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Carcere. Premio "Sulle ali della libertà" ad un detenuto di Rossano Calabro

Francesco Argentieri ha vinto la seconda edizione con la tesi di sociologia: "La sfera pubblica: il carcere come progetto sociale". A Roma la cerimonia di consegna dell’onorificenza. L’iniziativa è promossa dall'Associazione “Isola Solidale”

Davide Dionisi - Città del Vaticano

Si chiama Francesco Argentieri ed attualmente è ospite della Casa circondariale di Rossano Calabro, in provincia di Cosenza. Conseguendo una laurea in sociologia con la tesi su "La sfera pubblica: il carcere come progetto sociale" ha vinto la seconda edizione del premio nazionale “Sulle ali della libertà”, l’iniziativa promossa e ideata dall'Associazione Isola Solidale, che a Roma da oltre 50 anni aiuta i detenuti in difficoltà.

Tredici in tutto gli elaborati arrivati da diversi istituti di pena, valutati da una commissione presieduta da Mons. Paolo Lojudice, neo Arcivescovo di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino e da Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio.

Alla cerimonia il vincitore non ha preso parte ma ha fatto sapere che il premio (un buono di mille euro) lo utilizzerà per acquistare testi universitari e volumi che andranno ad arricchire la sua biblioteca. “Le mie letture preferite sono i romanzi, perché oltre ad essere un sognatore, questi libri mi permettono di evadere mentalmente” ha commentato Francesco Argentieri. “L'istruzione in carcere può essere l'inizio di una nuova avventura che può migliorare il reo, facendolo confrontare con nuove realtà e nuove prospettive didattiche" ha aggiunto.

Chi si trova in carcere, pensa con rimpianto o con rimorso ai giorni in cui era libero, e subisce con pesantezza un tempo presente che non sembra passare mai. All'umana esigenza di raggiungere un equilibrio interiore anche in questa situazione difficile può recare un aiuto determinante la lettura e la scrittura.

“L’anno scorso” ha detto Alessandro Pinna, presidente dell’Isola Solidale “il vincitore della prima edizione ricevendo il premio ha sottolineato che la cultura rende liberi. È per questo che abbiamo scelto di proseguire con questa nostra iniziativa e intendiamo farlo ancora per tanti anni. Se i detenuti potessero trascorrere il tempo del carcere a formarsi e a studiare per prendere un titolo di studio, sicuramente uscirebbero più facilmente da quei circuiti che li hanno portati a delinquere” ha aggiunto.

Sulle ali della libertà ha confermato che l’approccio con la cultura in carcere agevola e favorisce qualsiasi progetto di rieducazione, recupero e reinserimento.

Reinserimento che deve cominciare da prima che il detenuto esca dal carcere. Una volta uscito, poi, le istituzioni, il volontariato, ma anche le Regioni e gli enti locali devono cooperare affinché il percorso riabilitativo in carcere non sia vanificato dal nulla che si trova fuori'.

Mons. Lojudice si è detto convinto che la cultura, quando varca le porte del carcere, aiuta a riflettere su se stessi e sulla propria vita. Una sorta di “ponte” tra l'esterno e l'interno che permette ai cittadini che stanno fuori di capire cosa succede all'interno del carcere. Obiettivo dev'essere quello di un istituto a misura d'uomo''.

Ascolta l'intervista a Mons. Lojudice

Il concorso ha ottenuto la medaglia di rappresentanza dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Alla cerimonia, tenutasi a Palazzo Altieri, ha partecipato Alessandra Troncanelli, assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio, Daniele Frongia, assessore allo Sport e alle politiche giovanili di Roma Capitale, Gabriella Stramaccioni, garante dei detenuti di Roma Capitale, la senatrice Valeria Fedeli e i deputati Beatrice Lorenzin e Cosimo Ferri.

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Premio "Sulle ali della libertà"
15 maggio 2019, 16:00