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Sos Mediterranee e Msf chiedono un porto sicuro per migranti sulla Ocean Viking

A bordo della Ocean Viking sono presenti 356 migranti salvati in acque libiche dalla nave gestita congiuntamente dalle ong Sos Mediterranee e Medici senza Frontiere. Open Arms verso Lampedusa, dopo la sospensione del divieto disposta dal Tar del Lazio

Eugenio Serra – Città del Vaticano

Alle 356 persone a bordo della Ocean Viking, si aggiungono altre 151 accolte dalla Open Arms. In totale sono più di 500 le persone in attesa nel Mediterraneo di sbarcare in un porto sicuro. Ieri Medici senza Frontiere e Sos Mediterranée hanno chiesto in un comunicato congiunto che le autorità maltesi e italiane assumano il coordinamento e aiutino a individuare un porto sicuro dove sbarcare le persone soccorse dalla loro nave. Intanto, il Tar del Lazio ha disposto la sospensione del divieto d'ingresso per Open Arms nelle acque territoriali italiane. L'imbarcazione naviga verso Lampedusa, scortata da due navi della marina militare italiana. A Vatican News la testimonianza di Avra Fialas, responsabile della comunicazione per Sos Mediterranee, attualmente a bordo della nave Ocean Viking:

Ascolta l'intervista a Avra Fialas

Qual'è il punto della situazione nella nave Ocean Vikings?

R. - La situazione attuale sulla Ocean Viking, la nave di Sos Méditerranée e Medici senza Frontiere, è abbastanza stabile. Purtroppo oggi c’è un po’ di maltempo, infatti ci sono stati casi di mal di mare. Le persone a bordo sono 356. Abbiamo acqua e cibo a sufficienza. Ma questa condizione delle persone a bordo, secondo la legge internazionale marittima, deve essere considerata temporanea. Quindi abbiamo fatto appello, già dal primo soccorso, alle autorità libiche, visto che ci trovavamo nella zona di ricerca e di soccorso libico. Le autorità libiche, dopo diversi tentativi, ci hanno risposto di portare le persone a Tripoli. Noi abbiamo risposto che non potevamo accogliere la richiesta perché va contro la legge internazionale e umanitaria e di indicarci un’alternativa. Le autorità libiche hanno risposto di nuovo ieri ripetendoci la stessa richiesta, e noi abbiamo risposto di no.

Abbiamo letto il vostro appello in cui chiedete che le autorità maltesi e italiane assumano il coordinamento e aiutino a individuare un porto sicuro dove sbarcare le persone soccorse. Si sta muovendo qualcosa?

R. - Abbiamo fatto appello alle autorità marittime maltesi e italiane per aiutarci nel coordinamento. Purtroppo abbiamo ricevuto soltanto una risposta negativa da parte delle autorità maltesi e, da quelle italiane, ancora nessuna risposta.

Quante operazioni di salvataggio avete effettuato fino ad oggi?

Le operazioni di salvataggio effettuate fino ad oggi sono quattro. I primi 3 salvataggi sono stati abbastanza sicuri, senza complicazioni. L’ultimo salvataggio, di lunedì 12 agosto, è stato abbastanza critico perché il barcone era sovraffollato e quando i nostri soccorritori hanno distribuito i giubbotti di salvataggio, a un certo punto, si è rotto il gommone con la conseguenza di avere delle persone in acqua. Fortunatamente avevano i giubbotti di salvataggio e si è potuta gestire la situazione e salvare tutte le centocinque persone che erano a bordo e riportarle tutte in sicurezza sulla Ocean Viking.

Qual è la condizione dei migranti sulla nave Ocean Viking?

R. - Le condizioni delle persone che abbiamo soccorso sono abbastanza stabili. Non abbiamo nessuna emergenza medica, quindi non c’è nessun caso critico. Purtroppo ci sono infezioni della pelle di queste persone. I nostri dottori di Medici senza Frontiere hanno visto tanti segni di tortura e hanno raccolto testimonianze. Una gran parte delle persone che abbiamo soccorso sono minorenni non accompagnati, questo è il grande problema. Su 356 persone a bordo, circa il 26% sono minorenni non accompagnati. Abbiamo saputo da queste persone che provengono da condizioni molto dure in Libia, nei centri di detenzione e anche in centri che sono stati bombardati e attaccati negli ultimi mesi a Tripoli.

Dove vi state dirigendo attualmente?

R. - Ci siamo diretti verso nord, per aspettare che qualcuno dei Paesi competenti, in zona, ci aiuti nel coordinamento e ci indichi un luogo sicuro per sbarcare queste persone. Anche se la situazione in questo momento, non una delle peggiori, è temporanea. Quindi la gente dovrebbe essere sbarcata in un luogo sicuro secondo la legge marittima internazionale, il più presto possibile. Dopo tutte le sofferenze che hanno subito le persone a bordo, non vogliamo che continui, per loro, un’ennesima sofferenza.

Qual è lo stato d’animo dei migranti all’interno della nave?

R. - La gente è abbastanza calma. Noi distribuiamo cibo, cerchiamo di organizzare anche delle attività. Cerchiamo di tenerli attivi. Parliamo con loro, siamo qua per questo. Hanno bisogno di parlare, di esprimersi, di scherzare e di ridere, e noi siamo qui per questo.

Ultimo aggiornamento ore 19:28

14 agosto 2019, 16:34