Cerca

Vatican News

Hollerich, sui migranti l'Europa rischia di perdere i suoi valori

Resta alta la tensione al confine tra Grecia e Turchia dove ieri sono scoppiati scontri tra gruppi di migranti e polizia greca. Dal cardinale Hollerich l’appello all’Europa a non dimenticare la sua umanità

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

La Turchia invierà agenti delle forze speciali al confine con la Grecia per evitare i respingimenti di migranti da parte di Atene. Sulla frontiera starebbero premendo 

oltre 138mila persone nel tentativo di entrare in Unione europea, mentre l'Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrel, denuncia l’utilizzo di migranti “lanciati contro le frontiere e usati come armi”. Da Bruxelles, la Commissione europea insiste sulla “necessità di ricreare con la Turchia un dialogo sereno sulle cause della crisi dei rifugiati”, ieri sempre la Commissione aveva ribadito la necessità di “mantenere chiusi i confini, ma nel rispetto dei diritti umani”. A chiedere all’Europa di non dimenticare la sua vocazione all’accoglienza è il cardinale Jean Claude Hollerich, presidente della Comece, Commissione degli episcopati dell’Unione europea:

Ascolta l'intervista con il cardinale Hollerich

R. – E’ una tragedia umanitaria, una tragedia per la gente che con speranza si è mossa verso l'Unione europea, ma che non può entrare. Sono i poveri, sono i deboli a bussare alla nostra porta, e c’è anche un problema da parte nostra, perché se guardiamo ai profughi, ai rifugiati, soltanto come un problema siamo poi noi ad averne uno, perché stiamo perdendo la nostra umanità, stiamo perdendo la nostra coscienza, perché siamo contro tutto quello che sono i valori dell'Unione europea, i valori europei.

E’ però ormai diverso tempo che l'Unione europea sembra aver dimenticato la sua coscienza…

R. – Sì, e questo mi dispiace molto, perché quello che accade in Siria è anche un problema nostro. La Siria è un Paese vicino a noi, all’Unione europea e il fatto che l’Ue non abbia avuto una politica estera comune di fronte alla Siria è stato un fattore che ha prodotto questa situazione. Noi europei non abbiamo agito politicamente a favore della pace e del compromesso in Siria e ora non vogliamo accogliere questa gente povera e bisognosa. Questo è veramente contro tutto quello che è l'ideale dell'Europa, abbiamo perso la nostra coscienza.

Cosa dovrebbe fare quindi l'Europa secondo lei per arrivare ad adottare un atteggiamento umano?

R. – Io sono contento che il ministro degli Affari esteri del Lussemburgo abbia dichiarato che il mio Paese accoglierà 10 minorenni, naturalmente questa è soltanto una goccia, ma è meglio di niente e se tutti i Paesi facessero la stessa cosa, allora penso che potremmo veramente cambiare la situazione. Io sono d'accordo con chi ritiene che la Turchia faccia male ad usare le persone per fare pressione sull’Ue, è anche vero però che noi facciamo lo stesso quando non accettiamo le persone. Noi in Europa siamo tanto ricchi, abbiamo una vita facile se confrontata con quella di questi Paesi, da noi non c’è guerra. Allora penso che possiamo ancora accogliere le persone e forse i corridoi umanitari, come sono fatti da Sant'Egidio, potrebbero essere una soluzione per privilegiare i più deboli, i più poveri, questa gente che bussa alla nostra porta. Sarebbe anche un modo per integrarle meglio e quindi un modo per mantenere la sicurezza. I profughi, i rifugiati, non sono una minaccia alla sicurezza dell'Europa, sono uomini che bussano alla nostra porta per chiedere aiuto.

I Paesi di prima accoglienza, e questa è una delle tante polemiche a livello europeo, sono stati spesso lasciati soli di fronte all'accoglienza di queste persone e la Grecia è uno di questi Paesi. Quindi l'Europa non solo respinge, ma non è neanche compatta al suo stesso interno nell’esprimere solidarietà ai i Paesi che accolgono?

R. – E’ vero per la Grecia ed è anche vero per l’Italia. Io capisco la popolazione di Lesbos che non vuole avere più migranti, più profughi, perché ce ne sono troppi. E’ comunque molto strano che l'Unione europea abbia i soldi per proteggere le frontiere e non abbia i soldi per far vivere con dignità la gente che viene da noi Le persone che bussano alla nostra porta avevano un'immagine molto positiva dall'Europa, come un Paese di libertà, un luogo del benessere, mostriamo a loro la faccia dell'Europa e facciamo loro perdere la speranza. Penso che in questi momenti così difficili, la Chiesa debba essere la coscienza dell'Europa. Dobbiamo aiutare anche gli uomini e le donne del mondo della politica a fare scelte che seguono la coscienza, scelte che sono per il bene comune, non soltanto scelte per avere più voti alle prossime elezioni.

05 marzo 2020, 14:29