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Semi di Pace onlus: da Tarquinia al mondo sempre a servizio dei poveri

Vedere l'umanità come una sola famiglia e sentire proprie le necessità dei più deboli: questi i motivi di fondo che hanno fatto nascere a Tarquinia un'associazione umanitaria che si è spinta al largo nel mondo. L'iniziativa è partita da un gruppo di giovani: ai nostri microfoni la testimonianza di uno di loro Luca Bondi, attuale presidente di Semi di Pace onlus

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Semi di Pace onlus nasce nel maggio del 1980 dall’esperienza di un gruppo di giovani spinti dal desiderio di fare qualcosa per gli altri, in particolare per i più poveri della loro città. Passo dopo passo, l’esperienza è cresciuta e si è costituita un’associazione che oggi ha oltrepassato Tarquinia e ha aperto sedi e servizi in Umbria e in Puglia. Ma si è anche diffusa con il nome di Semi di Pace International onlus, in diversi Paesi del mondo: Romania, Repubblica Dominicana, Cuba, Messico, Perù, Burundi, Camerun, Repubblica Democratica del Congo e India, dove opera in tre ambiti: sostegno a distanza dei bambini, formazione, interventi sanitari. La sede centrale rimane tuttavia Tarquinia dove è sorta una Cittadella, centro di servizi, di ascolto e di incontri per tutti gli abitanti della città e del territorio. “L’inizio di tutto ha coinciso con la nostra conoscenza del Movimento dei Focolari - dice ai nostri microfoni Luca Bondi, presidente dell’associazione e uno dei fondatori, ricordando come questa esperienza è cominciata -, nel 1980 io ebbi la possibilità di fare l’esperienza del Genfest a Roma, una manifestazione dei giovani dei Focolari: non avevo ancora compiuto 17 anni. Per me si apriva un orizzonte nuovo, incredibile, una dimensione di apertura sul mondo e anche di conoscenza di questo grande ideale del Movimento, l’ideale dell’unità, che iniziò ad affascinare me e poi i miei amici”.

I primi passi con i poveri della città

Dalla visione di un ideale a respiro universale all’impegno nel locale. Un passaggio che quel gruppo di ragazzi realizzò cominciando da piccole, ma coraggiose azioni, che furono il seme dello sviluppo successivo. Ancora Luca Bondi: “Si iniziò un po’ così, con la ricerca di beni di prima necessità da poter poi donare ad alcune famiglie particolarmente bisognose, stabilendo con loro un rapporto di amicizia e di condivisione. Tarquinia è una città prevalentemente agricola e qui ci trovammo anche con tante persone che provenivano dai Paesi soprattutto nordafricani per lavorare nei campi, e così si aprì per noi anche questo impegno nei loro confronti, perché non avevano nulla: non avevano vestiario, non avevano dove poter stare, dove poter dormire … e quindi mi ricordo che si andava ad incontrarli proprio nei campi portando loro qualcosa: le scarpe, l’abbigliamento, interessandosi un po’ alle loro necessità. Poco a poco questo impegno verso il sociale, verso i bisognosi si è fortificato, si è consolidato e nel tempo si è costituita poi quella che è la realtà di “Semi di pace”, che è andata oltre i confini della nostra città”.

Ascolta l'intervista integrale a Luca Bondi

La Cittadella, un punto di riferimento a Tarquinia 

Ma rimaniamo ancora a Tarquinia. C’è un’opportunità da cogliere: un terreno demaniale di due ettari situato in periferia è utilizzato da anni come discarica abusiva. Perché non bonificarlo e riconvertirlo in un’ area a disposizione di tutta la cittadinanza dove offrire opportunità e servizi? Ci si dà da fare e oggi su quell’aria sorge un complesso dove hanno trovato posto via via strutture adibite ad uffici, magazzini per lo stoccaggio dei viveri e dei vari generi destinati alla ridistribuzione, due parchi giochi per bambini, una piccola fattoria didattica e una serra per la coltivazione di prodotti biologici, e ultimamente un centro ascolto anti violenza per donne in difficoltà. Oggi la Cittadella rappresenta un importante polo di inclusione sociale, dove tutto l’anno famiglie, anziani, disabili, immigranti, possono usufruire di una serie di servizi socio-assistenziali, partecipare ad attività ricreative e culturali. “Possiamo contare su molti collaboratori – spiega il presidente Bondi -: giovani, adulti, ragazzi a vario titolo impegnati nell’opera e nella comunità di “Semi di pace”. Certo, ci sono persone che poi stabilmente lavorano nell’associazione per assicurare la continuità dei servizi; ma c’è anche la generosità di tanti volontari. Nella sede centrale - prosegue Bondi - sono circa 50 i volontari che operano durante la settimana nei vari ambiti di intervento. E poi c’è una rete ampia, diffusa in Italia, di amici, di sostenitori per quello che riguarda, ad esempio, il progetto di sostegno a distanza dei bambini in diverse aree geografiche del mondo: sono circa 11 mila i benefattori collegati con noi che sostengono a vario titolo i piccoli e le famiglie”.

Il Memoriale della Shoah per costruire la pace

Di recente un’area della Cittadella è stata dedicata alla memoria con la realizzazione di un Memoriale della Shoah e l’allestimento di una mostra permanente che, attraverso quaranta pannelli organizzati in sezioni tematiche, ripercorre la storia della persecuzione dei diritti e delle vite degli ebrei in Italia dal 1938 al 1945. Il Memoriale è visitato da numerose scolaresche ed è anche luogo di dialogo con persone di religione ebraica.

Il coraggio di rischiare per gli altri

Papa Francesco ripete spesso a movimenti, associazioni, diocesi e parrocchie, ma anche alle singole persone che è meglio rischiare di sbagliare piuttosto che stare fermi. Un’esortazione che quei giovani degli anni ’80 hanno fatto propria e che è diventata vita quotidiana per Semi di pace onlus. “Certamente è stato così nella nostra storia, che è una storia anche di difficoltà, di lotte, di resistenze - conferma Luca Bondi -  perché chiaramente, quando ci si mette in gioco, ma soprattutto ci si mette in gioco nel servizio agli altri, ai più bisognosi, non si incontrano strade facili, non ci sono discese: ci sono salite, talvolta molto difficoltose. E quindi si incontrano anche ostacoli forti, resistenze, minacce … Noi ci siamo trovati più volte, nella nostra storia, a dover affrontare problemi, a contrastare logiche di potere, ma questo fa parte del cammino. Noi ci rifacciamo al Vangelo, all’esperienza del Vangelo e si sa che così si va incontro anche a tutto questo".

L'unica strada da percorrere è quella della fratellanza

A conclusione della chiacchierata con il presidente di Semi di Pace ancora una domanda: a quarant’anni di distanza dagli inizi di quest’avventura a Tarquinia, l’ideale del mondo unito è ancora vivo, alla prova dei fatti mantiene ancora la sua verità e il suo fascino? “Certamente – risponde deciso Luca Bondi -, è quel semino che si è sviluppato, quella forza vitale che ci ha stimolati, che ci ha spinti in tutti questi anni, e credo – e crediamo, perché è un’esperienza condivisa, questa – che veramente sia questa la strada che dobbiamo percorrere tutti, crediamo che sia quella che deve percorrere l’uomo, gli uomini, che è quella della condivisione, della solidarietà, di riconoscersi fratelli. Camminiamo in questo mondo insieme: dobbiamo prenderci per mano. Questa è la testimonianza che oggi dobbiamo dare e che il mondo ha bisogno, anche, di ricevere".

12 settembre 2019, 16:00