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Vatican News
In Siria, l'operazione militare turca è in corso dal 9 ottobre In Siria, l'operazione militare turca è in corso dal 9 ottobre  (ANSA)

Turchia osservata speciale dopo gli attacchi in Siria

Quarto giorno di operazioni militari della Turchia contro le basi curde nel nord-est della Siria. Secondo Ankara sono stati eliminati 415 miliziani e occupati 14 villaggi. Intanto cresce la preoccupazione internazionale e a Washington si parla di sanzioni

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

La Turchia contro i curdi siriani, definiti terroristi, ma anche contro la comunità internazionale, che guarda con attenzione gli sviluppi della situazione. Nelle ultime ore le truppe americane si sono ritrovate sotto il fuoco dell'artiglieria turca nei pressi di Kobane, nel nord del Paese, tanto che i militari americani hanno dovuto lasciare la zona. Gli Usa protestano, affermando che i militari turchi sapevano della presenza statunitense. Intanto oggi incontro dei ministri degli Esteri della Lega Araba al Cairo per una riunione d'emergenza dedicata proprio all'offensiva turca. "Passi decisivi" contro la Turchia per la sua "occupazione" del nord della Siria sono stati chiesti nel corso della riunione dal ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukri. Entra direttamente nella questione anche la Russia. Il presidente Putin chiede che tutte le truppe straniere lascino la Siria.

L’avanzata turca in Siria

Nelle ultime ore la Turchia ha rivendicato il controllo della zona residenziale di Ras al-Ayn, nel nord-est della Siria. La notizia però è stata smentita da fonti curde. Il presidente americano Trump esorta il suo omologo turco, Erdogan, a fermare la guerra. “Andiamo avanti”, è la risposta di Erdogan. Sia Washington che Bruxelles sarebbero pronti a sanzioni contro Ankara, mentre monta la preoccupazione sui foreign fighters, che potrebbero tornare in azione, soprattutto dopo la fuga di alcuni militanti del sedicente Stato Islamico da una prigione presa di mira dall’artiglieria turca. Secondo Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano, i curdi siriani hanno dato una grossa mano per la neutralizzazione del jihadismo. Il loro indebolimento potrebbe, dunque, favorire una ripresa delle attività dei gruppi fondamentalisti armati:

Ascolta l’intervista a Vittorio Emanuele Parsi
12 ottobre 2019, 16:24