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Volontariato per le strade di Roma ai tempi del coronavirus

In questi giorni a tutti è chiesto di restare a casa. Ma come è possibile, quando non si ha una casa? Il Papa in diverse occasioni ha ricordato il problema di tanti che sopravvivono grazie alle organizzazioni assistenziali e alle parrocchie. A Vatican News, la testimonianza di un gruppo di volontari che non ha smesso il servizio nemmeno in questo periodo di pandemia

Charlotta Smeds - Vaticano

In questi giorni sono poche le organizzazioni assistenziali che riescono a continuare il loro servizio a favore dei tanti senzatetto della capitale. Il Forum del Volontariato per la Strada di Roma conta 2.800 volontari divisi in 44 associazioni, ma molti di loro hanno scelto di ridurre l’attività per le difficoltà che la situazione ha creato. Oggi a Casa Santa Marta, così come nell’omelia del 31 marzo, Papa Francesco ha chiesto di non dimenticare chi vive per strada:

“Preghiamo oggi per coloro che sono senza fissa dimora, in questo momento in cui ci si chiede di essere dentro casa. Perché la società di uomini e donne si accorgano di questa realtà e aiutino, e la Chiesa li accolga”.

La carità non può mai venir meno

Una delle associazioni che non ha mai interrotto la distribuzione di viveri anche durante questa pandemia, è la Comunità Santo Stefano che da 25 anni, ogni lunedì, è presente alla Stazione Tiburtina. Il fondatore Armando Andreoni spiega il motivo:

“Questo è un momento di prova per tutti. Ma chi soprattutto rischia di rimanere tagliato fuori, senza alternative, sono i poveri senza fissa dimora. Noi abbiamo ricevuto dalla vita casa e sicurezze. Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente dobbiamo dare. Non si può morire di fame per il coronavirus. La carità non può mai venir meno”.

Ogni lunedì da 25 anni

I 20 volontari della Comunità Santo Stefano proseguono, ogni lunedì sera, la raccolta di pasti caldi dalle famiglie e dalle parrocchie che cucinano per i senzatetto. Le monoporzioni vengono poi portate alla Stazione Tiburtina e distribuite. Tutto avviene all’aperto da sempre, e così in questi tempi di epidemia si riduce anche il rischio di contagio.

“I nostri amici che vivono in strada - sottolinea Armando Andreoni - hanno timore come tutti del contagio e si mettono in fila mantenendo la distanza. Alcuni di loro indossano una mascherina, come tutti noi che distribuiamo i pasti”.

L'aiuto dei ristoranti romani

Nel tempo, il gruppo di volontari ha costruito una rete di conoscenze anche tra le pizzerie e i ristoranti romani che, e quando sono stati costretti a chiudere a causa delle restrizioni, hanno chiamato la Comunità Santo Stefano per ritirare il cibo nei frigoriferi che altrimenti sarebbe scaduto.

La richiesta aumenta

Agli abituali 70 poveri del lunedì, si è aggiunta un’altra trentina di persone arrivate da ogni parte della capitale, proprio perché sono venute meno le associazioni che erano presenti nelle loro zone.

In un primo tempo le associazioni di volontariato hanno avuto grandi difficolta di movimento per via delle restrizioni, con gli ultimi decreti la situazione sta migliorando.

Grande solidarietà

“La cosa bella che abbiamo riscontrato da subito è la grande solidarietà e il desiderio delle nostre famiglie di aiutare in questo momento di difficoltà per tutti”, nota ancora Armando Andreoni.

02 aprile 2020, 08:11