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"Scrivo all'amico": presentato il carteggio Montini - La Pira degli anni "50

L’epistolario, per la prima volta a disposizione dei lettori, getta una luce nuova sugli anni "50 grazie allo sguardo di due amici e ferventi cattolici in sintonia profonda. Il lavoro nasce dall’impegno dell’Istituto Paolo VI di Brescia, custode della memoria del Pontefice, della Fondazione Giorgio La Pira e dell’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose. L’edizione critica è curata da Maria Chiara Rioli e Giuseppe Emiliano Bonura, borsisti dell’Istituto Sangalli

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Una "catena di amore e di misericordia": così Giorgio La Pira, politico, docente universitario e terziario francescano e domenicano, definisce in una delle sue lettere a Giovan Battista Montini, la loro lunga storia di amicizia, iniziata negli anni "20 nei circoli dell'Azione cattolica e proseguita fino alla morte del sindaco di Firenze, nel 1977, un anno prima della scomparsa anche di colui il quale intanto era diventato Papa col nome di Paolo VI.

Relatori alla presentazione dell'edizione critica
Relatori alla presentazione dell'edizione critica

Quello presentato al pubblico è un epistolario in gran parte inedito, ma soprattutto un dialogo a distanza che unisce appunto, nel cuore degli anni "50, esattamente tra il 1951 e il 1963 - fatta eccezione per due lettere del 1930 e del 1944 - l'allora sindaco di Firenze e l'arcivescovo di Milano, poi cardinale e Sostituto della Segreteria di Stato. Il periodo precedente consta di poche lettere, mentre quello successivo è già ampiamente noto. Questi dodici anni centrali sono complessi e ricchi di avvenimenti: la Guerra fredda, il disastro del Vietnam, il contrasto Urss -Cina, cortine e muri. Poi l'Italia col dopoguerra difficile: dalla crisi del sistema industriale degli anni ’50 - con il caso della fiorentina “Pignone”, all’affermarsi di una volontà di pace oggetto dei convegni fiorentini proposti da La Pira a Firenze, dai problemi legati all'emigrazione verso il nord, all'urbanizzazione con disagi specie per le fasce più deboli. 

Stili diversi ma fede comune

Complessivamente emerge una consonanza sostanziale tra i due basata sull'amore comune alla Chiesa, l'intensa spiritualità anche se diversamente vissuta, l'attenzione agli avvenimenti alla luce di un piano provvidenziale che occorre pian piano decifrare. Poche le dissonanze dovute alla diversa psicologia e alla lettura degli avvenimenti. A marcare le due personalità uno stile diversissimo, come spiega uno dei curatori dell'edizione critica- insieme a Maria Chiara Rioli - Giuseppe Emiliano Bonura.

La Pira- Montini: due caratteri in due stili

Sobrio, pacato, introverso, misurato Giovan Battista Montini, sempre molto impegnato e "costretto" anche dall'incarico alla Segreteria di Stato, ad un certo tenore espressivo. L'altro, La Pira, estroverso, effervescente, abbondante anzi "fluviale" e immaginifico con i suoi sogni e le sue visioni su Firenze, i popoli, la pace e il dialogo."Ingenuo" si definiva. La Pira scriveva anche di notte", spiega Bonura, "per fortuna la sua segretaria fidata dattiloscriveva tutti i testi altrimenti difficili da decifrare;mentre Montini preferiva trascrivere tutto a mano nonostante poi il protocollo vaticano. Frequente in entrambi, specie nei momenti contingenti più difficili,  il riferimento alla luce dello Spirito Santo o alla protezione del Signore e di Maria, la "Madonnina" nelle parole del sindaco di Firenze". 

Ascolta l'intervista a Emiliano Bonura

Tra i due, dice ancora il curatore a Vatican News, un rapporto di stima profondo: "Montini non ha mai strigliato la Pira nei momenti di dissenso - osserva Bonura - ma spesso lo consigliava su come rapportarsi agli eventi. Lo consigliava senza bacchettarlo e La Pira accettava e rilanciava, sempre con un rapporto tra quasi coetanei, nonostante La Pira fosse reverente e Montini stimasse La Pira. Ma era una rapporto sostanzialemente tra pari, tra amici appunto".

Ottimismo e realismo

Leggendo le lettere emergono dunque due caratteri e modi di vivere:  “Ottimismo contro realismo” si potrebbe dire? "Improprio fare di questa dialettica che non è mai opposizione frontale la chiave di lettura di questo epistolario: né La Pira mancava di realismo né Montini di capacità di apertura al nuovo, come di lì a pochi anni sarebbe divenuto chiaro con il suo decisivo apporto da pontefice alla conclusione e poi all’attuazione del Concilio Vaticano II. E tuttavia il dialogo a distanza riflesso nel presente epistolario sembra preannunziare le difficoltà che la Chiesa avrebbe incontrato, a partire dal Concilio per non trasformare in rottura la dialettica, fattasi acutissima dopo il Concilio, fra “innovatori” e “tradizionalisti”. Così lascia intravvedere, nella prefazione all'edizione critica del carteggio, Giorgio Campanini. In realtà, spiega a Vatican News, il professor Maurizio Sangalli, Presidente dell’Istituto Sangalli, uno degli Archivi a cui hanno attinto i curatori per il loro lavoro , "si parla di sobrietà di Montini, che non è stato un sognatore, ma è stato sempre dotato della grande speranza che le visioni, le fantasie di La Pira si potessero prima o poi avverare". 

Ascolta l'intervista a Maurizio Sangalli

"Entrambi - prosegue Sangalli - li definirei progressisti : non a caso La Pira dice di essere preso di mira per la vicinanza a Fanfani e scrivendo a Montini dice ma anche lei eccellenza non è mai stato esente da polemiche da parte dell'ala più conservatrice della Chiesa. C'è dunque, ritengo, tra i due, una consonanza di vedute anche da questo punto di vista" .

Sangalli: luce nuova sugli anni "50

Fonti e lavoro critico

L ’epistolario da oggi a disposizione dei lettori nasce grazie all’impegno dell’Istituto Paolo VI di Brescia, custode della memoria del Pontefice, della Fondazione Giorgio La Pira e dell’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose, entrambe istituzioni con sede in Firenze. L’edizione critica  curata da Maria Chiara Rioli e Giuseppe Emiliano Bonura, borsisti dell’Istituto Sangalli, ha visto attingere documenti trascritti e commentati principalmente da due archivi: il ricchissimo deposito documentario conservato presso la Fondazione Giorgio La Pira a Firenze e le oltre 400 cartelle che compongono il fondo documentario dei quasi nove anni dell’episcopato montiniano, contenute all’interno dell’Archivio della curia arcivescovile di Milano. Inoltre, la consultazione dell’Archivio, costituitosi presso l’Istituto Paolo VI di Concesio (Bs) sulla base di importanti donazioni documentarie effettuate in particolare dalla Santa Sede e dalla famiglia Montini, ha permesso l’integrazione di alcune lettere. All’Istituto Paolo VI è spettato il compito di procedere alla redazione e alla stampa del volume, pubblicato nei ‘Quaderni dell’Istituto’ della casa editrice Studium di Roma, grazie ad un’opera attenta e puntigliosa da parte del comitato di redazione.

 

06 giugno 2019, 18:16