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Raffinerie colpite dai droni: infografica Raffinerie colpite dai droni: infografica  (ANSA)

Tensione Usa-Iran dopo attacchi su impianti petroliferi sauditi

Gli attacchi subiti da due dei più grandi stabilimenti petroliferi sauditi hanno già causato un netto aumento dei prezzi del mercato. Il governo Usa, con il segretario Mike Pompeo, ha accusato Teheran di mettere in pratica una diplomazia falsa, mentre Trump si è detto pronto a rispondere agli attacchi non appena i sauditi individueranno il colpevole. Intervista a Ugo Tramballi

Federico Francesconi - Città del Vaticano

Gli attacchi subiti da due dei più grandi stabilimenti petroliferi sauditi stanno mettendo alla prova le risorse di greggio di Riad e hanno già causato un netto aumento dei prezzi del mercato. La Casa Bianca ha fatto sapere di non essere disposta ad incontrare il premier iraniano Rouhani senza precondizioni. In risposta, il governo iraniano ha respinto ogni accusa. I Pasdaran invece hanno dichiarato di essere “pronti a una guerra”. Due appelli alla calma sono arrivati dalla rappresentante per gli esteri Ue Mogherini, che si è detta preoccupata di come gli attacchi minino il dialogo pacifico in Medio Oriente, e da Pechino che ha invitato sia gli Usa che l’Iran alla moderazione.

La dinamica dell’attacco

Gli attacchi, ben 17, sono stati eseguiti sabato 14 settembre con l’utilizzo di missili e droni bellici e hanno colpito gli stabilimenti di Abqaiq e Khurais, appartenenti alla società saudita Saudi Aramco. L’azione è stata portata avanti con precisione strategica e sta già causando qualche scossa nel mercato, infatti Khurais è uno dei siti di produzione più grandi dell’Arabia Saudita, con una media di circa 1,45 milioni di barili di greggio prodotti ogni giorno, mentre Abqaiq è il maggiore impianto di stabilizzazione petrolifera al mondo, dove si esegue la depurazione dalle impurità solforose prima del trasferimento nelle raffinerie.

Dubbi sulla rivendicazione dei ribelli houthi yemeniti

La rivendicazione, arrivata da parte dei ribelli houthi dello Yemen, necessita di ulteriori verifiche in quanto la posizione geografica da cui sono arrivati i droni e i missili utilizzati per l’attacco e la qualità della loro tecnologia superano di molto le capacità dei ribelli. L’indiziato principale – secondo gli osservatori - resterebbe quindi l’Iran, che possiede i mezzi necessari per questo genere di operazione ed ha già compiuto diverse azioni militari verso obiettivi considerati ostili nell’area dei Paesi del Golfo.

I risvolti sull’economia

Sebbene per ora non ci si aspetti uno sconvolgimento del mercato globale, gli attacchi hanno azzerato il 5% delle forniture mondiali di petrolio e costretto il governo di Riad a fare fronte alle sue riserve d’emergenza nel tentativo di evitare un’escalation dei prezzi, già saliti del 19,5% in Europa nella mattinata di lunedì. Il prezzo del greggio ha fatto il suo balzo più alto negli ultimi tre anni con un avanzamento di circa il 10% e prezzi massimi che hanno toccato gli 8,5 dollari. Il Presidente Trump ha autorizzato l’utilizzo delle riserve di petrolio strategiche statunitensi nel caso vi fosse la necessità di stabilizzare il mercato.

La situazione geopolitica

“Per capire la situazione è necessario comprendere chi trae beneficio ora da questo attacco” spiega ai microfoni di Radio Vaticana Italia Ugo Tramballi, giornalista esperto dell’area. Secondo Tramballi la questione non è meramente legata alla produzione di petrolio e al rischio di un crollo della disponibilità a livello mondiale, quanto ad una situazione geopolitica particolarmente intricata.

Ascolta l’intervista al Giornalista Ugo Tramballi
16 settembre 2019, 13:11