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Lo storico incontro tra Kim Jong Un e Moon Jae-in a Panmunjom Lo storico incontro tra Kim Jong Un e Moon Jae-in a Panmunjom 

Pace tra le Coree: sfide e speranze ad un anno da Panmunjom

Quali i passi avanti compiuti in un anno dalla Dichiarazione per la pace e l'unificazione della Penisola Coreana firmata il 27 aprile del 2018? L'analisi politica e lo sguardo ai sentimenti del popolo nelle nostre interviste

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Francesco torna oggi ad esprimere la sua preghiera e la sua vicinanza, come fece un anno fa, alla popolazione della Penisola Coreana, che ha vissuto dall'aprile del 2018 all'insegna della parola pace, "l'argomento più importante nelle nostre vite in quest'anno" come scrisse nel messaggio alla sua comunità, nel Natale scorso,  il card. Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seoul.

Il messaggio del Pontefice arriva infatti nel giorno del primo anniversario dello storico incontro tra il leader del Nord Kim Jong-un e il presidente sud-coreano Moon Jae-in accompagnato da abbracci, sorrisi e strette di mano: era il 27 aprile del 2018 a Panmunjom, nella zona demilitarizzata che divide le due Coree dal 1953 tenendo separate due popolazioni che parlano la stessa lingua e hanno famiglie spezzate da una frontiera sempre a rischio perchè fondata solo su un fragile armistizio. Eppure da allora molto è cambiato: "i passi in avanti non avuto lo stesso clamore di quello storico giorno" dice a Vatican News Nunziante Mastrolia, docente alla Luiss ed esperto dell’area, "ma sono stati tanti, il fatto stesso che si sia aperto un canale di dialogo, che ci siano stati altri incontri, è un passaggio importante per una futura risoluzione della questione coreana. Era una cosa impensabile fino ad allora".

Ascolta l'intervista al prof. Nunziante Mastrolia

Mastrolia ricorda giustamente come si è arrivati a quella data storica e il clima di tensione, di minacce e di paura che aveva toccato livelli oramai intollerabili. Eppure quel giorno, "i due leader - recitava il comunicato congiunto finale del summit - hanno solennemente dichiarato di fronte a 80 milioni di persone della nostra nazione e al mondo intero, che non ci sarà più guerra nella penisola coreana e che una nuova era di pace è cominciata”.  Punti focali di quella dichiarazione, la pace e la denuclearizzazione: "cesseranno tutti gli atti ostili in ogni campo”, era scritto nel comunicato e le due Coree si impegnavano da allora in poi anche a tenere summit trilaterali con gli Stati Uniti, o quadrilateri, con Stati Uniti e Cina, “con l’obiettivo di dichiarare la fine della guerra e stabilire un permanente e solido regime di pace” confermando inoltre,  "l’obiettivo comune di realizzare, attraverso la completa denuclearizzazione, una penisola coreana libera dal nucleare”. 

"Siamo fratelli con lo stesso sangue”, erano state le parole di Kim Jong-un nel discorso al termine del summit, e “non ripeteremo gli errori del passato”. Così è stato almeno per il rapporto tra i due leader, anche se il cammino, che la Chiesa ha sempre accompagnato in questo periodo, resta lungo. In un anno i due - fa notare Mastrolia -  hanno smesso i toni di una volta quando si volevano lanciare testate nucleari uno contro l'altro e hanno tenuto fede agli impegni di incontrarsi periodicamente: "il focus di tutta la situazione però  - sottolinea Mastrolia - non è la politica nord coreana, ma quello che lì accade è riflesso delle relazioni nell'asse Washington- Pechino". 

Nelle parole di Mastrolia dunque l'analisi politica, ma anche il contributo che la Santa Sede e il Papa possono offrire al progresso della pace nella Penisola, così come la tragica situazione di isolamento che ancora segna la vita della popolazione nord coreana, che dalla riunificazione o dalla pace effettiva riceverebbe un enorme beneficio in termini di  prosperità, sviluppo e benessere.

Con il dialogo la pace si avvicina

Ma cosa sente il popolo e come guarda al cammino di questo ultimo anno? Ai microfoni di Vatican News anche la testimonianza di padre Bang Jongwoo, sacerdote coreano a Roma. "Fino a qualche hanno fa vivevamo con la minaccia costante della guerra: quindi sicuramente le cose sono molto cambiate". Le perplessità maggiori oggi riguardano però sia gli equilibri internazionali di potenze come l'America e la Cina che tanto influenzano la Penisola e tutta l'area asiatica, ma anche le effettive intenzioni del leader nord coreano, "i cui programmi" dice il sacerdote "non sono sempre chiari". 

Ascolta l'intervista a padre Bang Jongwoo

Riguardo la vicinanza del Papa e la preghiera per la pace che si è tenuta in Vaticano sotto forma di una Messa nell'ottobre scorso - celebrata dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin alla presenza del presidente della Sud Corea - padre Bang Jongwoo rimarca quanto la popolazione coreana sia legata alla Chiesa e quanto quella celebrazione e l'udienza dal Papa del capo dello Stato sud coreano, abbiano significato: "i coreani pensano che la pace si stia avvicinando provando con pazienza il dialogo".

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27 aprile 2019, 12:00