Cerca

Vatican News
Veglia per le vittime dell'attentato nel Cauca Veglia per le vittime dell'attentato nel Cauca  (AFP or licensors)

Colombia: massacrate sei persone nel Cauca

Massacrate in un attentato nella zona rurale nel dipartimento del Cauca, sei persone tra cui la giovane candidato sindaco Karina García Sierra. L’arcivescovo di Popayán: “No alla strategia del terrore”

Proprio mentre la Chiesa colombiana celebra la Settimana per la Pace, continuano ad arrivare dal Paese segnali assai preoccupanti. L’ultima, tragica notizia, che ha creato viva impressione in tutto il Paese, è il massacro avvenuto domenica in una zona rurale del municipio di Suárez, nel dipartimento del Cauca, nel sudovest del Paese: sei persone sono rimaste uccise in un attentato, tra cui la giovane Karina García Sierra, candidata sindaco per le elezioni amministrative che si terranno a fine ottobre. La macchina in cui viaggiavano le vittime è stata attaccata a colpi di arma da fuoco e successivamente data alle fiamme. Varie le ipotesi che vengono fatte, considerato che nella zona operano numerosi gruppi armati e bande criminali, ma le autorità che stanno indagando non escludono che la responsabilità possa essere di un gruppo dissidente delle Farc.

Monsignor Rueda denuncia i mali contro la vita umana nel Cauca

Di fronte all’accaduto, ieri l’arcivescovo di Popayán, monsignor José Rueda Aparicio, ha diffuso un’accorata nota intitolata “No alla guerra e alla strategia del terrore nel Cauca”.
“A nome dei fratelli sacerdoti, religiose, religiosi e laici, che formano il popolo di Dio che vive e lavora nelle 92 parrocchie dell’arcidiocesi di Popayán – si legge nella nota ripresa dall’Agenzia Sir - facciamo nostre le parole di Papa Francesco e alziamo le nostre voci per gridare: ‘No alla guerra e alla strategia del terrore’ (Messaggio per il 1° gennaio 2019)”.
“Denunciamo - prosegue monsignor Rueda - come nemici della vita umana nel Cauca: l’indifferenza, il risentimento, la polarizzazione, il terrorismo, il narcotraffico, la corruzione, l’abbandono dello Stato, la controcultura del terrore e della minaccia”.

Afferrare la speranza per continuare a vivere

Viene rivolto, dunque, “un appello a tutti gli abitanti dei nostri territori rurali e urbani nel Cauca, perché riaffermiamo la nostra convinzione e il nostro impegno nella difesa della vita umana, che è unica, sacra e che deve sempre essere protetta”. Perciò, afferma l’arcivescovo, “assieme alla nostra solidarietà, denunciamo tutti i distruttori della vita”. Qui “è in gioco il maggiore patrimonio che è ciascun essere umano, è minacciata la casa comune, si sta deteriorando la democrazia. È ora di passare ai fatti che siano in grado di articolare la vitalità della società civile e dello Stato. È ora di riconciliarci per rafforzarci nel lavoro per la pace. È ora di una politica e di un’economia a servizio della vita e della pace”, conclude monsignor Rueda. “È ora di una spiritualità liberatrice che costruisca unità. È ora di afferrare la speranza per continuare a vivere”.

 

04 settembre 2019, 13:28