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Premio Giuseppe De Carli, due donne al primo posto

A Lucia Capuzzi di Avvenire e a Laura Galimberti di Tv 2000, il Premio intitolato al noto vaticanista scomparso quasi 10 anni fa, e dedicato all'informazione religiosa. A questi riconoscimenti si aggiungono il Premio alla "Carriera" e il Premio "Giovane Promessa". Prima della cerimonia, la tavola rotonda sul tema: “Come rendere attraente il racconto del fatto religioso”

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Due donne al primo posto della quinta edizione del Premio "Giuseppe De Carli" dedicato all'informazione religiosa.

Si tratta di Lucia Capuzzi di Avvenire con il reportage "Tanta è già in piedi: il terrore non vincerà" (sull'attentato terroristico alla chiesa copta egiziana di Mar Girgis) e di Laura Galimberti di Tv 2000 con "Varchi di luce. Viaggio intorno alla Misericordia: Scampia" (sull'opera dei Lasalliani per strappare i giovani all'analfabetismo e alla delinquenza).

Secondi classificati - per la categoria “testi” - Anthony FaiolaChico Harlan e Stefano Pitrelli, autori di un articolo del The Washington Post su una storia di abusi da parte di religiosi ai danni di alunni sordomuti, e - per la categoria “video” - Paola Russo di Padre Pio TV con un lavoro che racconta il reinserimento sociale di ex detenuti.

A questi Premi, assegnati da una qualificata giuria, si aggiungono il Premio “Giovane Promessa” e il Premio alla “Carriera”. I due riconoscimenti sono stati assegnati al giovane fotografo Daniel Ibáñez Gutiérrez  di EWTN-CNA e a Vincenzo Quaratino, per quasi un ventennio alla guida della redazione Cronache Italiane dell’Agenzia Ansa.

Il Premio "Giovane Promessa" è stato istituito per ricordare e far rivivere l'attenzione e l'incoraggiamento che Giuseppe De Carli ha sempre dimostrato verso i giovani colleghi. 

La cerimonia si è svolta nel pomeriggio presso l’Aula Alvaro del Portillo della Pontificia Università della Santa Croce, alla quale è seguita la tavola rotonda “Come rendere attraente il racconto del fatto religioso”.

L'esempio di Giuseppe De Carli

Entrare nei panni del credente, nelle inquietudini che attraversano l'uomo di oggi, recuperando la pienezza del significato di parole come "rigore" che proprio il giornalista De Carli incarnava nel vivere la propria professione come servizio, amando la Chiesa ma, e qui è il caso di citare Papa Francesco, senza mai essere "clericale".

“L’informazione è una questione di sguardo, di profondità spirituale dello sguardo (Giuseppe De Carli)”

E' Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei Media Vaticani e membro della giuria di questa V edizione del Premio intitolato al noto vaticanista, scomparso quasi dieci anni fa, che con il suo intervento mette a fuoco l'insegnamento dell'uomo e giornalista Giuseppe De Carli:

"Mi ricorda che il nostro lavoro è una missione da svolgere con grande responsabilità. De Carli diceva: 'Una missione di cui farsi carico con convinzione, competenza e dedizione, come si trattasse di un vero e proprio apostolato'. Significativo che Papa Francesco abbia proprio definito 'missione' il lavoro del giornalista in tante occasioni e da ultimo nell’udienza all’UCSI, nel settembre scorso". 

Le domande scomode per trovare la verità

Ma in un processo di continuo miglioramento della professionalità e del servizio alla verità, Gisotti sottolinea un ulteriore dato fondamentale:

"L’informazione ci aiuta a migliorare e non dobbiamo averne paura anche (e forse soprattutto) in momenti difficili e complessi per la vita della Chiesa. Il giornalista che pone domande scomode non è un cattivo giornalista. Scomode non vuol dire scorrette, ovviamente. No, il giornalista che pone domande scomode, è un bravo giornalista. (...) Dobbiamo anche riconoscere che a volte, grazie alla stampa, ci siamo posti alcuni interrogativi che forse non riuscivamo a mettere bene a fuoco da soli. Papa Francesco lo ha riconosciuto con straordinaria umiltà e onestà quando nel discorso alla Curia del dicembre 2018, parlando dello scandalo degli abusi, ha ringraziato “quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare i lupi e dare voce alle vittime”.

Competenza, rispetto e narrazione

Come in un esercizio di equilibrio tra il rispetto di una "fonte così singolare come la narrazione religiosa - spiega monsignor Domenico Pompili, presidente Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei - e la capacità di coinvolgersi in quello che si racconta evitando di essere dei duplicatori, ma imparando a ridiventare dei narratori che ci mettono non solo la penna ma anche la faccia".

Ascolta l'intervista a monsignor Domenico Pompili

La verifica delle fonti

L'era tecnologica del traffico sempre più veloce e crescente di dati informatici "ha bisogno di riscoprire quei valori professionali di cui era portatore Giuseppe De Carli", primo tra tutti, il grande rigore nella verifica delle notizie. Ce lo ricorda Elisabetta Lo Iacono che, insieme a Giovanni Tridente, è promotrice del Premio e fondatrice, nel 2012, dell'Associazione De Carli:

"L'informazione - spiega Lo Iacono - ha gravi limiti causati anche dal cambio dei tempi e della modalità dei tempi di diffusione delle informazioni. Credo che, ripartendo dal rigore professionale e dall'amore per la Chiesa "si possa cercare di muovere passi decisi verso un’informazione che sia veramente al servizio.

Ascolta l'intervista a Elisabetta Lo Iacono
16 gennaio 2020, 16:23