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Anziani al tempo della pandemia: la fede vince il virus della paura

Alcune testimonianze di persone anziane che come, ha ricordato oggi il Papa, vivono spesso nell’isolamento questo tempo di dura prova

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco ha esortato a pregare il Signore perché, in questo tempo difficile, sia vicino alle persone anziane isolate o nelle case di riposo. Gli anziani, ha detto il Pontefice, hanno paura, paura di morire da soli”. 

“Sentono questa pandemia come una cosa aggressiva per loro. Loro sono le nostre radici, la nostra storia. Loro ci hanno dato la fede, la tradizione, il senso di appartenenza a una patria. Preghiamo per loro perché il Signore sia loro vicino in questo momento”.

Il tesoro delle radici

Gli anziani vivono questo tempo spesso nell’isolamento e nella solitudine. Quello che più manca, spiega Enrica, 70 anni, sono le relazioni quotidiane che prima scandivano la giornata:

Ascolta l'intervista ad Enrica

R. - Vivo da sola e mi manca molto il contatto umano, con la gente: anche il fatto di incontrarsi per le scale, nel cortile. Anche andare a prendere un caffè insieme vuole dire tanto per me.

Come vivi in questo tempo, nonostante le difficoltà, il rapporto con la fede?

R. Non riesco a pregare come vorrei. Non riesco a seguire la Messa in televisione o per radio. Mi distraggo. Si deve fare a meno, per forza, di tante cose, tra cui anche andare a Messa. E non si può ricevere la Comunione. Cose che, fino all’altro giorno, erano assodate.

Oggi il Papa, durante la Messa a Santa Marta, ha detto che gli anziani sono le nostre radici, la nostra storia. Le radici della tua vita, Enrica, sono legate ad un altro tempo difficile, quello del dopoguerra…

R. – Il primo periodo del dopoguerra. Sono nata nel 1950. Mi ricordo le difficoltà dei miei genitori per poter mettere a tavola il pranzo e la cena. Ricordo le difficoltà di mio padre. Ripensandoci adesso, a distanza di tanti anni, mi sono resa conto  di aver fatto sacrifici immani. Ma da piccoli non si possono capire. Lo comprendi dopo e apprezzi molto di più quello che è stato fatto e che, sicuramente, non hai mai detto ai genitori.

Radici cresciute tra sacrifici. Anche questa è una testimonianza da trasmettere ai giovani…

R. - Quando racconti certe cose, la domanda è questa: come avete fatto? I nostri genitori non ci hanno mai fatto mai capire quello che vivevano. Veramente si sono sacrificati per mettere a tavola un piatto di minestra. Però la merenda non è mai mancata. Ricordavo proprio l’altro giorno: la merenda era pane, acqua e zucchero.

Radici ricevute, ma anche radici trasmesse…

R. - Appena posso sicuramente racconto a mio nipote come vivevamo. E racconto con molto piacere. Da piccolo, non ti rendi conto di quello che hai. Te ne accorgi dopo crescendo, maturando, invecchiando.

Fiducia nel Signore

In questo tempo di isolamento, non mancano paure e preoccupazioni. Ma la fede supera ogni timore. Alessandro, 76 anni, vive questo periodo segnato dalla pandemia con lo sguardo rivolto al Signore.

Ascolta l'intervista ad Alessandro

R. - Vivo comunque questo tempo con serenità perché la preghiera è tanto per me. Io prego spesso. Per motivi di salute, devo camminare almeno mezz'ora al giorno Quindi questa cosa mi ha un po’ spiazzato. Però cammino e prego al chiuso, dentro casa. Recito il Rosario tutti i giorni. Poi penso una cosa. Io sono ottimista per natura. Comunque vada a finire questa storia della pandemia, dico che sarà “un successo”. Se riuscirò a sopravvivere, potrò vivere un altro pezzo di vita nella gioia, con mia moglie, i miei figli e i nipoti. Ma se dovessi morire, spero di andare in Paradiso. Per questo dico, che comunque andrà a finire, finirà bene. Io mi affido pienamente e completamente al Signore. Sia fatta la Sua volontà. E cerco di trarre, comunque, il bene da questa esperienza. Ma una cosa mi manca: la Comunione:

In questo tempo di pandemia, i mezzi di comunicazione in particolare sono fondamentali  per seguire le celebrazioni, partecipare a momenti di preghiera…

R. - Sono fondamentalissimi. Io, poi, sono spesso davanti al computer e spesso rivedo programmi che mi tengono compagnia. Se non ci fosse stata la celebrazione presieduta dal Papa con la benedizione Urbi et Orbi, che Pasqua sarebbe stata?  In ogni caso, grazie anche ai mezzi di comunicazione, è stata una giornata bellissima. E, in particolare, mi è piaciuto tantissimo il momento straordinario di preghiera presieduto dal Papa in piazza San Pietro per invocare la fine della pandemia. Pioveva e sembrava che il Papa invocasse il Signore perché asciugasse le lacrime del mondo.

Lontani, ma uniti

La giornata, ancor di più in questo periodo, è scandita dalla preghiera e dalle parole di Papa Francesco. Lo sottolinea Mara, 71 anni, aggiungendo che, anche nella solitudine della sua casa, cerca di testimoniare la Parola del Signore.

Ascolta l'intervista a Mara

R. - In questo tempo di isolamento, si sente la mancanza degli affetti più cari quali possono essere i figli, i nipoti. Sono presenti tutti i giorni attraverso i social e il telefono ma viene a mancare la possibilità di essere realmente vicini, di relazionarsi, di abbracciarsi e di condividere momenti di spensieratezza. Si è sempre soli in casa. Io ho la fortuna di vivere in casa con mio marito. È una solitudine condivisa.

Quale ruolo ha la preghiera nella tua vita, in particolare, in questo tempo così difficile?

R. – La preghiera è il momento che scandisce la giornata: c’è l’attesa della Messa mattutina presieduta da Papa Francesco. Ogni giorno Francesco ci illumina, ci indica la via per poter percorrere questo tempo di prova. Un tempo di attesa, di “ricreazione” come ha detto oggi il Papa. Un’attesa prima del tempo in cui potremo ritrovarci insieme e abbracciarci di nuovo come comunità parrocchiale.

Nella Messa di oggi, Papa Francesco ha detto che gli anziani sono le radici. la nostra storia. Anche in questo tempo, le radici possono essere una testimonianza, soprattutto per le nuove generazioni…

R. – Io vivo questo momento cercando di testimoniare, anche nella solitudine della mia casa, la Parola del Signore. Cerco di testimoniarla e raccontarla ai miei nipoti attraverso piccoli racconti che possano indirizzarli nella via della fede. Riesco ad essere vicina alle persone che amo e a quelle che mi sono più care cercando di comunicare quella che è la mia spiritualità E lo faccio attraverso racconti, anche della vita di Gesù. Ogni giorno mando questi racconti ai miei nipoti e loro mi rispondono. Questo ci tiene in comunicazione profonda.

Questo è anche un tempo in cui la casa diventa “chiesa domestica”…

R. - Senza dubbio, perché avendo tanto tempo a  disposizione il pensiero volge verso l’eterno. Io coltivo questa spiritualità con delle letture specifiche, come quelle sullo Spirito Santo. Siamo lontani, ma lo Spirito ci tiene uniti. Quello che mi manca, in particolare, è l’adorazione eucaristica perpetua nella nostra chiesa. Però la presenza dello Spirito mi fa comunque vivere la presenza di Dio nella mia vita. 

15 aprile 2020, 13:45