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Save the Children: violenze e terrore per i bambini afghani

Ogni giorno, in Afghanistan, 20 milioni di bambini iniziano la giornata con la paura degli spari o delle bombe che possono colpirli per strada, nelle scuole o nelle loro case

Chiara Colotti – Città del Vaticano

“Chi uccide o ferisce i bambini deve risponderne davanti alla giustizia”, afferma Filippo Ungaro, portavoce di Save the Children Italia. L’Organizzazione, da 100 anni in prima linea nel salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, lancia un appello forte e chiaro. Chiede espressamente alle parti in conflitto di osservare le leggi internazionali per la protezione dei minori e di astenersi dal colpire strutture civili.

Ascolta l'intervista a Filippo Ungaro

Dati alla mano

In soli tre anni, dal 2015 al 2018, 12.500 bambini sono stati uccisi o feriti e 274 arruolati per combattere. Oggi 3,8 milioni di minori necessitano di assistenza umanitaria, 600.000 sono afflitti da malnutrizione grave, mentre 3,7 milioni, per il 60% bambine, non vanno a scuola. Diciotto anni di conflitto hanno segnato indelebilmente l’infanzia e l’adolescenza di tutti i giovani afghani, che non hanno visto altro che violenza e terrore. “Una situazione veramente drammatica quella vissuta da chi dovrebbe costruire il futuro del Paese”, commenta Ungaro.

Save the Children in Afghanistan

“Siamo attivi in Afghanistan dal 1976 con una presenza consolidata in 16 province della regione”, prosegue Ungaro. Come riportato dalla stessa Ong, l’Afghanistan resta uno dei Paesi peggiori dove trascorrere l’infanzia e crescere; per questo Save the Children lavora su tre fronti diversi: salute, educazione e protezione. Solo nel 2018, l’Organizzazione indipendente è riuscita a raggiungere 600.000 bambini attraverso interventi di cura, nutrizione, educazione e programmi per le vittime di abusi, violenza o sfruttamento.

L’appello di Save the Children

“Ogni guerra è una guerra contro i bambini - aggiunge il direttore della comunicazione di Save the Children Italia - la pace è la sola premessa per l’affermazione dei diritti fondamentali, soprattutto dei più piccoli”. L’Ong, da 43 anni impegnata in Afghanistan nella protezione dei minori a rischio, chiede alle parti in conflitto di fare ogni sforzo possibile per arrestare le uccisioni e il ferimento dei bambini e per evitare attacchi a scuole o ospedali. Nessun bambino dovrebbe abituarsi alla violenza e considerare normale il rumore delle esplosioni o degli elicotteri d’attacco. Il portavoce conclude: “Denunciamo il diritto negato all’infanzia. E quando un Paese rinuncia all’infanzia, rinuncia al proprio futuro”.  

08 ottobre 2019, 15:34