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Tripoli, funerale in piazza dei Martiri per morti Abu Slim Tripoli, funerale in piazza dei Martiri per morti Abu Slim  (ANSA)

Caos Libia. Trump ad Haftar: costruire stabilità democratica

Colloquio telefonico tra la Casa Bianca ed il generale libico che ribadisce la sua intenzione di voler conquistare Tripoli entro domenica 5 maggio, giorno di inizio del Ramadan

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Il presidente americano Donald Trump ha avuto un colloquio telefonico con il maresciallo libico Khalifa Haftar per discutere gli sforzi antiterrorismo in corso e soprattutto la ''necessità di raggiungere la pace e la stabilità''. Lo afferma la Casa Bianca. ''Il presidente ha riconosciuto il significativo ruolo di Haftar nel combattere il terrorismo, e i due hanno discusso una visione comune per la transizione della Libia verso un sistema politico stabile e democratico''. Una visione che, però, al di là dei contenuti ha anche una forma ed in tal senso vanno lette stamani le dichiarazioni del segretario alla Difesa americano pro-tempore, Pat Shanahan. “Una soluzione militare non è quello di cui la Libia ha bisogno – ha detto -, ma è importante l’appoggio di Haftar nel costruire una stabilità democratica nella regione”.

Migliaia di libici in piazza

Alcune migliaia di persone hanno manifestato venerdì pomeriggio nella piazza centrale della capitale libica contro quella che il governo di Salvezza Nazionale di al Sarraj definisce ‘la vergognosa aggressione militare’ lanciata dalle truppe di Khalifa Haftar. Il dito è puntato contro quei Paesi che sono ritenuti dai manifestanti alleati del generale libico: in primis l’Egitto, ma anche Arabia Saudita e Francia. Numerose le gigantografie con le immagini di civili morti o feriti nelle periferie della capitale, sempre più interessati dai combattimenti, giunti ormai al loro sedicesimo giorno.

Lo spettro di una crisi umanitaria

Le condizioni dei civili sono disperate e agli immigrati provenienti da Sudan, Nigeria, Somalia, Eritrea ed Etiopia si uniscono gli sfollati interni che, secondo le Nazioni Unite, hanno superato le trentamila unità. Il rischio di una grave crisi umanitaria – paventato più volte, tra gli altri dal Presidente del Consiglio italiano Conte – aumenta con il passare dei giorni. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu giovedì sera non è riuscito a trovare, per la seconda volta in due giorni, il compromesso su una bozza di risoluzione elaborata dalla Gran Bretagna che chiedeva un immediato cessate il fuoco e l'impegno per la fine delle ostilità. Una fumata nera definita “frustrante” dalla Germania.

“Trump vuole avere un ruolo in Libia”

“Questa telefonata tradisce la preoccupazione degli Stati Uniti di non avere un ruolo in Libia, Paese strategico per il Mediterraneo e ricco di petrolio”. Commenta così il dialogo tra Trump ed Haftar il sociologo Luciano Ardesi, esperto di Nordafrica, ai microfoni di Radio Vaticana Italia. “Haftar non avrebbe mai lanciato un’offensiva all’inizio di aprile”, o promesso di prendere Tripoli entro l’inizio del Ramadam, “se non avesse avuto il sostegno di potenze internazionali – spiega Ardesi -, quindi gli Usa vogliono assicurarsi di avere voce in capitolo”. Sulla possibile crisi umanitaria, il parere del sociologo è netto: “Non cred0 interessi a qualcuno, del resto va avanti da otto anni…”.

Ascolta l'intervista a Luciano Ardesi

Il bilancio delle vittime

É di almeno 220 morti e 1066 feriti il bilancio finora degli scontri scoppiati in Libia lo scorso 4 aprile. Lo ha reso noto Syed Jaffar Hussain, rappresentante dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in Libia. Tra loro anche donne, bambini e diversi operatori sanitari. Secondo le Nazioni Unite, come detto, il numero degli sfollati a Tripoli ha superato le 30mila unità. Sono migliaia, infine, come sottolineato da diverse organizzazioni internazionali tra cui Oxfam Italia, i migranti intrappolati nei centri di detenzione che si trovano vicinissimi alle zone dove si verificano i combattimenti
 

 

20 aprile 2019, 12:33