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La protesta a Santiago del Cile La protesta a Santiago del Cile  (AFP or licensors)

Cile, prosegue la protesta. I gesuiti chiedono un nuovo patto sociale

Continua a salire il numero delle vittime in Cile, a seguito delle proteste contro il carovita. Dopo i vescovi, anche i gesuiti chiedono di ascoltare i manifestanti. Intervista al vescovo ausiliare di Santiago, monsignor Alberto Lorenzelli,

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Bisogna ascoltare il popolo. E’ l’appello dei gesuiti del Cile che, dopo i vescovi del Paese, chiedono un nuovo patto sociale. All’indomani dei gravissimi scontri, che hanno portato alla morte di oltre 10 persone, a più di mille arresti e al terzo giorno consecutivo di coprifuoco nella capitale Santiago, la tensione resta altissima nel Paese.

Un popolo in miseria, con costi altissimi e stipendi da fame

“E’ la fine del modello della transizione cilena”, spiega Alfredo Somoza, presidente dell’Icei, Istituto cooperazione economica internazionale, ossia di quel modello “concertato tra i principali partiti cileni che hanno praticamente governato quasi sempre dall’89 in poi” , un modello aggiunge Somoza che praticamente “non ha mai messo in discussione l’impianto dello stato ereditato dalla dittatura”. Oggi le persone si ritrovano nella miseria, con un costo della vita pari praticamente a quello europeo ma con stipendi da 300 euro al mese, in un Paese che è carissimo e totalmente privatizzato, un Paese che “ha applicato a fondo quelle riforme del neo-liberismo che neanche più negli Stati Uniti vengono applicate”.

Ascolta l’intervista ad Alfredo Somoza

In Cile chiamare l’esercito in strada ha un valore simbolico

Secondo Somoza, quindi, la rivolta per l’aumento dei trasporti è solo stata una scusa, in realtà è saltato un tappo e il presidente Sebastián Piñera ha fatto due gravissimi errori: “Militarizzare la protesta, cioè chiamare l’esercito in strada e dichiarare lo stato di emergenza in un Paese come il Cile, per il quale tutto questo ha un alto valore simbolico”. L’altro errore – commenta sempre il presidente dell’Icei – è stato “affermare contro qualsiasi evidenza che dietro a ciò che accade ci sia un nemico, un complotto, cosa che non risulta a nessuno”.

Piñera deve convocare un tavolo allargato alle parti sociali

La violenza va condannata, è la conclusione di Somoza, ma mortificare la protesta sociale sarà un errore che “Piñera pagherà dal punto di vista politico”. Occorrerebbe dunque convocare un tavolo allargato alle parti sociali, ai sindacati, alle rappresentanze di studenti, al ceto medio, per avviare il “dialogo sulle giuste rivendicazioni, sul modello di stato, che le persone sono scese pacificamente in piazza per chiedere”, necessario anche a isolare chi invece strumentalizza la protesta per arrivare alla violenza.

Mons. Lorenzelli: ascolto ma la violenza non prevalga

Il vescovo ausiliare di Santiago, monsignor Alberto Lorenzelli, al microfono di Alessandro Guarasci di Radio Vaticana, dice che “è un momento in cui prevale la violenza e meno la ragione. Ci sono tensioni sociali che bisogna comprendere, ma questa non è la via perché la situazione si fa difficile e la gente è logorata”. 

Ascolta l'intervista a mons. Lorenzelli
22 ottobre 2019, 15:16