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Yemen - Emergenza colera Yemen - Emergenza colera  (ANSA)

Yemen: nuova emergenza colera. Si rischia una catastrofe

Secondo Oxfam i casi nell’ultimo mese sono raddoppiati. In tre anni più di 3mila persone sono morte a causa del colera, oltre un milione i contagi. Scarsità di acqua e mancanza di igiene le cause principali dell’epidemia

Andrea De Angelis – Eliana Astorri – Città del Vaticano

Il picco dell’epidemia di colera fu raggiunto nel giugno del 2017, con una media di circa 7mila nuovi casi sospetti identificati al giorno. Numeri che portarono l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definirla “la più grave epidemia di colera della storia”. Oggi quel dramma rischia di ripetersi. Oxfam ha infatti calcolato che se i nuovi casi sospetti continueranno a crescere ai ritmi dell’ultimo mese per il resto del 2019, sarà sicuramente superato il picco raggiunto due anni fa.

Scarsità di acqua e mancanza di igiene le cause principali

La malattia può presentarsi anche senza alcun sintomo, in forma lieve o grave. Nella maggior parte dei casi il sintomo classico è la diarrea, con forti dolori all’addome, crampi muscolari e conseguente disidratazione. I fattori di rischio per la malattia sono principalmente due: una scarsa igiene e, soprattutto, una insufficiente disponibilità di acqua potabile. Esistono dei vaccini contro il colera, da assumere per via orale e che garantiscono una protezione per circa sei mesi. Seppur classificato ancora come pandemia, nel mondo il colera è decisamente meno sviluppato rispetto allo scorso secolo, pur vantando numeri ancora drammatici: ogni anno colpisce da un minimo di tre ad un massimo di cinque milioni di persone. Almeno cinquantamila i decessi ogni anno. I bambini sono i soggetti più a rischio, un dato questo confermato proprio nello Yemen, dove ogni giorno sono circa mille i minori contagiati. Eliana Astorri ha sentito il professor Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.

Ascolta l'intervista a Roberto Cauda

“Basta vendere armi, bambini e donne pagano il prezzo più alto”

“Manca l’acqua potabile, ed è sempre più difficile anche per noi fornirla”. La denuncia ai microfoni di Radio Vaticana Italia arriva da Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. “Il conflitto va disinnescato al più presto, deve aumentare la pressione internazionale – aggiunge Pezzati – e deve interrompersi la vendita di armi”. La situazione rischia di peggiorare con l’inizio della stagione delle piogge. “La terra provata da mesi di siccità non riesce a filtrare l’acqua correttamente – spiega l’esponente di Oxfam – e così quella che è una risorsa per la vita rischia di diventare causa di ulteriori morti”.

Ascolta l'intervista a Pezzati

La crisi umanitaria

Almeno venti milioni di persone nello Yemen hanno estremo bisogno di assistenza umanitaria. Proprio Oxfam lo scorso mese ha denunciato come ogni nel Paese a perdere la vita siano tre civili al giorno. Un morto ogni otto ore. Il 90% della popolazione sopravvive grazie agli aiuti umanitari, il che comporta un tasso di mortalità sempre più elevato.
Quasi 14 milioni di yemeniti, questi i numeri drammatici, sono sull’orlo della carestia. A pesare soprattutto la chiusura dei porti principali, teatro di conflitto. In quattro anni sono oltre seimila le vittime e più di tre milioni gli sfollati. Il colera, dinanzi ad un simile scenario, non può dunque che aggravare una crisi umanitaria già in atto.
 

19 aprile 2019, 13:37