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L'appello della scienziata: il vaccino Covid 19 sia di dominio pubblico

Dalla Francia arriva una petizione, con l’adesione di oltre cento accademici internazionali, affinché il vaccino contro il coronavirus sia patrimonio di tutti, specie dei poveri. Di domenica scorsa l’incoraggiamento del Papa alla collaborazione internazionale per sconfiggere il virus

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Ad una pandemia globale deve seguire una risposta globale, cioè per tutta l’umanità. È stato a partire da questa convinzione che la scienziata Catherine Belzung, docente di Neuroscienze all’Università di Tours, nonché insignita in Francia della Legion d'Onore nel 2012 per meriti scientifici, ha lanciato una petizione con la quale si chiede che il vaccino per il Covid-19 possa essere somministrato a tutti gli abitanti della terra, dai più ricchi ai più poveri, e quindi di avviare, appena possibile, una campagna di vaccinazione universale e gratuita.  Un’istanza che si colloca nel solco delle parole di Papa Francesco che, domenica scorsa, durante il Regina Coeli, aveva esortato a “garantire l'accesso universale alle tecnologie essenziali che permettano a ogni persona contagiata, in ogni parte del mondo, di ricevere le necessarie cure sanitarie".

Ascolta l'intervista con Catherine Belzung

È necessario il vaccino gratuito a disposizione di tutti

“Stavo pensando a tutte le persone che si sono ammalate, alle persone che sono morte – racconta a Vatican News la Belzung – sapendo che l’unica soluzione è disporre di un vaccino. Ma mi sono anche chiesta: come sarà possibile per i Paesi poveri averne uno? L’unico modo è metterlo a disposizione di tutti, i governi dovrebbero renderlo disponibile gratuitamente.”. Secondo la Belzung, il vaccino potrebbe anche essere brevettato, ma poi regalato, ad esempio all’Organizzazione Mondiale della Sanità, di modo che “tutti possano utilizzarlo senza dover pagare il costo della proprietà intellettuale legata al brevetto”.

Illustri le adesioni alla petizione, anche quella di Muhammad Yunus

Nella petizione lanciata dalla scienziata, e alla quale hanno aderito illustri esponenti del modo accademico, economico e politico – un nome tra tutti, quello di Muhammad Yunus, l’economista e banchiere bengalese, premio Nobel per pace nel 2006 – si cita un illustre precedente, quello del vaccino contro la poliomielite, negli anni 50. Lo scopritore del primo antidoto, il biologo americano Jonas Salk, per sviluppare i suoi studi ricevette una sovvenzione da una fondazione creata dal presidente Roosvelt con donazioni da milioni di americani. Salk non brevettò mai la sua scoperta, ciò che gli interessava era diffondere il vaccino il più rapidamente possibile. Ma non fu l’unico, la Belzung ricorda anche il caso dello scopritore della ‘soluzione idroalcolica’, anche in questo caso il brevetto fu offerto all’Oms. Il punto è che, prosegue la scienziata, “il vaccino per essere efficace deve essere inoculato a tutti”, si parla quindi dell’intera popolazione mondiale, miliardi di persone da vaccinare, una se non due volte, ecco che “nessuna ditta è capace di fabbricarne tanto, è completamente impossibile”, ed ecco quindi che la Belzung parla della necessità di una collaborazione per una produzione su larga scala. Altro punto sollevato dalla scienziata: la totale imprevedibilità del virus, che potrebbe restare presente per anni, ma potrebbe anche scomparire in autunno, segnando un profitto o una perdita per chi lo produce. Di qui la proposta di “dare a chi conduce la ricerca il rimborso dell’investimento, guardando ai miliardi che già sono arrivati all’Oms e al prezzo del vaccino quantificato attorno ai uno-due miliardi di euro”. È giusto che l’azienda produttrice possa ricevere un feedback del suo investimento, ma trarne un profitto enorme, stigmatizza la donna, “sarebbe indecente”. Il risultato della ricerca dovrà essere considerato “un bene pubblico”, per agire in questo campo, è il suo richiamo, “è necessario avere sempre in mente il valore etico”.

La ricerca del profitto non può far dimenticare la vita di miliardi di persone

La petizione sta andando avanti con la raccolta di molte adesioni. L’appoggio della società civile e delle personalità prestigiose che hanno aderito, permetterà poi di presentare in testo ad organizzazioni come l’Oms o le Nazioni Unite, istituzioni internazionali che abbiano la possibilità di decidere a livello globale perché, conclude la Belzung, “non basta che sia una    decisione a livello di un Paese, la risposta   qui deve essere proprio globale “. Questo è un buon momento, è dunque la conclusione che si può leggere nella petizione, per stabilire una norma per il mondo, in modo da non essere accecati dal denaro e dimenticare la vita di miliardi di persone”.

08 maggio 2020, 09:00