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Le lavorazioni di Latterie Vicentine Le lavorazioni di Latterie Vicentine  (C 2012 Riccardo Urnato Fotografo)

Premi e aiuti al territorio, in Veneto le aziende reagiscono al Covid-19

La produzione su tanti territori è continuata dall'inizio dell'epidemia di coronavirus, per assicurare alla popolazione le forniture alimentari. La storia di Latterie Vicentine, che ha sostenuto i lavoratori e donato fondi al sistema sanitario. Il presidente Mocellin: "C’è gente che non molla e tutti assieme usciremo da questo incubo”

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

In Italia 9 milioni di persone hanno continuato a lavorare nonostante l’epidemia di coronavirus, un’impresa su due è rimasta aperta, con le adeguate garanzie per i lavoratori. E sono sempre di più i casi di aziende che hanno deciso di stare economicamente vicino ai propri dipendenti e di sostenere i territori. E’ il caso di Latterie Vicentine, una cooperativa in provincia di Vicenza, in Veneto, con 400 soci, 125 lavoratori e un indotto di un migliaio di addetti. Una realtà specializzata nella produzione di formaggi dop come l’Asiago, il Grana Padano, oltre a latte fresco. Il suo presidente Alessandro Mocellin afferma che “con l'intensificarsi dell'epidemia, essendo noi appartenenti all’agroalimentare, una filiera essenziale, dovevamo anche cercare di dare continuità al nostro lavoro. Non sono stati giorni facili, c’è gente che non molla e tutti assieme usciremo da questo incubo”.

Ascolta l'intervista ad Alessandro Mocellin

Ci saranno state tutta una serie di prescrizioni…

R. - Sì, ovviamente non ci siamo sottratti alla preoccupazione che, comunque, la priorità doveva essere accertare lo stato di salute dei nostri collaboratori. Quindi abbiamo adottato fin da subito tutte le normative vigenti in merito alla sicurezza sul lavoro. Gli organi competenti, dopo i controlli, ci hanno dato atto di questo nostro lavoro. Fin dai primi momenti è stato istituito all’interno dell'azienda un comitato per gestire la crisi.

Per quanto riguarda la produzione, sicuramente la vostra azienda sarà stata in qualche modo sotto stress. Come siete intervenuti nei confronti dei dipendenti?

R. - Abbiamo compreso che lavorare nel tentativo di tutelare la propria salute dal coronavirus per un dipendente era gravoso. C’è stato un grosso attaccamento dei dipendenti dell'azienda, perché posso garantire che abbiamo avuto di fatto il 100% della presenza. Nessuno si è fatto cogliere dal panico per stare a casa e quindi tutti si sono presentati al lavoro, nessuno ha approfittato della situazione. Per il mese di marzo l'azienda ha deciso così di dare un premio supplementare alla retribuzione maturata in marzo. Un piccolo gesto che il consiglio di amministrazione ha deciso di fare per dimostrare vicinanza, essendo stati noi sovraccaricati di lavoro.

A che cosa è stato dovuto questo aumento della produzione?

R. - Non abbiamo aumentato i prezzi ma siamo stati subissati dagli ordini, anche perché l’epidemia di Covid-19 è coincisa con l'alta stagione del latte. Marzo, aprile, maggio sono mesi in cui la produzione tocca il picco massimo. Azienda e lavoratori sono stati messi a dura prova.

Voi siete intervenuti anche nei confronti del sistema sanitario locale?

R. - Come può immaginare, le difficoltà dei nostri ospedali a far fronte a questa pandemia di coronavirus Covid-19 hanno scosso chiunque. Abbiamo così cercato di dare anche noi il nostro contributo. Sempre il consiglio di amministrazione ha deciso all'unanimità di devolvere una cifra in favore del sistema sanitario del Veneto. La Regione ci ha assicurato che la nostra cifra sarebbe servita per l'acquisto di un respiratore da donare a un ospedale della nostra provincia. Vi garantisco che l'impegno della nostra azienda, e di tantissime altre aziende, è stato cercare di guardare avanti per garantire quello che di buono facciamo. Da questa pandemia, da questo incubo ci sveglieremo con la consapevolezza che la filiera agroalimentare si può e si deve garantire.

17 aprile 2020, 10:36