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"Puntare in alto": a Tonadico una testimonianza di unità per l'Europa

Si terrà sulle montagne del Trentino, tra luglio e agosto, la prima Mariapoli europea organizzata dal Movimento dei Focolari. A 70 anni dall'esperienza di Vangelo vissuto nella quotidianità di un periodo di ferie, da Chiara Lubich e l'iniziale comunità dei Focolari, l'evento vuol inviare un messaggio di fraternità in un tempo segnato da divisioni

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Sullo sfondo di un’Europa sempre più frammentata, il Movimento dei Focolari lancia quest’estate una sfida all’unità, promuovendo la prima Mariapoli europea dal titolo: “Puntare in alto”. Si terrà a Tonadico, sulle Dolomiti, dal 14 luglio all’11 agosto, con la partecipazione di persone provenienti da tutti i Paesi europei. Proprio a Tonadico si era tenuta la prima Mariapoli (città di Maria) in assoluto, settant'anni fa, agli inizi del Movimento fondato da Chiara Lubich. Così da sempre, tra i focolarini, si indica una forma di convivenza temporanea originale, nata come periodo di vacanza, in cui le persone che vi partecipano cercano di costruire un tipo di società basata sulla fraternità e sull'amore reciproco.

Una grande adesione all'iniziativa da tutta l'Europa

Appena diffusa la notizia dell’iniziativa, in poche settimane, le prenotazioni alla Mariapoli europea hanno superato di gran lunga i posti disponibili scovati presso alberghi, istituti religiosi, case e appartamenti per un raggio di trenta chilometri: 2500 posti in totale nelle quattro settimane dell’evento.
“Abbiamo fatto molto per accogliere quante più persone possibile", dice Peter Forst, uno dei responsabili della manifestazione, aggiungendo: “È stato un compito arduo ma siamo soddisfatti nel vedere così tanto entusiasmo”. 

Maria Voce: giorni di Paradiso

Intanto un team con componenti di tutta l'Europa sta già “sperimentando” la Mariapoli, nel preparare il programma delle 4 settimane in cui si alterneranno periodi di approfondimento e di scambio, workshop e forum. Ma anche passeggiate, escursioni e diversi eventi culturali, con la possibilità di scoprire meglio l'esperienza particolare che Chiara Lubich, visse nell'estate del 1949, proprio a Tonadico. Maria Voce, attuale presidente del Movimento dei Focolari, aveva partecipato a quella del 1959 e ai microfoni di Vatican News descrive la sua esperienza e cosa fossero quelle Mariapoli sulle montagne del Trentino:

R. – La prima Mariapoli è stata fatta nel 1949 per un periodo di vacanze che Chiara ha iniziato con il primo gruppo di focolarine e focolarini, tra cui era presente anche il primo focolarino sposato, il deputato Igino Giordani e in questo che voleva essere un periodo di riposo, lo Spirito Santo ha fatto a Chiara e a loro dei doni particolari di luce. Per cui, hanno avuto un’esperienza che è stata senz’altro umana ma anche profondamente spirituale – si potrebbe dire mistica – che li ha fatti vivere in una condizione particolare: una vita di amore reciproco, di amore evangelico vissuto a pieno, per cui alla fine avevano proprio l’impressione di aver passato un’estate in Paradiso. Da questa prima Mariapoli sono poi nate le altre. Queste convivenze sono fatte dall’umanità più varia: giovani e adulti, laici e sacerdoti, di religione cattolica o non cattolica, o senza religione. Chiunque può partecipare purché accetti di vivere questa legge dell’amore reciproco. Questo è stato sempre il senso di tutte le Mariapoli.

Anche lei ha partecipato alla Mariapoli in Trentino nel 1959, e lì ha conosciuto anche Chiara Lubich: che cosa sono stati per lei quegli incontri e quei giorni vissuti lassù?

R. – Sono stati giorni di incanto direi, giorni in cui mancavano le cose più elementari dal punto di vista materiale, per cui magari non c’erano i piatti per tutti, i materassi, i letti per tutti, ma in cui c’era un tale amore scambievole che si condivideva tutto, si superavano allegramente le difficoltà e soprattutto si sperimentava che cosa vuol dire essere pronti a dare la vita l’uno per l’altro, al di là di qualsiasi differenza. E questo è stato per me molto forte: la conoscenza di Chiara… L’avevo già vista anche precedentemente, ma è stato in quel momento per me come un sentirmi parte della sua famiglia e riconoscere in lei la fonte di questa vita di famiglia.

Ascolta l'intervista a Maria Voce

Venendo alla Mariapoli europea in preparazione per quest'estate, che cosa vuol essere e perché è stata pensata?

R. – È stata pensata per il desiderio dei popoli europei, delle persone dell’Europa che vivono la spiritualità del Movimento dei focolari e che hanno sentito il bisogno di incontrarsi insieme una volta, proprio per testimoniare che questo cammino di unità, che in certi momenti l’Europa sembra fare con tanta fatica, diventa possibile se si mette alla base questo comando dell’amore reciproco. E la Mariapoli europea vuole essere proprio questa testimonianza: vuole essere uno stimolo, un aiuto, un esempio anche per gli altri popoli della terra, di una umanità che può vivere la fratellanza universale.

Ecco, ma qual è la vita di un "mariapolita" una volta sceso dalla montagna? Quale è l’impegno a cui ciascuno è invitato?

R. – Quello di testimoniare nel lavoro, negli ambienti sociali dove opera, questa possibilità di vivere integralmente la vita evangelica o almeno i valori che questa vita porta, che sono la solidarietà, l’attenzione all’altro, il rispetto della dignità umana. Tutto questo chiunque lo può vivere e io credo che qualunque uomo ne senta il bisogno, perché qualunque uomo ha bisogno di amare e di essere amato, per cui sente anche che può fare qualcosa per realizzarlo con gli altri.

Il carisma che Dio ha donato a Chiara Lubich è quello dell’unità, ma Chiara non ha mai dubitato nella sua realizzazione? Insomma, il mondo unito ci sarà un giorno?

R. – Io penso proprio di sì, credo che ci sarà perché credo che non può essere non esaudita una preghiera fatta da Gesù. Gesù ha chiesto al Padre che tutti siano uno: un giorno tutti saranno uno. Noi non sappiamo quale sarà questo giorno, non sappiamo quali strade Dio sta pensando per arrivare a questa unità. A noi tocca fare il nostro passo per realizzare quel minimo di unità possibile oggi, quindi l’unità nella nostra famiglia, nel nostro posto di lavoro, con il migrante che viene a bussare alla nostra porta. E facendo questo primo piccolo passo siamo sicuri di contribuire alla realizzazione di questo, che può sembrare una utopia ma che non lo è perché lo ha desiderato Dio.

Sperimentare l'unità nella diversità

“Un’impresa impegnativa, una testimonianza per l'unità di tutta l'Europa", descrive la Mariapoli Viliam Karas, della Slovacchia, uno dei membri del comitato internazionale di coordinamento che ai nostri microfoni parla del programma pensato tenendo conto che i partecipanti arriveranno da 35 Paesi diversi. L'impegno è realizzare un evento che sottolinei la bellezza del Continente europeo in tutta la sua diversità, spiega ai nostri microfoni:    

R. – Prima di tutto, è per noi anche un’esperienza abbastanza nuova, perché per la prima volta organizziamo una Mariapoli europea, che vorremmo davvero rispecchi un po’ la situazione e anche l’Europa come tale. Avremo partecipanti dalla Russia al Portogallo, dalla Grecia all’Inghilterra, dall'Islanda a Malta. Cerchiamo di fare in modo che anche nei lavori di preparazione siano presenti tutti questi Paesi e questa gente che arriva, così da accontentare con il programma tutti i partecipanti.

Ascolta l'intervista a Viliam Karas

Il titolo è “Puntare in alto”, ma ci sono tanti modi per puntare in alto. Questa Mariapoli sarà anche una vacanza…

R. – La Mariapoli è proprio la città di Maria: è una città “temporanea” come noi la chiamiamo, basata sulla fraternità e sul rispetto reciproco. Allora, anche il programma vuole proprio aiutare tutti a rientrare in questo gioco di fratellanza, anche facendo una gita, un corso, un workshop. Faremo un seminario, con diversi temi anche culturali, ma sarà anche un’opportunità per fare delle passeggiate. Poi si faranno anche preghiere, celebrazioni: cerchiamo anche di andare in profondità per riscoprire la spiritualità del Movimento dei Focolari.

Dalla Slovacchia come si vive in questo momento l’Europa, le tensioni che ci sono, tante divisioni che emergono?

R. – Da noi è proprio come avviene negli altri Paesi: ci sono le stesse sfide, le stesse paure. Ma dall’altra parte anche il fatto di essere un Paese abbastanza giovane, a livello di sovranità, come Stato, ci dà tanta speranza di poter cambiare le cose, di portarle avanti e di essere anche al servizio dell’Europa anche come Paese.

E la speranza per questa Mariapoli è che chi verrà potrà poi portare nel proprio Paese uno spirito di maggiore fraternità…

R. – Sì, la nostra speranza è proprio di riscoprire la fraternità e vedere questa diversità tra noi non come un ostacolo ma proprio come una opportunità.

Tutta l’Europa si trova ad esempio di fronte al tema dell’immigrazione e le risposte sono diverse. Sarebbe bello che – chissà – magari anche da questa Mariapoli uscisse un appello comune anche alla politica…

R. – Sì, ma secondo me l’importante non è neanche la soluzione pratica, ma trovare la fiducia l’uno nell’altro, avere il coraggio di ascoltarsi e di continuare, di non mollare mai. Questo è secondo me la più grande sfida e il più grande dono che possiamo offrire agli altri.

10 luglio 2019, 10:00