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Bolivia: i vescovi chiedono “soluzione costituzionale e pacifica” per il dopo Morales

La decisione delle dimissioni arrivata dopo le proteste di piazza e, negli ultimi giorni, in seguito all’ammutinamento di parte delle forze armate, è frutto anche delle gravi irregolarità nel contestatissimo voto dello scorso mese, certificate nel rapporto dell'Organizzazione degli Stati americani. La Conferenza episcopale boliviana chiede una soluzione costituzionale e pacifica, invitando tutti i cittadini a non cadere in atti violenti, affinché sia preservata la libertà e la vita di tutti

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Per circa mezzo punto percentuale Evo Morales aveva vinto le elezioni presidenziali dello scorso 20 ottobre al primo turno. Il distacco dal candidato dell’opposizione, Carlos Mesa, era stato infatti pari al 10,57%, sopra i dieci punti necessari ad evitare il secondo turno. L’opposizione aveva subito denunciato brogli, a seguire le proteste di piazza ed infine, la scorsa settimana, l’ammutinamento di parte delle forze dell’ordine del Paese. Ieri la decisione: elezioni anticipate e dimissioni, dopo tredici anni al potere. Morales infatti, primo presidente indigeno a guidare lo Stato boliviano, aveva iniziato il suo primo mandato nel gennaio del 2006. Sono stati arrestati per brogli i vertici della commissione elettorale, che avevano decretato pochi giorni dopo il voto la vittoria di Morales.

I vescovi: “Non è un colpo di Stato”

La Conferenza episcopale boliviana, i rappresentanti della comunità dei cittadini, i comitati civici del paese ed il CONADE (Comitato Nazionale di difesa della democrazia), si sono riuniti subito dopo l’annuncio di Morales per analizzare la situazione. Da questa riunione sono emerse le prime conclusioni, contenute in un documento firmato nella giornata di domenica. "Ciò che accade in Bolivia non è un colpo di Stato, lo diciamo ai cittadini boliviani e all'intera comunità internazionale. Lanciamo un appello alla pace – scrivono i vescovi - a tutti boliviani, a non commettere atti di vandalismo, vendetta o di qualsiasi cosa di cui possiamo pentirci. Tutti – si legge ancora - abbiamo un serio obbligo di difendere la vita di tutti i boliviani. Nel nome di Dio vi diciamo: fermate le azioni di violenza e preservate la vita e la pace. Manteniamo lo spirito pacifico che ha regnato nel popolo in questo momento”.

Proteste di piazza in Bolivia
Proteste di piazza in Bolivia

Una soluzione costituzionale e pacifica

“Siamo tutti d'accordo – prosegue il documento - nel proporre all'Assemblea nazionale della Bolivia una soluzione costituzionale e pacifica, per avere un presidente costituzionale a breve tempo con il compito di formare un nuovo tribunale elettorale e portarci a nuove elezioni in modo che tutte le persone possano esprimere la propria opinione nella libertà e nella pace”. Dio ci protegga in questo momento – concludono i vescovi - e ci ispiri sentimenti di pace e fraternità."

La preghiera del Papa

Nel dopo Angelus di ieri, Papa Francesco aveva affidato alle preghiere dei fedeli la situazione di quella che ha definito “l’amata Bolivia, vicina alla mia patria”. Francesco aveva invitato i boliviani, in particolare gli attori politici e sociali, “ad attendere con spirito costruttivo, e senza alcune previe condizioni, in un clima di pace e serenità, i risultati del processo di revisione delle elezioni, che è attualmente in corso”. Da lì a un’ora è arrivata la notizia del passo indietro del presidente Morales.

Papa Francesco all'Angelus del 10 novembre
Papa Francesco all'Angelus del 10 novembre

Le reazioni dal mondo

"Profondamente preoccupato" della situazione che si è venuta a creare in Bolivia dopo le dimissioni del presidente Morales è il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che "esorta tutte le parti coinvolte a ridurre le tensioni e a dare prova della massima moderazione". In una nota diffusa dal suo portavoce, Guterres chiedo il rispetto del diritto internazionale ed i principi fondamentali dei diritti dell'uomo. L’Unione Europea “prende nota positivamente dell’annuncio di nuove elezioni” nel Paese ed “invita tutte le parti a prendere le decisioni opportune che permetteranno una rapida riconciliazione ed eviteranno ulteriore violenza”. Questa la nota dell’Alto rappresentante Ue per la politica estere e di sicurezza comune, Federica Mogherini. La Russia descrive invece, in una nota del ministero degli Esteri, come un colpo di Stato il processo che ha portato alle dimissioni di Evo Morales da presidente della Bolivia dopo le sue contestata rielezione, ed accusa l'opposizione boliviana di aver scatenato "un'ondata di violenza". La Cina chiede infine alle parti di “risolvere le differenze all’interno della cornice costituzionale”.


 

11 novembre 2019, 15:01