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Monsignor Sangalli: l'UE ha una leadership prima di tutto morale

Oggi, la Pontificia Università Gregoriana ospiterà la presentazione del libro “Europe as a Project – Being Protagonist of our Future”. Una pubblicazione frutto dell’articolato lavoro di ricerca degli studenti della Scuola Sinderesi dedicata alle tematiche socio-economiche e politiche e coordinata da monsignor Samuele Sangalli curatore del volume

Chiara Colotti – Città del Vaticano

Un mosaico formato da tasselli dai colori dell’arcobaleno, ognuno indispensabile e perfettamente giustapposto a quello accanto. È questa la copertina del libro curato da monsignor Samuele Sangalli ed edito da Rubbettino, in cui sono raccolte le riflessioni degli studenti della Scuola Sinderesi. I 60 giovani ricercatori si sono lasciati guidare da numerose e variegate domande, tutte a doppio filo legate al “progetto Europa”, alle sfide epocali e alle prospettive future che lo attendono.

La ricerca

“Abbiamo cercato – spiega Antonella Piccinin, coordinatrice del progetto – di affrontare la tematica dell’Unione Europea da più punti di vista, approfondendo tematiche specifiche, tra cui l’immigrazione, l’integrazione, il sistema euro”. Coordinati dal curatore e da vari docenti esperti in materia, gli studenti hanno applicato quella particolare metodologia propria della Scuola Sinderesi. “Pur essendo un corso universitario, a lezioni frontali, Scuola Sinderesi ha sempre accostato lavori di gruppo su case study specifici”, afferma Piccinin. L’obiettivo? “Offrire agli studenti la possibilità di seguire un corso su una tematica rilevante per capire il mondo che li circonda, rendendoli il più possibile partecipi attivi nella ricerca”.

Ascolta l'intervista a Antonella Piccinin

Il motto

In varietate concordia, tradotto “unità nella diversità”. Proprio come la colonna sonora di un film, il leitmotiv dell’Unione Europea (UE) ha da sempre accompagnato ogni passaggio, e persino ogni colpo di scena della sua trama avvincente. Questo è stato il punto di partenza della riflessione degli studenti incentrata sulla necessità di comprendere questa realtà, “una realtà che deve essere innanzitutto una realtà di incontro e di dialogo nel rispetto della diversità sia dei singoli sia dei popoli o degli Stati stessi nella loro cultura, nella loro eredità storica e religiosa”, sottolinea Antonella Piccinin.

Che cosa è oggi l’Unione Europea?

Tra voci che parlano di crisi del modello europeo e di una sua perdita di leadership, quella di monsignor Samuele Sangalli, coordinatore di Scuola Sinderesi, è un po’ fuori dal coro. “Crediamo - afferma - che ci sia ancora una missione specifica dell’Europa come Unione Europea nel mondo. Si tratta di una leadership prima di tutto morale che può essere sintetizzata attraverso il paradigma di Guardini, secondo cui è possibile tenere insieme forze diverse e spesso contrastanti”. Tra queste? “L’universalità e la particolarità; la necessità di salvaguardare le identità nazionali, da un lato, e di essere solidali e comunitari nella gestione delle risorse, dall’altro; il binomio singolo-comunità o individuo-corpo sociale”. Far sì che gli opposti si attraggano è proprio la “grande missione dell’Europa, così carica di contraddizioni e di spinte opposte, ma al tempo stesso con una maturità che le consente di trovare soluzioni che rispettino tutti gli attori in gioco”, commenta monsignor Sangalli.

Ascolta l'intervista a monsignor Samuele Sangalli

Trasversalità e multipolarità

Insieme alle radici - che occorre (…) mantenere vive con l’esercizio quotidiano della memoria, poiché costituiscono il patrimonio genetico dell’Europa - ci sono le sfide attuali del continente che ci obbligano a una creatività continua, perché queste radici siano feconde nell’oggi e si proiettino verso utopie del futuro. Mi permetto di menzionarne solo due: la sfida della multipolarità e la sfida della trasversalità. (Papa Francesco al Consiglio d’Europa)

“Da una parte - osserva Sangalli - l’Europa deve considerare che ci sono più attori in gioco e più istanze da tenere in equilibrio e, dall’altra, deve evitare la presenza di compartimenti stagni senza scindere l’economia, dalla politica, dalla cultura e dalla religione. Non è più possibile avere questi mondi che non si parlano, perché ciò favorirebbe ingiustizie e soluzioni affrettate di disuguaglianza e di non rispetto di tutti gli attori in gioco”, prosegue. Al centro ci deve essere sempre la dignità della persona umana, “la dignità di ciascuno che è membro al tempo stesso di una comunità - spiega monsignor Sangalli - non cadendo così in quell’individualismo sterile che sta colpendo gran parte della società occidentale ed europea, dove si fa sempre più fatica a trovare ragioni del vivere comune”.

I “due polmoni” dell’Europa

“Non si può respirare come cristiani, direi di più, come cattolici, con un solo polmone; bisogna aver due polmoni, cioè quello orientale e quello occidentale. (Giovanni Paolo II)”

Il rischio è che i singoli Paesi, a fronte delle grandi sfide di oggi - dalla crisi economica a quella migratoria - si isolino chiudendosi inevitabilmente su se stessi. “La lezione di Wojtila è stata profetica in questo”, osserva Sangalli. “Da un lato, - precisa - Papa Giovanni Paolo II ha sempre sostenuto l’unità dell’Europa, dall’altro affermava l’importanza di valorizzare le diverse nazionalità”. Oggi il rischio è quello di “chiudersi adottando soluzioni semplicistiche per risolvere problemi che invece richiedono risposte globali, pena l’essere travolti da giganti che circondano l’Europa, alcuni di questi con regimi non democratici-liberali”. In sostanza, “la fatica dell’Europa sarà quella di rinnovare le sue istituzioni e la sua cultura nel rispetto e nella valorizzazione delle particolarità nazionali, senza però sfociare nel nazionalismo”. In questo, Brexit docet, in quanto “la decisione di chiudersi ha generato delle convulsioni che non hanno ancora trovato una soluzione”.

Un augurio

“L’Europa - precisa Sangalli - è stata la culla dei diritti umani e della democrazia liberale”. “Di quei grandi valori” custoditi nell’articolo 2 del Trattato di Lisbona, “che devono essere perseguiti ancora oggi nel mondo e che sono frutto della nostra civiltà alla quale il cristianesimo ha dato un contributo non secondario”, sottolinea. Un augurio? “Che l’Europa ritrovi la sua anima”, commenta monsignor Sangalli. “La storia dell’Europa è la storia del prendersi cura dell’anima: se l’Europa si prende cura della propria anima, delle sue radici e dei suoi valori, allora può essere ancora oggi un punto di riferimento fondamentale nelle dinamiche delle relazioni internazionali”.

È giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista (…). L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo. (Papa Francesco al Parlamento europeo)

18 novembre 2019, 13:39