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La marcia per la vita a Washington La marcia per la vita a Washington  (AFP or licensors)

Trump alla marcia per la vita a Washington

Oltre centomila persone alla manifestazione che si è tenuta ieri. Trump, è la prima volta che un presidente Usa partecipa, ha annunciato di voler rafforzare i meccanismi per l'obiezione di coscienza in tutti gli Stati Uniti. Posizione sostenuta anche dei vescovi per i quali si tratta di "una bellissima notizia per il diritto alla vita"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

I partecipanti alla marcia per la vita a Washington si sono riuniti sul Mall, l’enorme distesa che unisce il Campidoglio al monumento a Lincoln. In più di centomila hanno detto no all’aborto e hanno promesso di impegnarsi a ribaltare la sentenza che l’ha reso legale nel 1973. 

Trump chiede di tutelare l'obiezione di coscienza

Presente anche Donald Trump, la prima volta di un presidente Usa a questa manifestazione. Trump ha detto: "I non nati non hanno mai avuto alla Casa Bianca un difensore così forte come me". L'amministrazione Trump ha anche avvertito la California. Il governo federale infatti potrebbe ritirare alcuni fondi federali per la sanità se lo Stato, governato dai democratici, continuerà a imporre alle assicurazioni private la copertura per le donne che decidono di abortire. Il ministero della sanità ha quindi dato alla California 30 giorni di tempo per bloccare le sue richieste alle società assicurative. Trump ha così annunciato di voler introdurre nuove misure per assicurare l’applicazione dell’Emendamento Weldon, la legge federale sull’obiezione di coscienza che vieta le discriminazioni dei singoli Stati contro i piani di assicurazione sanitaria che non coprono l’aborto. 

Il plauso dei vescovi Usa

Soddisfatti i vescovi americani, che sulla questione dell’obiezione di coscienza nella riforma sanitaria di Obama hanno avuto, negli anni passati, diversi contrasti con la precedente presidenza: “Si tratta di una bellissima notizia per il diritto alla vita, l’obiezione di coscienza, la libertà religiosa e lo stato di diritto”, ha dichiarato l’arcivescovo Joseph F. Naumann, presidente della Commissione per le attività pro-vita della Conferenza episcopale (Usccb). “Per quasi sei anni, i datori di lavoro in California, comprese le Chiese, sono stati costretti a finanziare e facilitare gli aborti nei loro piani di assicurazione sanitaria in violazione diretta di una legge federale sulla protezione della coscienza”, una coercizione “aberrante, ingiusta e illegale”. Monsignor Naumann ha espresso quindi l’auspicio che “l’azione di contrasto intrapresa e le future misure dell'Amministrazione fermino ulteriori discriminazioni illegali contro chi rifiuta l'aborto come violazione dei più elementari diritti umani e civili”. 

Anche i francescani alla marcia

Alcuni degli oratori hanno invitato a votare alle prossime elezioni, candidati pro-life, e si sono complimentati con il presidente per la nomina di 187 giudici federali conservatori che hanno promesso di battersi per maggiori restrizioni sull’aborto. Alla 47esima edizione della Marcia per la vita erano presenti anche alcuni frati francescani che, oltre ai cartelli pro-life, hanno mostrato altri striscioni con cui invitavano a proteggere il Creato e a cercare maggiore giustizia per i poveri, perché “non si può essere per la vita senza prendersi cura dell’ambiente e degli ultimi”.

25 gennaio 2020, 16:00