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Lavoratori agricoli in India Lavoratori agricoli in India 

Ifad, sostegno ai piccoli agricoltori per combattere la fame e difendere l'ambiente

Ogni giorno 820 milioni di persone soffrono la fame e il divario tra poveri e ricchi aumenta sempre di più. Di questo passo – tra distorsioni delle strategie economiche e disastri ambientali – sarà difficile raggiungere i primi due Obiettivi di sviluppo sostenibile, ovvero eliminare fame e povertà assoluta entro il 2030. Secondo l'Ifad una via c'è: puntare sui piccoli agricoltori . Con noi gli esperti dell'Ifad, Federica Cerulli e Paolo Silveri

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Conflitti e catastrofi naturali stanno diventando la nuova norma. Sono le persone più emarginate a soffrire maggiormente delle conseguenze dei cambiamenti climatici, ma Gilbert F. Houngbo, Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad)  sottolinea chiaramente che “la minaccia esistenziale riguarda i sistemi alimentari di tutti”. I dati - presentati nell'ambito del Consiglio dei governatori l'11 e il 12 febbraio  - sono sotto gli occhi di tutti: 45 milioni di persone costrette a fare i conti con una grave crisi alimentare in Africa, terreni agricoli devastati da alluvioni in Europa, l’Australia arsa dalle fiamme. Il quadro è preoccupante ma dal rapporto dell’Ifad 2020 non emergono solo le criticità: si trova un’indicazione precisa di una possibile via da percorrere. Si legge: “La speranza è rappresentata dai piccoli agricoltori che producono reddito e cibo per le persone più povere della terra.”

Le potenzialità dei piccoli agricoltori

Circa la metà delle calorie alimentari del mondo vengono prodotte dai piccoli agricoltori, che coltivano solo il 30 per cento delle terre agricole esistenti al mondo. Questi agricoltori sono fortemente motivati a ottenere il massimo dalle loro terre e dal loro lavoro. Hanno anche la tendenza a coltivare una varietà più ampia di colture adatte alle condizioni locali. Indubbiamente l’agricoltura è influenzata dalle condizioni climatiche e le pratiche agricole hanno un impatto sul clima. Il punto è che l’importanza a livello globale di investire nella piccola agricoltura è spesso sottovalutata. La ricorda ai nostri microfoni Federica Cerulli, funzionaria dell'Ifad:  

Ascolta l'intervista a Federica Cerulli

L’Ifad invita a considerare alcuni elementi chiave: una maggiore varietà nelle colture rende i sistemi agricoli meno vulnerabili alle epidemie causate da parassiti e malattie, migliora la fertilità del suolo e rafforza la capacità di resilienza a siccità e alluvioni. Inoltre, le pratiche agricole rispettose dell’ambiente riducono le emissioni di gas serra e favoriscono la cattura del diossido di carbonio, possono rigenerare le falde acquifere e prevenire frane e tempeste di sabbia.  Il prosperare delle piccole aziende agricole non solo fornisce cibo, ma crea anche lavoro, oltre ad alimentare una domanda di beni e servizi prodotti localmente. E questa domanda, a sua volta, genera opportunità, crescita economica e società più stabili.

Investimenti e strategie

In concreto, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo chiede di riconoscere l’importanza dei piccoli agricoltori e di investire su di loro. E gli studiosi dell’Ifad fanno anche un calcolo preciso: per eliminare la fame nel mondo è necessario investire ogni anno nell’agricoltura 115,6 miliardi di dollari. Eppure all’agricoltura sono destinati solo circa 10 miliardi all’anno, in forma di aiuti pubblici allo sviluppo. L’appello è chiarissimo: se si vogliono davvero eliminare fame e povertà, queste cifre non sono sufficienti. Tra la quantità di investimenti necesari e quella stanziata c'è grande differenza, in particolare in un'area critica come quella dell'America Latina, come spiega nell'intervista Paolo Silveri, economista regionale della Divisione America Latina e Caraibi del Dipartimento per i programmi Ifad: 

Ascolta l'intervista con Paolo Silveri

Puntare sui più deboli invece di trascurarli

L’obiettivo, dunque, è investire proprio sulle persone che hanno maggiore probabilità di essere lasciate indietro: i poveri, i piccoli agricoltori, le donne, i giovani e le popolazioni indigene che vivono in aree rurali isolate, raggiunte di rado dalle iniziative di sviluppo. La modalità possibile è quella di lavorare in partenariato con i governi e con le popolazioni rurali stesse per migliorare le loro possibilità di accedere a servizi finanziari, tecnologia e formazione e far sì che l’agricoltura diventi un’attività sostenibile e che quanti vivono nelle aree rurali abbiano maggiori capacità di resilienza rispetto a condizioni climatiche imprevedibili. Dal rapporto 2020 dell’Ifad si capisce che servono maggiori finanziamenti, più partenariati, modelli finanziari migliori e approcci più inclusivi. L’Ifad sta sollecitando i governi ad adempiere agli impegni presi investendo di più, in modo da permetterci di raddoppiare il nostro impatto entro il 2030.

 

11 febbraio 2020, 09:30