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Editing genetico: saremo davvero tutti perfetti?

Le nuove tecniche d’ingegneria genetica al centro del Convegno nazionale a Roma dell’Associazione Scienza e Vita. Saperi scientifici e saperi etici a confronto. Intervista con il presidente Alberto Gambino

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Non è un tema per addetti ai lavori ma una questione urgente da affrontare, da capire e su cui prendere decisioni per il futuro dell’umanità. Le nuove tecniche dell’ingegneria genetica prospettano un futuro di perfezione, senza malattie. Sarà davvero cosi? Con quali reali opportunità e con quali rischi?

Tante incognite da sciogliere

Di questo si parlerà a partire da oggi a Roma nel Convegno nazionale dell’Associazione Scienza e Vita, che sarà ospitato nel Centro Congressi Auditorium Aurelia, con la partecipazione di esperti di varie discipline scientifiche ed umanistiche, chiamati a confrontarsi per un’intera giornata sull’editing genetico e sui possibili sviluppi sanitari e terapeutici, con risvolti economici ed implicazioni etiche, normative e perfino antropologiche.

In gioco l’identità degli esseri umani

Se finora il dibattito scientifico e pubblico aveva registrato grandi entusiasmi sui risultati raggiunti e sulle possibilità future dell’ingegneria genetica, è tempo di riflettere con attenzione sulle conseguenze, considerando gli effetti collaterali e valutando tutti i rischi, spiega il giurista Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita:

Ascolta l'ntervista ad Alberto Gambino

R. – E’ giunto il momento di preoccuparci perché sull’editing genetico si è già andati molto avanti e i profili per noi più ‘cruciali’ riguardano l’utilizzo di embrioni, il che implica risvolti etici davvero enormi e i profili che toccano la nostra identità soggettiva, quella di ogni essere umano e quindi interessano il futuro dell’umanità, verso l’idea di un uomo sempre più perfetto, che in qualche modo non abbia ‘difetti’ - ritenuti tali oggi - e che magari un domani si vada verso una perfezione pensando che in qualche modo ci sia una natura che possa essere ricreata artificialmente.

Come favorire lo sviluppo di queste tecnologie e al tempo stesso metterci al riparo da abusi incontrollabili negli esiti finali?

R. – Si possono favorire positivamente queste tecnologie intanto con competenze molto qualificate. Nel nostro Convegno avremo esperti di bioingegneria, medici, autorevoli autori nell’ambito dell’editing genetico, perché crediamo che con la competenza certamente si limitano gli abusi in questi settori. Ed avremo anche tra i relatori tanti esperti di antropologia, bioeticisti, perché queste sono materie sensibili, dove s’intrecciano saperi scientifici e saperi etici, pervasi da un orizzonte di moralità, che non possono sfuggire a queste interazioni. Allora proprio per evitare ‘fughe in avanti’, che poi segnano anche contraddizioni nel futuro dell’umanità, occorre sempre radicarle all’interno di un’etica, che è anche una salvaguardia per la democrazia, facciamo attenzione perché dietro i principi di uguaglianza, di libertà, c’è una profonda aderenza alla dignità di ogni essere umano e qui parliamo di esseri umani, perché quando parliamo di editing genetico, ci rivolgiamo alle prospettive più intime, più significative dell’identità umana e, in questo senso, per scongiurare derive bisogna ancorarsi anche a profili etici.

E’ una questione urgente da dibattere anche nell’opinione pubblica?

R. – Certamente, sì, facendo attenzione che nell’opinione pubblica il dibattito sia sempre fatto ad altissimo livello scientifico. Quello che con Scienza e Vita stiamo cercando di fare è mettere in dialogo i grandi esperti della materia a livello mondiale - basta scorrere il panel dei relatori - con i valori rappresentati da quegli studiosi che vanno a fondo ai problemi, potremmo dire che cerchiamo di mettere vicini in colloquio i saperi verticali, che studiano l’animo umano, la trascendenza, la filosofia, con i saperi orizzontali, che si occupano dell’umanità da un punto di vista fisiologico e del vivere quotidiano e comprendono anche le scienze sociali. Allora certamente il dibattito deve essere a 360 gradi per informare la cittadinanza eppure deve essere guidato da grandi competenze scientifiche e anche, in questo caso, da validi bioeticisti che abbiano le idee chiare in proposito.

Ultimo aggiornamento 24.05.19 ore 15.17

23 maggio 2019, 14:41