Cerca

files-ssudan-conflict-aid-food-1519653792583.jpg

Medici con l’Africa Cuamm, riparte il corso per ostetriche in Sud Sudan

Ricomincia la scuola per ostetriche in Sud Sudan gestita dalla Ong: Medici con l’Africa Cuamm. Si punta sulla salute delle donne per lo sviluppo e la pace nel Paese

Eugenio Serra – Città del Vaticano

Dopo il primo ciclo di studi tenuto tra il 2014 e il 2017, il secondo ciclo è stato reso possibile grazie alla rinnovata collaborazione tra il Ministero della salute nazionale sud-sudanese e Medici con l’Africa Cuamm. Quest’anno sono 20 gli iscritti alla scuola: 12 uomini e 8 donne, di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Da circa cinque mesi i giovani studenti seguono le lezioni nella scuola, che si chiama “A Lui”, e da poco hanno iniziato il primo tirocinio nell’ospedale collegato che si trova nella città di Lui nello Stato di Amadi, uno dei 28 Stati del Sud Sudan. La scuola e la clinica sono coordinate dal 2009 dall’organizzazione non governativa, Medici con L’Africa Cuamm, che lavora per la promozione e per la tutela della salute delle popolazioni africane.

Il valore simbolico della riapertura della scuola

La ripresa delle attività della scuola per ostetriche è un segnale importante per lo sviluppo del Sud Sudan: un Paese che negli ultimi anni ha sofferto per l’instabilità politica, gli scontri interni e la crisi alimentare. Ad oggi in Sud Sudan muoiono di parto 789 donne ogni 100.000 nuovi nati, anche perché c’è appena un’ostetrica ogni 20.000 donne che partoriscono.

Il lavoro delle équipe dei Medici con l’Africa Cuamm

Nel 2018, le strutture sanitarie seguite dalla Ong hanno garantito quasi centomila visite ambulatoriali, oltre settemila visite prenatali e quasi 1.200 parti assistiti. Medici con l’Africa Cuamm è presente in Sud Sudan con 1.655 operatori in 145 strutture sanitarie, di cui cinque ospedali. L’organizzazione sanitaria ha effettuato nel 2018 oltre 81.000 visite prenatali e 20.000 parti. A Vatican News l’intervista con don Dante Carraro, direttore di Medici con l'Africa Cuamm.

Ascolta l'intervista a don Dante Carraro

Come nasce l’idea di una scuola per ostetriche nello Stato di Amadi, in Sud Sudan?

R. – È un Paese che ha gravi problemi sanitari, specie nell’ambito materno. Nell’assistenza al parto abbiamo situazioni gravissime, e una delle cause è il numero insufficiente di ostetriche. Di fronte a un problema così drammatico devi investire nel personale locale, e quindi da lì nasce la proposta di creare una scuola per ostetriche, che formi personale locale che assista le mamme nel parto.

Possiamo considerare l'ospedale un laboratorio di dialogo tra studenti di etnie diverse?

R. – I 20 nuovi studenti di quest’anno che partecipano al corso di formazione triennale vengono da regioni diverse nel Sud Sudan. Nella scuola vivono etnie diverse. La scuola diventa un piccolo laboratorio di dialogo tra etnie diverse, e sappiamo quanto siano importanti in Sud Sudan queste esperienze in cui si sperimenta l’incontro. In un Paese che vive una situazione di insicurezza sociale a causa di due etnie dominanti che si attaccano reciprocamente, un luogo nel quale giovani di etnie diverse si mettono insieme, studiano insieme per diventare ostetriche e servire il Paese, è un elemento importantissimo.

La scuola per ostetriche rappresenta un'esperienza di rinascita del Sud Sudan?

R. – Assolutamente sì. Questo è il cammino che vogliamo percorrere, che il Sud Sudan vuole percorrere. Nel Paese ci sono difficoltà di tantissima natura, i giovani non hanno prospettive. Quando un giovane non ha prospettive le cerca altrove, scappa. Un milione di loro è scappato verso il Ghana, un altro mezzo milione verso l’Etiopia. Poter dare a questi giovani una prospettiva di futuro, diventa una meraviglia, una gioia, una carica enorme di motivazione. Nel 2017 si sono laureate le prime 20 ostetriche nella scuola di Lui, e una di queste che si è laureata, sud sudanese, mi guarda e mi dice: “Prima di studiare, io pensavo di scappare per trovare lavoro. Adesso che sono ostetrica e posso lavorare nei nostri ospedali, nell’ospedale del mio Paese, sento che sto facendo la mia parte, sono orgogliosa”. Ecco il futuro che dobbiamo costruire.

Che cosa l’ha meravigliata di più di questa scuola da quando è iniziata?

R. – Nel Paese ci sono situazioni difficili dal punto di vista sanitario e sociale. Ma sentire la forza, la voglia, l'entusiasmo contagioso di questi giovani e vedere la loro dedizione e la determinazione nel voler costruire un futuro diverso, questa è la cosa che più mi porto dentro, un sentimento che fa bene anche a noi.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

28 agosto 2019, 15:59