo che non se ne potrà fare a meno per le prime classi, per le altre classi ci si può quantomeno ragionare.

In questa cornice rimane il nodo delle paritarie che garantiscono l'istruzione 900.000 alunni, 140mila posti di lavoro e 6 miliardi di euro risparmio per lo Stato. I 150 milioni euro stanziati sono un primo importante segnale ma non sono sufficienti. Su questo aspetto cosa chiedono gli insegnanti cattolici?

R. -  Per legge la scuola pubblica italiana è fatta anche dalle paritarie, quindi dobbiamo garantirle. Pensiamo per esempio al servizio indispensabile delle scuole materne paritarie.  Pensiamo anche ai tanti indirizzi di studio paritari che sono un vero e proprio fiore all’occhiello di questo Paese.

Se crolla il ramo delle paritarie viene giù tutto l’albero della scuola pubblica, perché ricordiamo che quasi un milione di studenti delle paritarie potrebbero riversarsi negli istituti statali…

R. - Ma certo, va detto anche questo, andrebbero ad esempio previsti altri locali per accogliere questi studenti, andrebbero assunti molti altri docenti, l’aggravio economico ci sarebbe comunque. Quindi è un dovere non far morire le scuole paritarie che, tra le altre cose, garantiscono il pluralismo educativo.

25 maggio 2020, 11:49