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Marco Cappato Marco Cappato  (ANSA)

La sentenza su Cappato, Scienza e Vita: no a strumentalizzazioni

Parla il presidente dell’associazione Alberto Gambino. Per il giurista “la sentenza della Corte Costituzionale è limitata a questa vicenda"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

“Il fatto c’è stato e tutt’al più il fatto non è configurabile come reato.” Lo dice il presidente di Scienza e Vita, il giurista Alberto Gambino, nel commentare la sentenza della Corte d'Assise di Milano che ha assolto Marco Cappato con la formula “perché il fatto non sussiste”. L'esponente dei radicali era imputato per aiuto al suicidio per la vicenda di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo. Cappato il 27 gennaio 2017 aveva accompagnano il 40enne milanese,  rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente in auto, nella clinica Dignitas in Svizzera.

Per Gambino “che ci sia stato qualcuno che ha accompagnato in Svizzera un paziente a porre fine alla propria esistenza è un fatto chiarissimo". E comunque, il giurista mette in luce che questo fatto, alla luce della decisione della Consulta, oggi non integra " il reato di aiuto al suicidio perché proprio la Corte ha detto che in questi casi, se ci si trova davanti a delle condizioni puntuali, chi accompagna questo paziente non può essere sottoposto all’articolo 580 (istigazione al suicidio, ndr) e alle sanzioni previste”. 

Dunque, il presidente di Scienza e Vita afferma che c’è un rischio di aprire all’eutanasia "se si strumentalizza questo caso", così si andrebbe "contro quanto detto dalla Corte Costituzionale, che si è limitata a questa vicenda".

In merito al fatto che il procuratore di Milano Tiziana Siciliano si è augurata che ora “si possa finalmente dare una legge a tutti quelli che sperano” un intervento legislativo in tema, Gambino sottolinea che “il pubblico ministero farebbe bene a fare il magistrato e non il politico. Il fatto che Cappato - rimarca - sia stato assolto dimostra che non c’è bisogno di una legge sull’eutanasia. La Corte Costituzionale non ha richiesto una legge all’interno del nostro sistema sanitario. Decideranno i giudici di fronte ai casi singoli, e dunque non è necessaria, sarebbe inopportuna, una legge a favore di eutanasia o suicidio assistito”. 

23 dicembre 2019, 18:23