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India, assalti anti-cristiani. Mascarenhas: il governo fermi le violenze

Il Collegio dei gesuiti nello Stato indiano orientale di Jharkhand è stato assaltato da una folla di estremisti indù. Due ragazzi feriti gravemente e danni per 1,5 milioni di rupie

Marco Guerra – Città del Vaticano

Nuove episodi di violenza contro i cristiani in India. Una folla di 500 militanti estremisti indù ha devastato un Collegio di gesuiti nello stato orientale di Jharkhand. Lo ha denunciato il gesuita padre Thomas Kuzhively, segretario del Collegio. Secondo la ricostruzione del religioso, riportata dall’agenzia Fides, l'attacco è avvenuto il 3 settembre: “Dopo una settimana dai fatti, il St. John Berchmans Inter College, a Mundli Tinpahar, 38 km a sud di Sahibganj, una delle principali città di Jharkhand, resta chiuso perché tutto è stato danneggiato. Nessuna azione è ancora stata presa dalla polizia o dal governo dello Stato”.

Due feriti gravi

Come racconta padre Thomas, la spedizione punitiva è avvenuta dopo un litigio tra studenti. Il sacerdote ha riferito che la folla è venuta al campus con armi come bastoni, catene, spranghe di ferro, coltelli e pistole e ha percosso i ragazzi dell'ostello Loyola Adivasi. Due ragazzi sono stati gravemente feriti e le loro vite sono state salvate dal tempestivo intervento delle suore in servizio al College.

Molestate le studentesse

La folla ha anche cercato di molestare sessualmente le ragazze del college e il personale femminile, ha riferito sempre il religioso. Il padre Nobor Bilung ha cercato di parlare con la folla, ma è stato colpito alla testa. “Il preside e l'intero staff dell'amministrazione erano scioccati, impotenti. Nessuno dei loro sforzi è riuscito a calmare la folla”, rileva il gesuita.

Denunciate 26 persone

Il Collegio ha presentato una denuncia che menziona i nomi di 26 studenti che hanno guidato la folla, stimando i danni in 1,5 milioni di rupie. Le autorità del College hanno inviato appelli alle autorità giudiziarie, al governatore e al primo ministro dello Stato di Jharkhand, al presidente della Commissione nazionale per i diritti umani e al presidente della Commissione nazionale per le minoranze, richiedendo azioni immediate contro gli aggressori.

Monsignor Mascarenhas: dobbiamo essere coraggiosi

La redazione indiana di Radio Vaticana ha intervistato il vescovo ausiliare di Ranchi, mons. Theodore Mascarenhas, il quale ha fatto appello a coloro che hanno la responsabilità della legge e dell’ordine: “Vorrei chiedere alle autorità se non possono controllare la folla o se non vogliono controllarla. Se qualcuno ferisce, uccide o costringe con la forza a dire “Jai Shree Ram” (slogan indù, ndr), il governo non ha potere di fermarli?”. Il presule ha inoltre detto che è sofferente ma non ha paura, “perché quelli che credono in Cristo non temono, quindi dobbiamo essere coraggiosi”.

Uccisa madre cristiana

Sempre nello Stato indiano del Jharkhand, lo scorso 27 agosto scorso, una giovane madre è stata uccisa dalla famiglia del marito che non tollerava il loro matrimonio, perché lei era dalit, i senza casta, ed era contraria alla conversione di entrambi al cristianesimo. La notizia è stata diffusa ieri da AsiaNews, secondo cui la donna si chiamava Parvati Devi e aveva 23 anni. Il cognato l’ha massacrata a colpi d’ascia davanti alla figlia di tre anni. Il marito Rohin Orao chiede giustizia: secondo lui infatti l’assassinio era programmato da tempo per punire la sua famiglia “disobbediente” alle regole della tribù e della divisione castale.

14 settembre 2019, 14:24