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Vatican News

Yemen, migliaia le vittime civili per le bombe occidentali

Nel 2019, denuncia Oxfam, sono circa 20mila le vittime nello Yemen, da più di quattro anni in preda ad un conflitto regionale che dal 2015 ha ucciso oltre 100mila persone, molte delle quale morte per i raid aerei sauditi, con bombe fabbricate in Gran Bretagna, Usa, Francia, Iran e Italia

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano


Nello Yemen muoiono ogni giorno 3 civili, in oltre un caso su tre ad uccidere una donna o un bambino sono state armi esplosive utilizzate dalla coalizione internazionale a guida saudita, che colpiscono scuole, ospedali, campi profughi. Oxfam, nel suo rapporto, denuncia che delle 100mila vittime dal 2015, 20 mila delle quali solo quest’anno, 12mila sono civili e di queste 8mila, il 67%, causate da attacchi della coalizione saudita. L’organizzazione elenca gli orrori di questo conflitto che, alimentato dall’export mondiale di armi, sta cancellando un intero Paese.

In Yemen anche il futuro è ormai in pericolo

Le cifre si commentano da sole: 11milioni sono i bambini che non hanno nulla da mangiare, né accesso all’acqua potabile, che ogni giorno rischiano, anche giocando, di saltare su una delle tante mine sparse nelle zone abitate, e poi ancora donne e bambine sottoposte a matrimoni precoci, tratta, prostituzione. In questo paese è ormai ipotecato anche il futuro, per decine di anni, per generazioni, sarà in ginocchio. E’ poi la Croce Rossa a segnalare un nuovo focolaio di dengue nel Paese. A Hodeidah, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, 50 persone sono morte per dengue e malaria, malattie endemiche nel Paese che, a causa dei problemi sanitari, idrici e igienici, si stanno diffondendo in modo sempre più aggressivo.

Armi italiane nel conflitto, si chiede lo stop definitivo alla vendita

La foto scattata da Oxfam è tristemente veritiera, dice Francesco Vignarca , coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, che conferma le cifre del rapporto e che le armi italiane sono tra quelle utilizzate nel conflitto yemenita. “L’Italia si deve assumere le sue responsabilità”, aggiunge quindi Vignarca, che spiega come Italia, Gran Bretagna e Belgio abbiano messo in atto una forma di sospensione delle vendite di armi, “sicuramente un segno positivo che però non basta poiché la sospensione della vendita è solo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, solo per alcune tipologie di armamenti e per un periodo di tempo limitato”. “Quello che occorre – è la richiesta – è uno stop definitivo e completo che riguardi tutti i Paesi della coalizione saudita e tutti i sistemi di arma”. Vignarca sottolinea poi l’importanza delle parole del Papa durante il viaggio di ritorno dal Giappone e dalla Tailandia, quando ha denunciato “l’ipocrisia armamentista del parlare di pace, del di civiltà e poi invece vendere le armi o creare la sicurezza con eserciti sempre più forti e con le armi nucleari”.
 

Ascolta l'intervista a Francesco Vignarca
28 novembre 2019, 15:29