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Immagine di personale sanitario in una corsia di un ospedale italiano Immagine di personale sanitario in una corsia di un ospedale italiano  

Medici cattolici: fasce svantaggiate a rischio abbandono terapeutico

Oggi a Roma medici laici e cattolici riflettono sulle sfide emerse dopo le recenti sentenze e normative che aprono all'eutanasia. Dagli operatori sanitari sale la richiesta di un rafforzamento del servizio sanitario pubblico

Marco Guerra - Città del Vaticano

“Medicina e sanità ai confini della vita: il ruolo del medico”, è il tema del convegno organizzato oggi a Roma dall’Associazione medici cattolici italiani (Amci) e a cui partecipano anche i vertici della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) tra cui il presidente prof, Filippo Anelli che arricchisce l’evento con il suo intervento dal titolo “Quando deontologia e etica si incontrano”.

Le aperture della giurisprudenza al suicidio assistito

La categoria dei camici bianchi vuole quindi aprire una grande riflessione con le sfide che si sono aperte dopo l’istituzione delle Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) e dopo la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso settembre, sul caso Dj Fabo – Cappato,  che ha depenalizzato l’articolo 580 del codice penale sull’aiuto al suicidio, nei casi in cui persistono condizioni specifiche come la presenza di un male incurabile e la ferra volontà della persona di interrompere la propria esistenza.

Sul tappetto anche l’abbandono terapeutico, le cure palliative, il rapporto medico paziente, l’invecchiamento della popolazione e i livelli di assistenza del servizio sanitario pubblico. Riguardo alle tematiche sollevate dal convegno Vatican News ha intervisto il presidente di Amci, prof. Filippo Maria Boscia:

Ascolta l'intervista al prof. Boscia

La questione delle cure di fine vita in questo momento è diventata un’emergenza, poi c’è il problema del suicidio assistito e delle Dat, c'è inoltre da chiedersi quale medicina vogliamo e quali sono i rischi che stiamo correndo, ovvero i rischi del bio-capitalismo e ancora c’è la sfida delle cure palliative e degli Hospice.

Questi temi che mettete a fuoco rientrano in quella società dello scarto che viene denunciata da Papa Francesco...

 Questa nostra società vive in un momento di povertà che non è solo economica ma è una povertà per mancanza di prossimità, soprattutto se ci riferiamo agli anziani soli che vivono problemi gravi di salute che si aggravano, oltretutto si aggravano anche per scelte politiche e sociali poco razionali. Nei giorni scorsi ho parlato di crisi e inquietudine, che non riguardano soltanto i fragili, i cronici, gli ammalati, gli inguaribili ma riguardano anche i medici che devono essere messi nelle condizioni di evitare gli abbandoni, di continuare a curare, a prendersi cura anche quando non si può guarire, anche quando loro non sono più in grado di garantire una guarigione perché la malattia sovrasta tutte le competenze mediche. Dunque in questo momento le questioni di cura, le questioni di formazione, le questioni di finanziamenti e le questioni gestionali rappresentano una vera emergenza

I medici sono stati messi dinanzi a nuove sfide anche con la sentenza della Corte Costituzionale sul caso “DJ Fabo - Cappato” che apre al suicidio assistito, c’è quindi un problema deontologico?

Certo che c’è un problema deontologico, perché dobbiamo confrontarci con tante situazioni di crisi, abbiamo una crisi demografica, abbiamo l'invecchiamento della popolazione, abbiamo un problema relativo all’accoglienza dei migranti, abbiamo l'impatto dei nuovi poveri sulle nostre economie che si considerano avanzate, tutto questo praticamente impone una ridistribuzione delle risorse, che ci siano nuovi modelli di finanziamento e remunerazione delle prestazioni nei servizi sanitari, e impongono anche di creare degli incentivi più appropriati, incentivi che possono assicurare la migliore assistenza possibile a coloro che ne hanno maggiormente bisogno. Ovviamente c'è sofferenza massima proprio per quelle fasce di popolazione più svantaggiate che vivono il problema della solitudine e il problema della malattia in emarginazione.

Quindi di fronte a queste sfide bisogna anche rilanciare il ruolo del medico, garantire l’obiezione di coscienza e fare in modo il medico accompagni il malato che anche quando non è guaribile?

Io dico che bisogna rafforzare quel prezioso equilibrio che è stato indebolito tra scienza e sapienza.  Perché attualmente ci si chiede quale sia il discrimine tra eutanasia e sospensione dei trattamenti, noi dobbiamo prendere atto che questo limite è veramente un velo e senza sapienza la scienza non giova a nulla per uomo.

30 gennaio 2020, 12:07