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Pandemia e povertà: attenzione ai rischi legati al gioco d'azzardo

Dinanzi ad un dramma innanzitutto sanitario e poi economico, la riapertura delle scommesse in Italia rischia di favorire una maggiore ludopatia e di impoverire ulteriormente tante famiglie che stanno già subendo gli effetti della crisi legata alla pandemia. L'intervista a don Armando Zappolini, portavoce della campagna “Mettiamoci in gioco”

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

La domanda, anzi più d'una, sorge spontanea: quanto è grande il pericolo che dinanzi ad un impoverimento generale, tante persone trovino nella possibilità di vincita una finta ancora di salvezza? Le slot machine non comportano rischi anche dal punto di vista delle misure di igiene personale? E poi, perché riaprire il gioco del Lotto prima del 4 maggio? Questioni che, assieme ad altre, sono alla base della richiesta al Governo fatta dalla campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”: le sale scommesse devono essere tra gli ultimi esercizi commerciali a riaprire, quando l'emergenza sanitaria sarà del tutto sotto controllo nel Paese.

Non dare spazio all'illusione

Raggiungiamo telefonicamente don Armando Zappolini mentre è nella sua parrocchia, nella Diocesi di San Miniato, di cui è anche presidente della Caritas. “Sono qui con i volontari a distribuire pacchi spesa, vengono persone che non hanno i soldi per pagare le bollette e poi creiamo l'illusione che con una vittoria si possa sistemare tutto? Le scommesse devono essere le ultime a riaprire”. Non usa giri di parole per esprimere il suo pensiero nell'intervista a VaticanNews il portavoce nazionale della campagna “Mettiamoci in gioco”. “L'azzardo - sottolinea il sacerdote - è da sempre causa d'impoverimento per le famiglie, figuriamoci ora in questa situazione”. Riaprire le scommesse dinanzi a questa crisi equivale “a mettere un boccone avvelenato a tre metri da una persona che ha fame”, ripete il parroco toscano.

Ascolta l'intervista a don Armando Zappolini

Riaprire per ultime

“Le attività legate al mondo delle scommesse devono essere tra le ultime a ripartire, altrimenti che senso ha fornire aiuto alla popolazione? Ci troveremmo davanti – evidenzia don Zappolini – ad un dare ed avere perverso”. Sono tanti i fattori rischiosi, compreso quello della noia. L'azzardo, al quale erroneamente si abbina il sostantivo “gioco”, spesso infatti è anche un pericoloso passatempo. In un momento in cui la socialità ha toccato i minimi storici nella storia della Repubblica, ecco che le scommesse “rischiano di diventare un palliativo. La noia - conclude il sacerdote - è la madre di tutti i vizi”.

La campagna "Mettiamoci in gioco" 

La campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, di cui don Armando Zappolini è portavoce, è un’iniziativa nata nel 2012 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sulle reali caratteristiche del gioco d’azzardo in Italia e sulle sue conseguenze sociali, sanitarie ed economiche, nonché avanzare proposte di regolamentazione del fenomeno, fornire dati e informazioni, catalizzare l’impegno di tanti soggetti che - a livello nazionale e locale - si mobilitano in tal senso. La campagna è promossa da Acli, Ada, Adusbef, Ali per Giocare, Anci, Anteas, Arci, Associazione Orthos, Auser, Aupi, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Confsal, Ctg, Federazione Scs-Cnos/Salesiani per il sociale, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fp Cgil, Gruppo Abele, InterCear, Ital Uil, Lega Consumatori, Libera, Missionari Comboniani, Scuola delle Buone Pratiche/Legautonomie-Terre di mezzo, Shaker-pensieri senza dimora, Uil, Uil Pensionati e Uisp.

12 aprile 2020, 09:00