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Allestimento dei seggi per le elezioni Allestimento dei seggi per le elezioni   (ANSA)

Tunisia al voto per eleggere il nuovo presidente

I seggi saranno aperti dalle 8 alle 18 della giornata di oggi, in cui circa 8 milioni di cittadini tunisini saranno chiamati alle urne per eleggere a suffragio universale diretto il nuovo presidente della Repubblica dopo la morte di Essebsi nel luglio scorso

Camillo Barone – Città del Vaticano

Sono esattamente 7,2 milioni i cittadini elettori tunisini che oggi dovranno eleggere anticipatamente un nuovo presidente della Repubblica, dopo la morte a 92 anni di Beji Caid Essebsi avvenuta lo scorso 25 luglio. Essebsi aveva già annunciato che non si sarebbe ricandidato, aprendo la strada ai suoi successori. E' la seconda volta che il popolo tunisino è chiamato a rinnovare tale carica dopo la Rivoluzione dei Gelsomini del 2011. L'incarico è al momento ricoperto dal vice presidente di Essebsi, Mohamad Ennaceur, che in base alla Costituzione tunisina può restare in carica per non più di tre mesi dal decadimento della presidenza della Repubblica, ovvero fino al prossimo 23 ottobre.

Ventisei i candidati alla presidenza

Tra i candidati di spicco figura il magnate Nabil Karoui, fondatore di Nessma Tv, una delle principali emittenti private del Paese, arrestato il 23 agosto con l'accusa di riciclaggio di denaro ed evasione fiscale. Tra i probabili vincitori, Karoui ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere di poter votare: dato che non è ancora stato condannato, gli è stato comunque permesso di restare candidato. Leader del partito Qalb Tounes, ha promesso di combattere il carovita e nel 2016 ha creato un ente di beneficenza intitolato al figlio morto in un incidente stradale. Candidato anche il numero due del partito islamico Ennahda (che per la prima volta presenta un candidato alle elezioni presidenziali), l'avvocato Abdelfattah Morou, attuale presidente del Parlamento tunisino. Il partito islamico ha già gestito il governo in Tunisia dal 2011 al 2014, ma la sua leadership non è riuscita ad arginare la crisi politica, ricevendo accuse di aver permesso l’aumento della radicalizzazione religiosa.

Tra i candidati anche due donne

Tra i favoriti anche l'attuale primo ministro tunisino Youssef Chahed, leader del partito Tahya Tounes, che a 44 anni si vanta di aver ''salvato il Paese dalla bancarotta'' nei suoi tre anni di governo, con indicatori economici che confermano una crescita grazie a quelle che lui definisce ''riforme coraggiose''. Il suo principale sfidante è il suo ministro della Difesa, Abdelkrim Zbidi, che si definisce indipendente, ma è sostenuto da diversi partiti centristi, tra cui quello del defunto presidente Beji Caid Essebsi. Anche il giurista di opposizione Kais Sajed ha presentato la sua candidatura, facendo della lotta alla corruzione il suo cavallo di battaglia. Le due donne candidate sono invece l'ex ministro del Turismo Salma Loumi e l'avvocato Abir Moussi, sostenitrice di Ben Ali, divenuta famosa per aver definito la Rivoluzione dei Gelsomini ''un complotto degli europei, degli americani e dei sionisti''.

Ardesi: c’è il rischio di un’elevata astensione giovanile

“La Tunisia è ancora in una transizione non compiuta. Le istituzioni democratiche sono state messe in piedi, ma il Paese soffre ancora di una crisi sociale ed economica. Le nuove generazioni infatti ancora non si identificano nel progetto di un Paese aperto, laico e democratico”: così ha affermato il professore Luciano Ardesi, sociologo ed esperto di Maghreb, ai microfoni di Radio Vaticana Italia, aggiungendo che il rischio concreto è quello della delusione e di un’elevata astensione al voto. Mentre per quanto riguarda il pericolo delle infiltrazioni ideologiche radicalizzate provenienti dalla Libia, attualmente in piena guerra civile, potrebbe rappresentare un problema “soltanto nel caso in cui le istituzioni tunisine si indeboliscano ancora di più”.

Ascolta l’intervista a Luciano Ardesi
15 settembre 2019, 09:00